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Venerdì, 09 Gen 2026

Il 14 maggio scorso, la Ministra dell’istruzione, dell’università e della ricerca ha emanato l’Atto di indirizzo n. 39, concernente l’aggiornamento 2017 al piano nazionale anticorruzione - sezione Università, approvato con delibera Anac n. 1208 del 22 novembre 2017.

Esso, adottato ai sensi del combinato disposto dell’art.4, comma 1, lett.a) del Dlgs 165/2001 e dell’art.1, comma 2 della legge n.168/1989, si applica anche alle Università non statali laddove tenute, nello svolgimento delle attività di pubblico interesse, al rispetto delle stesse regole applicabili alle Università statali.

L’Atto è strutturato in tre parti, in quanto contiene, in primo luogo, la ricognizione dei provvedimenti indicati dall’Anac, che richiedono interventi di rango normativo o amministrativo; in secondo luogo, la ricognizione degli interventi richiesti dall’Anac direttamente alle Università e, infine, l’analisi di istituti di particolare interesse per il sistema universitario e della ricerca.

Nella prima parte si delinea il contenuto di provvedimenti di tipo regolatorio in materia di Abilitazione scientifica nazionale, con riguardo alle commissioni di concorso (che dovrebbero essere composte prevalentemente da membri sorteggiati), alla classificazione delle riviste, al procedimento disciplinare nei confronti dei docenti e alla valutazione della ricerca. Quanto agli interventi di tipo amministrativo, si rammenta come l’Anac abbia evidenziato l’esigenza di una programmazione volta a riordinare l’eccessiva pluralità di fondi e di soggetti erogatori, tale da garantire una maggiore trasparenza, insieme all’ adozione di adeguate misure nel processo di selezione dei valutatori. Si sottolinea, altresì, come l’Anac abbia mosso ulteriori, puntuali rilievi in ordine all’accreditamento e all’offerta formativa, all’utilizzo di procedure concorsuali aperte agli esterni, ai codici etico e di comportamento.

Nella seconda parte del documento, l’Atto fa riferimento ai casi in cui l’Anac, prescindendo dall’intermediazione del Miur, si rivolge direttamente alle Università, da un lato consigliando l’adozione di prescrizioni in tema di prevenzione della corruzione, volte a favorire la massima circolazione delle informazioni sui bandi e le facilities di Ateneo nei confronti di tutti i ricercatori interni potenzialmente interessati, e, dall’altro, raccomandando che nello svolgimento della ricerca siano sempre garantiti diritti e libertà dei componenti dei gruppi di ricerca.

Ulteriori indicazioni sono fornite, inoltre, in tema di attività didattica e di reclutamento, così da assicurare un sistema più aperto all’esterno, nonché di formazione delle commissioni giudicatrici, con particolare attenzione a eventuali conflitti di interesse, all’uopo ribadendo la normativa da applicare, il consolidato orientamento della giurisprudenza amministrativa e la necessità di armonizzare codice etico, codice di comportamento e procedimento disciplinare. Infine, altre osservazioni vengono mosse al troppo facile ricorso alla costituzione di enti partecipati e all’esternalizzazione dei servizi, soluzioni da perseguire, invece, solo in presenza di adeguate motivazioni e previa adozione di misure di trasparenza, finalizzate a consentire un controllo diffuso sull’effettivo e corretto funzionamento degli enti e sulla loro reale necessità.

Nella terza parte, con riferimento al vero e proprio ciclo della ricerca, si rammenta come l’Anac abbia evidenziato i passaggi potenzialmente più esposti a situazioni di conflitto di interesse, concentrandosi sulle attività esterne dei docenti.

L’analisi, quanto mai opportuna, viste le recenti inchieste della Guardia di Finanza di cui si è dato conto su questo giornale, si è soffermata, in particolare, sui rapporti tra disciplina generale delle incompatibilità, cumulo di impieghi e disciplina speciale per i docenti universitari, dedicando ampio spazio all’esercizio delle attività libero-professionali e all’attività di consulenza, con puntuale indicazione dei presupposti necessari per esercitarla in conformità al dettato normativo.

Ulteriori puntualizzazioni sono poi dedicate alle altre attività liberamente svolte dai professori e ricercatori a tempo pieno (come referaggio, attività di collaborazione scientifica, di divulgazione, ecc.), alla partita IVA e alle attività negli enti senza scopo di lucro.

L’Atto si conclude con una raccomandazione alle Università ad adeguare i regolamenti d’ateneo a quanto in esso contenuto e sopra sommariamente riportato.

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