29. 09. 2021 Ultimo Aggiornamento 27. 09. 2021

“Se una persona non ha dubbi, diffidate”, parola di Luciano De Crescenzo, intervistato dal Foglietto

Ingegnere fino ai cinquant’anni, poi scrittore, regista, sceneggiatore, attore. La svolta nel 1977, con la pubblicazione di “Così parlò Bellavista”, un caso editoriale da 600.000 copie, in meno di un anno.

Pluripremiato: Premio Scanno, Premio Palma d’oro di Bordighera, Globo d’Oro, Premio Bancarella, David di Donatello, Nastro d’argento per lo schermo.

Stiamo parlando di Luciano De Crescenzo, che quest’anno, ad agosto, compie 88 anni.

I libri di Luciano De Crescenzo vengono venduti più all’estero che in Italia. In particolare, in Germania, dove “Storia della filosofia” è stato adottato come testo scolastico per il Ginnasio.

Il Foglietto ha voluto intervistarlo e lui, assai gentilmente, ha acconsentito e per questo lo ringraziamo molto.

Ha mai assistito ad una conferenza dove si parlava di Luciano De Crescenzo come storico e scrittore, in Germania?

Non parlo tedesco e quindi non ho idea di cosa abbiano detto.

Molti suoi libri sono stati scritti sui Greci. Cosa è per lei il mito?

Non parlo greco, ma mi hanno conferito la cittadinanza greca. E’ una nomina ad honorem. Il mito è un racconto che rimane nei tempi, cioè è una storia che resiste negli anni.

Lei si sente un mito?

Spero di no.

Nel 1984, “Così parlò Bellavista” era un mito, vero?

Si, è stato uno dei 100 libri che hanno fatto l’Italia, così hanno scritto i giornali.

De Crescenzo come nasce scrittore?

Tutto merito di una donna. Lei si chiamava Nunziata ed era un po’ ignorante; una mia compagna di classe. Io al liceo facevo copiare tutti e spesso facevo due o tre copie del compito di matematica. Per Nunziata, oltre al compito di matematica, scrivevo anche quello d’italiano, ero costretto a scrivere due volte e questo per anni. Ed e’così che sono diventato scrittore.

Ma con chi diventa famoso? Come?

Mi ricordo che all’inizio io ero un ammiratore di due grandi personaggi: Renzo Arbore e Gianni Boncompagni. Li vedevo in tv e li invidiavo. Un giorno presentai il mio libro da Costanzo, che faceva un programma che si chiamava “Bontà loro”. Grazie a questa finestra, fui invitato anche nel programma di Arbore e così divenni subito popolare.

Lei è un ingegnere che lavorava in Ibm? Le piaceva il suo lavoro?

No, non ho mai amato i numeri. Mi piacciono molto di più le donne della matematica, anche se non mi ricordo più a cosa servono.

A proposito di donne, la sua storia d’amore con Isabella Rossellini?

Sono stato molto fortunato con Isabella Rossellini, perché eravamo fidanzati e un giorno decisi di sposarla, ma lei come risposta se ne partì per gli Usa.

In che cosa si differenzia Luciano De Crescenzo scrittore dal Luciano De Crescenzo regista e sceneggiatore?

Sono due mestieri praticamente uguali, si tratta sempre di inventarsi una storia e poi di raccontarla o per una pagina o per un video, ma comunque in partenza si tratta di una storia. Ho una facoltà, o un merito, cioè quella di immaginare, o di sognarla, di sognarla ad occhi aperti. Mi riesce bene prima delle otto, la mattina, quando mi sveglio. Ad occhi chiusi, da sveglio, immagino una storia. Tutto quello che ho scritto, sia libri che film, li ho immaginati a letto prima della prima colazione. Tra le sei e le otto. Ore molto creative per me.

Così parlò Bellavista”, “Il mistero di Bellavista”, “32 Dicembre”, “Croce e delizia” sono sia libri che film. Quale preferisce?

Preferisco “Croce e delizia”, sono molto legato a questa storia.

E' stato attore in alcuni film da lei diretti, ma ha lavorato, sempre come attore, ne “La Mazzetta” per la regia di Sergio Corbucci e ne “Il Papocchio” di Renzo Arbore. Tra i due chi preferisce?

Renzo Arbore, ma non solo perché è stato un compagno di lavoro, siamo amici.

Lei ha scritto un filone sui Santi. Si sente un po’ Santo anche lei?

Si tratta di capire cosa vuol dire essere santo. Sono sicuro di non aver mai fatto male a qualcuno, almeno volontariamente.

C’è un suo racconto breve che si chiama “La Storta”, che non è edito da Mondadori. Come mai?

Ero all’inizio. Un mio libro da giovanissimo. Lo editò un piccolo editore del Sud Italia. Si chiamava “Il Filo”.

“Elena Elena, amore mio”, a chi pensava, oltre che alla storia di Elena di Troia?

Una volta conobbi una ragazza squattrinata che si chiamava Elena e per sopravvivere calcava la strada in cambio di soldi. Forse l’incipit me lo diede lei.

I suoi libri non conoscono la resa. Si reputa uno scrittore molto fortunato?

Fino ad ora è andata così, è vero.

Quando parla spesso si accompagna a questa frase: “Grazie a Dio”. Che rapporto ha con la religione?

Non sono né ateo e né credente. Sono uno sperante. A parte le battute, secondo me Dio esiste perché non c’è popolo al Mondo che non creda in Dio. Un giorno fu scoperto, credo nell’Honduras, un piccolo popolo che non superava i mille abitanti, eppure questo popolo credeva in un suo Dio. Se ci credono tutti, vuol dire che esiste. Credo che Dio sia un’idea e come idea esiste.

Il dubbio” è sinonimo d’intelligenza e lei ha scritto un saggio proprio con questo titolo

Ogni volta che conoscete una persona, la prima cosa che bisogna chiedersi è se costui ha dubbi e se non ce li ha, non fidatevi. Bisogna avere paura di persone senza dubbi e purtroppo di nomi importanti la storia ne è piena.

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