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Domenica, 15 Mar 2026

La corruzione spuzza di Raffaele Cantone e Francesco Caringella, editore Mondadori, Milano, 2017, pp.261, euro 18.

Recensione di Roberto Tomei

Il libro, che prende il titolo da una frase del discorso pronunciato da Papa Francesco il 21 marzo 2015 davanti ai ragazzi di Scampia, si articola in due parti. La prima, più estesa, passa in rassegna le diverse e più gravi forme di corruzione presenti nel nostro paese; la seconda, concentrata nell’ultimo capitolo, contiene invece la pars construens, in cui sono delineate le possibili iniziative da mettere in atto per combattere il fenomeno corruttivo.

Dalla rassegna degli effetti perniciosi che derivano dalla corruzione si desume che l’Italia è ormai una bellezza sfiorita, con un grande passato alle spalle ma che non riesce a immaginare il futuro. Anche se i numeri della corruzione sono, a tutt’oggi, in attesa di indicatori più precisi, indeterminabili, resta il fatto, inconfutabile, che essa peggiora ogni giorno la nostra esistenza, essendo ormai dilagata in ogni ambito della vita associata: dalla distruzione del territorio alla mafia nelle opere pubbliche, dalle vecchie e nuove forme della corruzione nella politica ai casi di malasanità, dalla corruzione che insidia i palazzi di giustizia a quella che corrode il sistema universitario, con le tante storie di talenti che scappano dall’Italia, rendendoci ancora più poveri.

Ma poiché, come diceva Giovanni Falcone, “possiamo sempre fare qualcosa per creare un mondo migliore”, gli autori sono convinti che la corruzione non sia una malattia irreversibile, come del resto insegna l’esperienza di quegli Stati che, in passato afflitti da questo flagello, sono riusciti a risalire la china. Quanto ai tempi e ai rimedi necessari per debellare questa patologia, occorre partire dalla consapevolezza che essa ha “radici antiche e profonde”, sicché richiede politiche di lungo respiro, non dettate da logiche emergenziali o dalla volontà di dare facili risposte mediatiche. Per invertire un trend negativo frutto di modelli sociali e di schemi culturali consolidati, occorre così un’azione “stabile e costante”, condotta da un mix di attori e funzioni capaci di muoversi contestualmente e su piani diversi: la repressione, la prevenzione e il cambiamento culturale.

Sotto il primo profilo, è necessario innanzitutto migliorare l’efficienza dell’azione repressiva. Anche se la legislazione più recente si sta muovendo nella giusta direzione – consentendo, da un lato, una più ampia emersione dei fatti corruttivi e, dall’altro, agevolandone l’accertamento – all’azione di contrasto del fenomeno corruttivo, secondo gli autori, ben potrebbero essere estesi “altri tasselli del mosaico normativo confezionato dalla legislazione antimafia”. Resta il fatto, in ogni caso, che le sanzioni debbono scattare in tempi brevi, la lentezza della giustizia italiana costituendo “uno dei principali agenti patogeni che danneggiano il tessuto sociale e la coscienza civica, ponendo le premesse ideali per lo sviluppo della corruzione, del malaffare e della illegalità”.

Ma la repressione non basta, occorre anche la prevenzione, come esattamente intuito dalla ministra Severino, che si spese per far approvare una legge (190/2012) fondata su tre capisaldi: la responsabilizzazione delle amministrazioni, la trasparenza, l’imparzialità dei funzionari pubblici. La stessa legge che, fra l’altro, ha istituito anche l’Anac. Anche qui, secondo gli autori, l’anticorruzione amministrativa potrebbe funzionare meglio se accompagnata da altre riforme strutturali, come la semplificazione normativa, lo snellimento dell’azione amministrativa, una maggiore meritocrazia, ma anche da interventi preventivi nel campo della politica, alcuni già chiesti anche dal Consiglio d’Europa, ma che occorre rafforzare: dalla normativa sul conflitto di interessi a quella sul finanziamento ai partiti e al  ruolo delle lobby, a tutt’oggi ancora non disciplinato.

Il terzo pilastro per la lotta alla corruzione è rappresentato dall’educazione dei cittadini, ossia dalla “affermazione di un nuovo modello di cultura, in particolare di un’etica delle regole, del merito e della concorrenza”. E’ una svolta che deve vedere protagonisti i cittadini, ai quali va affidato un controllo diffuso sulla vita politica e amministrativa. Si tratta di un mutamento culturale non impossibile, sol che si pensi a come negli anni si è sviluppata la cultura contraria alla mafia. Da qui origina quel “coraggio dell’ottimismo” per il futuro del nostro paese che anima ogni pagina del libro.

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