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Giovedì, 23 Mag 2024

Giorgia Meloni, sfruttando la vetrina del 2 giugno festa della Repubblica, è tornata a riproporre la sua idea di Patria. Tanto fasulla quanto mistificatoria perché indissolubilmente legata al nazionalismo che fece tanti danni all'Italia.

Come osservava Gramsci, spesso il "partito dello straniero'' è “il partito più nazionalistico che, in realtà, più che rappresentare le forze vitali del proprio paese, ne rappresenta la subordinazione e l’asservimento economico alle nazioni o a un gruppo di nazioni egemoniche", come accadde con il fascismo nel suo ultimo periodo, torvo e sanguinoso, della Rsi.

Per Giorgia Meloni, che dell'erede della Rsi, il Msi, tiene così cara la "fiamma", la Patria o è nazionalista, fondata sulla "natura" di sangue e suolo, o non è.

Ben altra Patria fu quella dei combattenti civili e militari della Resistenza, come ho cercato succintamente di ricordare nel mio libro I cinque anni che sconvolsero l'Italia . La rivoluzione democratica 1943-1948 e che qui riporto.

«L’AMORE PER UNA PATRIA LIBERA. Lo spirito che animò gli uomini e le donne della Resistenza fu ben differente da quello dei nazifascisti. Fra i fascisti repubblichini a regnare era la rabbia feroce per una sconfitta che si sentiva ineluttabile e che spesso si sfogava contro la popolazione civile ritenuta complice dei partigiani. Non si guardava al futuro. Il presente era buio e senza speranza segnato dalla ricerca della “bella morte”. Ben altro lo spirito che nutriva l’animo dei resistenti. Lo si trova ben espresso nelle lettere di chi, catturato, uomo o donna, è condannato a morte e ha il tempo di vergare qualche riga di saluto ai propri cari. Gli affetti familiari sono in cima ai pensieri di chi va alla morte con dignità e perfino serenità, ma non secondario è l’amor di patria che si confonde con quello per la libertà. L’Italia per cui si combatte è una patria che si riscatta dal fascismo».

Il diciottenne comunista Giordano Cavestro “Mirko” scrive ai compagni: «Ora tocca a noi. Andiamo a raggiungere gli altri tre gloriosi compagni caduti per la salvezza e la gloria d’Italia. [...] Tocca a voi rifare questa povera Italia che è così bella, che ha un sole così caldo, le mamme così buone e le ragazze così care».

Armando Amprino “Armando” ha vent’anni, è cattolico e combatte nelle formazioni “autonome”. Scrive: «Carissimi genitori, parenti e amici tutti, devo comunicarvi una brutta notizia. Io e Candido, tutt’e due, siamo stati condannati a morte. Fatevi coraggio, noi siamo innocenti. Ci hanno condannati solo perché siamo partigiani. [...] Pregate per me. [...] Viva l’Italia! Viva gli Alpini!».

Irma Marchiani “Anty” è casalinga, combattente garibaldina, vicecomandante del battaglione “Matteotti” operante nel modenese. «Mia adorata Pally, – verga su un foglietto – sono gli ultimi istanti della mia vita. [...] Ho sentito il richiamo della Patria per la quale ho combattuto, ora sono qui... fra poco non sarò più, muoio sicura di aver fatto quanto mi era possibile affinché la libertà trionfasse».

Giancarlo Puecher Passavalli ha vent’anni, ex aviatore, organizza un nucleo partigiano a Erba nel Comasco. Prima di essere fucilato scrive: «Muoio per la mia Patria. Ho sempre fatto il mio dovere di cittadino e di soldato [...] L’amavo troppo la mia Patria; non la tradite, e voi tutti giovani d’Italia seguite la mia via e avrete il compenso della vostra lotta ardua nel ricostruire una nuova unità nazionale».

Lorenzo Viale, ventotto anni, ingegnere alla Fiat e partigiano della Brigata autonoma “Vall’Orco”, scrive ai genitori: «Ho combattuto lealmente per un ideale che ritengo sarà sempre per voi motivo di orgoglio, la grandezza d’Italia, la mia Patria».

Franco Balbis “Francis” è un capitano di artiglieria. Ufficiale monarchico, ha combattuto valorosamente a El Alamein. Fa parte del Comitato militare regionale piemontese del Cln come ufficiale di collegamento. I fascisti gli offrono di passare con loro; avrà un avanzamento di grado, gli promettono; risponde: «Preferisco il muro». «Con la coscienza sicura – scrive – d’aver sempre voluto servire il mio Paese con lealtà e con onore, mi presento davanti al plotone d’esecuzione col cuore assolutamente tranquillo e a testa alta. Possa il mio grido di “Viva l’Italia libera” sovrastare e smorzare il crepitio dei moschetti che mi daranno la morte».

aldo pirrone 130x130Aldo Pirone
scrittore e editorialista
facebook.com/aldo.pirone.7

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