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Domenica, 20 Set 2026

Basta piangere! di Aldo Cazzullo, editore Mondadori, Milano, 2013, pp.137, euro 14,90

Recensione di Roberto Tomei

Cazzullo è del ’66, io sono del’54. Ricordo, dunque, più cose di lui, ma per la gran parte ricordiamo le stesse cose.

Allora, anche se a diverse latitudini - lui nelle Langhe, io in Ciociaria - l’Italia contadina era abbastanza uguale. Abbiamo assistito a varie trasformazioni, quasi tutte di segno positivo. Magari, per dirla con Pasolini, non sempre è stato un progresso, più spesso uno sviluppo. Però un avanzamento c’è stato, talvolta è stato addirittura repentino.

Di tutte queste trasformazioni, che Cazzullo elenca con precisione e tratteggia con eleganza, quella che ricordo con più piacere è rappresentata dal cosiddetto “ascensore sociale”, vale a dire la certezza che tutti ci accompagnava di un domani migliore rispetto a quello dei nostri padri, per non parlare poi rispetto a quello dei nonni. Sacrificandosi il necessario, naturalmente. E visto che l’ascensore funzionava, l’etica del sacrificio era accolta senza indugio

C’era, come c’è ancora, la diseguaglianza dei punti di partenza, però le chance di superarla erano reali e i risultati si potevano toccare con mano. Forse, anzi senza forse, il punto dolente del discorso è tutto qui. Nel fatto, cioè, che l’ascensore sociale non c’è più.

Diversi anni fa, ricordo che Giuliano Amato consigliò ai giovani di emigrare e fu ricoperto di critiche, se non di insulti.

Oggi i giovani vanno via in silenzio, a vagonate, e nessuno ci fa più caso. Ci si meraviglia anzi del contrario, del fatto cioè che ci sia chi riesca a trovare lavoro nel nostro ( non dico “questo”, per non usare un termine  spregiativo) paese.

Di piangere, dunque, questi giovani “bamboccioni”,” choosy”, “sfigati”, come li apostrofano i governanti di turno, ne hanno tutte le ragioni.

Su una cosa, certamente, è difficile dar torto a Cazzullo, cioè che a piangere e basta non si risolve granché e che occorre in qualche modo ritrovare la fiducia nel futuro.

Magari sarebbe il caso che i politici, non soltanto con le opere ma anche con l’esempio, ci aiutassero in questa non facile ricerca.

 

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