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Giovedì, 29 Ott 2026

Poiché ancora conserva una certa posizione nel concerto delle nazioni, ogni tanto l’Italia si coalizza con i suoi alleati storici (quelli, insomma, degli ultimi settant’anni) per compiere operazioni di pace, che si realizzano sempre con qualche guerra.

L’ultima coalizione in cui il nostro paese è entrato, anche se non è stato ben chiarito con quale ruolo, è quella contro l’Isis, cioè i sostenitori del Califfato. Era naturale, perciò, attendersi che l’Italia medesima entrasse nel mirino degli estremisti islamici, che infatti hanno indirizzato subito un messaggio (che voleva essere) shock: ”Prenderemo la vostra Roma, distruggeremo la croce e prenderemo le vostre donne”.

Tutto può accadere, per carità; del resto, non sarebbe la prima volta. Dai primi barbari fino a oggi, Roma ne ha viste tante. Ha finito così per farci il callo, ma meglio sarebbe dire il sarcasmo.

L’aspetto singolare della vicenda sta proprio qui, ossia nell’olimpico distacco e nella sottile ironia con i quali i romani stanno reagendo alla terribile minaccia. Dove è evidente che romano non designa l’appartenenza a un territorio ma una condizione dello spirito, maturata grazia a una storia millenaria.

A parte la croce, forse consapevoli che si scherza con i fanti ma occorre lasciar stare i santi e i simboli connessi, i romani hanno fatto salaci, talora sardonici, commenti sul pericolo che incombe sull’urbe, prendendo equamente di mira i politici, le donne e la stessa città eterna.

Ma i commenti più simpatici sono quelli sulla città di Roma : ”…nun  pijate er raccordo che restate imbottijati”; “nun fate via Nazionale che è piena de buche”; “scegliete un giorno che non c’è lo sciopero”; “tanto restate bloccati dai lavori della metro C”.

Il commento più simpatico di tutti, però, è un misto di Flaiano e Venditti: “Tempo mezz’ora e diventano romani pure loro, se fumano una sigaretta e pensano: vabbè, mo se dovemo mette a taja  capocce ma a chi je va o famo domani”.

Difficile trovare un’altra capitale in cui una minaccia come questa venga vissuta così. Forse è un po’ troppo. O no!?!

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