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Mercoledì, 29 Lug 2026

importanza essere feliciL’importanza di essere felici, di Epicuro & C., editore Il Melangolo, Genova, 2015, pp.90, euro 7.

Recensione di Roberto Tomei

Forse ogni uomo si è sentito almeno una volta felice durante la vita, ma non tutti probabilmente si sono interrogati su che cosa sia la felicità. Bene ha fatto perciò l’editore a raccogliere in questo aureo libretto i passi salienti dei filosofi che in ogni tempo hanno riflettuto sull’essenza della felicità.

Quando siamo felici, lo sappiamo, ma non c’è una ricetta per la felicità, perché ognuno ha la sua, proprio come dimostrano le opinioni dei filosofi, d’accordo solo sul fatto che la felicità sia un bene, “un dono divino”, come diceva Aristotele, ma divisi e distanti su tutto il resto, cioè su che cosa sia la felicità e su cosa occorra fare per raggiungerla.

Tra loro c’è naturalmente, ma si tratta di una minoranza, chi nega recisamente che la felicità sia di questo mondo. Sono i pessimisti più incalliti come Kierkegaard, che vedeva angoscia dappertutto, e Schopenhauer, per il quale solo la sofferenza e il dolore sono reali, mentre la felicità e i piaceri sono nient’altro che chimere, che” un’illusione ci mostra in lontananza” come oggetto della nostra “folle speranza”.

Vicina nell’esito ma diversa nella sostanza la posizione dei padri della Chiesa, come Agostino e Tommaso d’Aquino, per i quali è possibile ottenere una certa partecipazione della felicità, ma non di quella vera e perfetta, “considerando ciò in cui consiste essenzialmente la felicità, cioè la visione dell’essenza divina”, che” non può giungere all’uomo in questa vita”.

C’è poi chi, come Giordano Bruno, asserendo che “l’ignoranza è madre della felicità”, sembra sostenere che questa sia, in fondo in fondo, una cosa per sempliciotti, mentre Voltaire, per spiegarla, ricorre alla figura dell’ubriaco : “la gente cerca la felicità come un ubriaco cerca casa sua: non riesce a trovarla ma sa che esiste”.
Talvolta, grandi pensatori ci sorprendono per la semplicità della loro ricetta per essere felici. E’, ad esempio, il caso di Kant, che si accontentava di “un buon pranzo in buona compagnia”, alla sola condizione che questa, per numero, non fosse inferiore a quello delle Grazie né superiore a quello delle Muse.

All’opposto, la strada più ardua per la felicità è forse quella indicata da Condorcet : “uno dei modi più sicuri per essere felici è quello di aver saputo conservare la stima di se stessi, di poter ripercorrere la propria intera vita senza vergogna né rimorsi, senza trovarci alcuna azione vile, né alcun torto, o male, fatto ad altri, e a cui non si abbia rimediato”.

Tante sono le vie per la felicità indicate dai filosofi. A ciascuno di noi non resta, dunque, che percorrerle o di cercarne una nuova e originale.

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