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Sabato, 04 Apr 2026

italicumNel vecchio continente, di cui anche noi facciamo parte, ci siamo abituati a contare le teste anziché a tagliarle, facendo prevalere la maggioranza sulla minoranza. Sennonché, da qualche tempo a questa parte, il maggior numero non ha più la forza di prima e stiamo assistendo al declino della maggioranza, vale a dire del principio fondante della democrazia.

Si tratta di un processo che si sviluppa simultaneamente dentro e fuori lo Stato. Dentro lo Stato, innanzitutto col prevalere delle élite interne ai partiti e, poi, col neo-contrattualismo, che vede i gruppi sociali contrattare in prima persona con lo Stato; fuori dello Stato, con le decisioni più rilevanti che, per effetto della globalizzazione dei mercati, vengono prese da poteri privati e non più dal potere pubblico. Tutti ormai sanno, infatti, che è il mercato a giudicare i titoli di debito pubblico emessi dagli stati e a condizionare la loro politica finanziaria. Sotto quest’ultimo profilo, poi, giocano un ruolo determinante il Fondo monetario internazionale, la Bce e la Commissione europea, la cosiddetta Troika, come dimostrato dalle recenti vicende della Grecia. Appunto sempre fuori degli stati.

All’interno degli stati, il declino della maggioranza si è trasformato in un vero e proprio deficit di democrazia, dato che le autorità tecnocratiche, più note come “indipendenti”, riescono ormai a sopraffare le autorità politiche. Non solo. Sempre più il Parlamento rinuncia alla funzione legislativa, spesso e volentieri delegata al governo, che, quando si trova in difficoltà, procede a colpi di fiducia. A ciò si aggiunga, infine, il ruolo di primaria importanza nell’adeguamento del diritto alla realtà svolto dalla magistratura, istituzione anch’essa sprovvista di investitura popolare.

Occorre dire, poi, per completezza, di un limite, ribadito dalle moderne Corti costituzionali, intrinseco allo stesso principio di maggioranza e che investe quelle materie che, per la loro natura, sono sottratte a ogni, sia pure unanime, decisione politica, come è il caso dei fondamentali diritti dell’uomo. Ma c’è di più. Ancorché l’attività legislativa sia considerata essenzialmente attività politica e, come tale, insindacabile dai giudici, in sede di giustizia costituzionale si è andato viepiù affermando e consolidando il riesame giurisdizionale delle leggi alla stregua del criterio della ragionevolezza, sicché deve escludersi che la maggioranza possa imporre leggi arbitrarie, incongrue e incoerenti.

L’eclisse della maggioranza è confermata, da ultimo, anche dal testo dell’Italicum, la nuova legge elettorale della Camera dei deputati, in base alla quale alla lista che raggiunge il 40% dei voti o, con ancora meno consensi, prevale al ballottaggio vengono automaticamente assegnati i 340 seggi derivanti dal premio di maggioranza, che è appunto un premio perché non c’è corrispondenza col principio “una testa un voto”, ormai definitivamente sacrificato sull’altare della governabilità, il vero idolo del nostro tempo.

C’è, insomma, di che restare perplessi. Mi piace, comunque, concludere con una citazione di Ivy Compton Burnett: “Non è detto che la maggioranza abbia sempre torto”.

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