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Venerdì, 19 Giu 2026

10 Cloverfield Lane, di Dan Trachtenberg, con Mary Elizabeth Winstead, John Goodman, John Gallagher Jr., Maya Erskine, Mat Vairo, durata 103’, nelle sale dal 28 aprile 2016, distribuito da Universal Pictures.

Recensione di Luca Marchetti

Dopo un incidente, Michelle si ritrova “imprigionata” in un rifugio atomico, isolata dal mondo, con la compagnia del giovane Emmet e di Howard, l’uomo che afferma di averla salvata dall’apocalisse. Sembra, infatti, che il mondo sia stato attaccato da non si sa quale nemico e, grazie all’intervento di Howard, i tre siano gli unici sopravvissuti.

I dubbi sulla sanità mentale di Howard e la convivenza forzata portano Michelle a dover affrontare scelte difficili per il proprio futuro.

Nato dalla penna degli sceneggiatori Josh Campbell e Matt Stuecken come un semplice thriller psicologico, 10 Cloverfield Lane è diventato qualcosa di altro, grazie all’intervento del cineasta JJ Abrams e alla sua casa di produzione Bad Robot.  

Abrams trasforma questo progetto in un’opera totalmente sua, mantenendolo segreto fino all’ultimo (la notizia dell’esistenza del film è arrivata pochissimi mesi prima dell’uscita in sala) e collegandolo intelligentemente alla mitologia del suo Cloverfield (sta al pubblico capire quali siano i collegamenti narrativi o teorici tra questa pellicola e lo sci-fi diretto da Matt Reeves).

La pellicola dell’esordiente e interessante Dan Trachtenberg, di cui sentiremo parlare, s’innerva così dello spirito spielberghiano del suo produttore e si dimostra opera d’intrattenimento puro, una macchina narrativa oliata, dove colpi di scena si susseguono per la gioia dello spettatore più influenzabile.

Muovendosi nei territori dell’horror apocalittico, del thriller claustrofobico e dell’invasion movie di fantascienza, 10 Cloverfield Lane è un film che dà al pubblico una superficie di trucchetti e di idee molto divertenti da seguire ma che, alla fine, non lasciano niente in profondità.

Non che questo sia un peccato mortale, anzi. L’originale Cloverfield, all’epoca della sua uscita, però, ha ispirato decine di saggi sui rapporti tra il cinema del 2000 e il trauma dell'11 settembre (metafora storica neanche troppo velata nel film del 2008) e qui, invece, i motivi di un’analisi più ideologica sono, decisamente, più difficili da trovare. Ripetiamo, per noi questo è tutt’altro che un problema.

Lo spettatore libero da preconcetti potrà godersi la narrativa della coppia Campbell-Stuecken, rimaneggiata dalla mano sapiente del lanciatissimo Damien Chazelle (c’è molto del suo talento nei nervosi rapporti personali tra i protagonisti) e, soprattutto, le performance dei tre attori.

Se John Gallagher Jr. interpreta un ruolo solo scontato all’apparenza e Mary Elizabeth Winstead si conferma giovane attrice dalle grandi potenzialità, soprattutto come eroina action (non ci sorprenderemmo a vederla scritturata in un futuro cinecomic), è John Goodman la pietra angolare dell’opera. Il suo Howard, ambiguo, nevrotico e generoso, è un personaggio monumentale che, questa volta, per davvero, rimane impresso negli occhi del pubblico.

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