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Martedì, 26 Mag 2026

Nusja e Virgjer di Sonia Topazio, Botimet Dudaj Ed., Tirana, pp.170, 500 lek

Recensione di Roberto Tomei

Il racconto, scritto da Sonia Topazio, per ora pubblicato solo in lingua albanese, è incentrato su una storia d’amore nella declinante dittatura di Ceausescu, ed è ambientato tra Italia e Romania.

Protagonista è Barina, una giovane romena che arriva nel nostro paese per racimolare i soldi che le serviranno per sposarsi. Come tante sue connazionali, purtroppo, viene raggirata, per di più dall’uomo che ama, Barku, il minatore-poeta che l’ha affidata, proprio lei che vorrebbe sposarlo vergine, a suoi connazionali senza scrupoli, che cercheranno di avviarla, insieme ad altre, sulla strada della prostituzione.

Netta la contrapposizione tra i due: tanto è pura Barina, tanto è doppio Barku, come, del resto, è anche il padre di quest’ultimo, metà eroe e metà farabutto, forse un destino comune a tanti che attraversano fasi concitate nella storia dell’umanità.

Fino alla fine, il racconto si svolge lungo due linee parallele, intersecate solo dai pensieri dei protagonisti e da qualche telefonata tra i due: da un lato, la vita di Barina, in Italia, più precisamente in Calabria; dall’altro, la vita di Barku, in Romania, a Brasov.

Una volta in Italia, Barina riesce a evitare rocambolescamente il destino di prostituta, ma le si apre comunque un breve, non meno duro, intervallo di ladra nei supermercati della Locride. Solo dopo un patetico tentativo di farsi arrestare, frustrato dalla comprensione e dalla pietà dei calabresi, finalmente trova la strada della liberazione dal giogo dei suoi spietati aguzzini, nei quali però di lì a poco finirà ancora per inciampare.

Dopo una parentesi trascorsa presso la famiglia di un giostraio, torna in lei la fiducia nella vita, grazie soprattutto all’amicizia col custode della villa comunale di Siderno. Gironzolando tra i resti di un sito archeologico a Bova, poi, viene a conoscere due anziane farmaciste, scambiate per guide turistiche, che le chiedono di andare a lavorare presso di loro come badante. Importante sarà anche il rapporto che instaura con Antonia, la vedova di un mafioso, che le racconta tante storie di mafia, che non riesce mai a capire se vere o false. Barina riprende persino i rapporti con la locale comunità romena, dove può ascoltare Radio Libertà, che racconta le atrocità del regime.

A metà del libro, l’autrice inizia a parlare diffusamente di Barku, che ama Barina ma non senza riserve, anche a causa del suo difficile passato, segnato da un complicato rapporto con la madre, che il padre ha talmente maltrattato da renderla pazza.

Se l’umanità frequentata da Barina, a parte le farmaciste, è un’umanità dolente e marginale, quella di Barku è decisamente spregevole, fatta di criminali, trafficanti e sfruttatori, compreso il padre, col quale ha un rapporto non meno travagliato di quello con la madre.

Dopo questa breve parentesi, la storia ritorna subito sulla vita di Barina, che di nuovo precipita, grazie a un furto subito da una delle due farmaciste, in quel passato che voleva dimenticare. Ha riconosciuto nei ladri i suoi ex aguzzini; non li denuncerà, ma, su consiglio di Antonia, decide di allontanarsi dalla Calabria, lasciando il lavoro con una scusa.

Incerta se andare al Nord Italia per cercare un altro lavoro o tornare in Romania, opta per quest’ultima soluzione. Un po’ di denaro l’ha fatto e con quello pensa di sostenere le spese del matrimonio. Ma crescono, nel frattempo, i dubbi sull’uomo che va a sposare e deve fugare anche quelli, dopo che l’avrà incontrato.

Non sveliamo il finale, che è uno solo ma ha una doppia spiegazione e conclude brillantemente un racconto scritto con una prosa asciutta, dalla quale traspare una notevole padronanza dei luoghi, ma soprattutto una profonda conoscenza dell’animo umano. Che sono, poi, gli ingredienti che rendono la storia particolarmente interessante. (Roberto Tomei)

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