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Giovedì, 26 Feb 2026

Il trequartista non sarà mai un giocatore completo di Gianvittorio Randaccio, Editore Gaffi, Roma, 2017, pp.81, euro 12.

Recensione di Roberto Tomei

Il calcio, come dice Massimo Raffaeli nella nota introduttiva al libro che qui presentiamo, è “un intrattenimento dal fascino supremo”, che “non ha bisogno né di discussione né, tanto meno, di legittimazione”, in quanto “entità ubiquitaria e invulnerabile”. Intrattenersi su di esso in maniera quasi seria non è però cosa facile. Motivo per cui segnaliamo questo libro all’attenzione dei lettori, dato che il suo autore è riuscito benissimo nell’impresa. Lo ha fatto, come dice bene lo stesso Raffaeli, “in via leggera e sottile, distillando soave veleno in apologhi, flash, motteggi, giochi di parole e sequenze di aforismi”, rendendoci la trama di stereotipi di cui il calcio vive e prolifera.

Iniziamo riportando subito qualche aforisma: “Quando un calciatore si laurea tutti gli altri cominciano a guardarlo con sospetto e circospezione”. Dopo averlo letto, non ho potuto fare a meno di pensare allo spogliatoio della Juventus davanti a Chiellini, del quale in televisione qualche sera fa hanno detto che era laureato. Campione del mondo, vincitore di una marea di scudetti, tanti che forse nemmeno lui ricorda più il numero, e ora pure laureato. Chissà che nei suoi confronti persino Allegri non debba provare una sorta di timore reverenziale!?!

Scherzi a parte, di certo calcio e laurea non son cose che vanno proprio a braccetto, quindi difficile dar torto al nostro autore. Mi piace però riportare anche un altro aforisma, forse solo apparentemente demenziale, che si commenta da sé: “ i calciatori quando si mettono le conchiglie vicino all’orecchio hanno paura di sentire i cori dei tifosi avversari”.

Molto bella, nel tono agrodolce con cui viene narrata, la storiella dei gol finti, che sono poi quelli che si fanno durante gli allenamenti. A segnarli sono calciatori “che hanno un potenziale che in alcuni casi ha dell’incredibile”, dato che a volte segnano direttamente su calcio d’angolo, altre volte con sforbiciate bellissime mettono la palla all’incrocio dei pali, altre volte ancora scartano tutti i difensori, infine il portiere e segnano a porta vuota. Sennonché, quando entrano in campo per una partita vera, questi stessi calciatori fanno fatica a correre e manca loro il respiro, tanto vanno nel pallone. E se anche si trovano da soli davanti al portiere, calciano la palla fuori, tanta è l’agitazione che li prende nei momenti decisivi.

Finisce così che questi calciatori avvertono il “complesso del gol finto”, che a un certo punto li costringe al ritiro “con una tale malinconia che a volte pensano anche al suicidio” (speriamo non sia vero, aggiungiamo noi).

Simpatica, ma per fortuna a lieto fine, anche la storia dell’esperto di statistica al quale un allenatore aveva chiesto di seguire un po’ la squadra, così da elaborare dati certi e inoppugnabili, utili a migliorarne il rendimento. E’ successo il finimondo: diventato l’ombra di tutti i calciatori, l’esperto raccoglieva dati su ogni cosa, li elaborava in tempo reale e dispensava consigli a destra e a manca. Di questi non vi anticipo niente, per non togliervi il piacere di apprenderli con la lettura del libro. Anticipo solo il lieto fine: quando l’esperto fu allontanato, dalla gioia i calciatori cominciarono a correre come degli ossessi e la squadra si classificò al terzo posto, conquistando il suo record di punti.

Nel libro si raccontano anche storie tristi, di calciatori che si fanno male e un paio di volte succede anche che muoiano, ma si tratta di vicende drammatiche che, però, nulla tolgono allo “spiritaccio” del libro, dalla cui lettura ognuno può ricavare non solo qualche ora di piacevole relax ma anche una diversa consapevolezza con cui guardare al gioco del calcio che, tra “quadri svedesi” e “diagonali isometriche”, è molto più misterioso di quanto ci appare.

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