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Domenica, 08 Feb 2026

contro revisionismo costituzionaleContro il revisionismo costituzionale, di Gaetano Azzariti, Editore Laterza, Roma-Bari, 2016, pp. 260, euro 22.

Recensione di Roberto Tomei

Rischiando l’auto-rottamazione, Renzi ne ha fatto una questione di fiducia nei suoi confronti, ma il referendum costituzionale che si terrà in autunno è molto di più e di diverso della sopravvivenza di un transeunte presidente del consiglio.

Nel libro che qui si presenta, l’autore lo spiega chiaramente, facendoci intendere che in gioco c’è addirittura la nostra democrazia costituzionale, che è da ricostruire, non da abbandonare a se stessa o disinvoltamente disattendere.

Egli sostiene, infatti, che, di fronte alle profonde trasformazioni in atto, non è sufficiente limitarsi “alla constatazione della sempre maggiore distanza tra la miseria del presente e i sacri principi enunciati nei testi costituzionali”, ma occorre far emergere “una maggiore capacità di critica dell’esistente che sia anche in grado di definire nuove prospettive”.

In Italia, invece, nell’ultimo ventennio si è oscillato tra due estremi: ”quello di una tecnica senza umanità oppure quello di una politica senza pudore”, comunque sempre dentro una “transizione costituzionale che non ha mai termine”, costellata da “un fallimento dopo l’altro”, in cui si continua a giocare con la Costituzione. Ma svuotandola di senso, senza nemmeno aver raggiunto lo scopo agognato, cioè la famosa “governabilità”, ormai diventata un’autentica ossessione, dato che non si vuol prendere atto che è soltanto “in base a un programma definito tra forze politiche diverse che si garantisce una maggioranza a un governo di coalizione”.

Diversamente da coloro che inseguono la chimera della governabilità, spacciata come una irrinunciabile esigenza di semplificazione, l’autore ci ricorda che il costituzionalismo democratico non è mai andato alla ricerca della semplificazione o della governabilità come valore in sé. Esso ha richiesto, al contrario, una complessità nell’articolazione dei poteri, dando per scontato il conflitto all’interno della società, “che non ha mai preteso di dominare, bensì di garantire nei diritti”.

Tutto il contrario della retorica del “nuovo”, del revisionismo costituzionale dominante, che finora è riuscito a far passare “molte battaglie di libertà e per l’ampliamento degli spazi di democrazia per lotte di retroguardia, non al passo coi tempi”.

Di fronte all’evidenza che per oltre vent’anni la favola della modernizzazione delle istituzioni non ha avuto altro esito che quello di far regredire i diritti e accentrare i poteri, secondo Azzariti non resta altra soluzione che quella di invertire la rotta, innanzitutto tornando ad assegnare centralità al parlamento. Ma è l’intero contesto culturale che deve cambiare, in modo che la “revisione costituzionale” diventi strumento di “manutenzione” dei valori costituzionali  e non più espressione di politiche aggressive contro la Costituzione.

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