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Lunedì, 17 Ago 2026

Questione di tempo di Richard Curtis, con Rachel McAdams, Domhnall Gleeson, Bill Nighy, Tom Hollander, Lee Asquith-Coe, Margot Robbie, Lindsay Duncan, Paul Blackwell, Rowena Diamond, Nichola Fynn, Paige Segal; durata 123’, nelle sale dal 7 novembre 2013, distribuito da Universal Pictures

Recensione di Luca Marchetti

Richard Curtis, autore chiave della nuova commedia romantica british (suoi gli script di Notting Hill, Quattro matrimoni e un funerale e Il diario di Bridget Jones) e pilastro della tv umoristica inglese (insieme al comico Rowan Atkinson è stato artefice dei successi Mr. Bean e Blackadder), si conferma con questa nuova regia uno dei cineasti più sinceri e capaci del suo genere.

Questione di tempo (ottima traduzione dell’originale About Time) segna, purtroppo, l’addio alle scene del suo autore, deciso a prendere altre strade e dedicarsi a nuovi progetti, ed è, a tutti gli effetti, il miglior modo possibile per salutare il mondo del Cinema.

Opera commovente, fresca, divertita e orgogliosamente naif (l’espediente fantascientifico che è il motore della storia ne è l’esempio maggiore), il film di Curtis è una di quelle pellicole che riconcilia con il mondo per la quantità di sentimenti genuini che mette dentro. E’, infatti, impossibile rimanere indifferenti di fronte alle “avventure” ordinarie di Tim (uno splendido e misurato Domhnall Gleeson), capace di viaggiare nei ricordi della propria esistenza, sempre in cerca della donna e della vita perfetta.

Il nostro eroe (e noi, spettatori, insieme con lui) compie questo viaggio di formazione che, oltre a conquistare il cuore della bella Mary (Rachel McAdams perfetta nella parte), lo farà diventare alla fine un uomo giusto, capace di apprezzare, dopo molti tentativi alla ricerca della “cosa migliore da fare”, la bellezza della sua esistenza comune, momenti tragici compresi.

Questione di tempo, pur nella sua flebile natura fantasy, è, infatti, un commovente omaggio all’ordinarietà.

Tim, con il suo dono eccezionale, non cerca ricchezze e fortune, rifugge le avventure straordinarie. I suoi agognati traguardi sono il matrimonio con la donna che ama, la nascita dei suoi figli, la felicità dei propri familiari, il commiato sereno dai genitori.

Curtis, con rara grazia, parla di Vita e Morte con una serenità commovente, riuscendo con la sua cinepresa a catturare la felicità e la tristezza dei suoi protagonisti, che diventano, per tutti noi, persone care, quasi di famiglia.

Il regista-sceneggiatore, attraverso una struttura narrativa solida e una scrittura intelligente, ci regala grandi momenti (il matrimonio sulle note de Il mondo di Jimmy Fontana, mai commovente come in quest’occasione) e personaggi memorabili come il drammaturgo scorbutico di Tom Hollander o il meraviglioso e saggio papà di Bill Nighy, facendoci già sentire la sua mancanza.

In attesa di soffrire per il suo addio alle scene, dunque, non ci resta che goderci questo piccolo film dal cuore immenso.

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