13. 07. 2020 Ultimo Aggiornamento 12. 07. 2020

Interrogazione al Ministro della salute sulla partecipazione Iss in Cnccs scarl e su rilievi Anac

Categoria: Il Foglietto

Il 18 giugno scorso, durante la seduta n. 231 del Senato della Repubblica, sette Senatori del M5S (primo firmatario, Elio Lannutti) hanno presentato al Ministro della salute l’atto di sindacato ispettivo n. 4-03698, avente ad oggetto la partecipazione dell'Istituto superiore di sanità (Iss) nella scarl Cnccs, il cui testo integrale, di seguito, riportiamo.

“LANNUTTI , PESCO , CORRADO , PIRRO , TRENTACOSTE , ROMANO , CASTELLONE - Al Ministro della salute. -

Premesso che:

nell'adunanza del 8 maggio 2020, tenutasi in videoconferenza come previsto dall'art. 85, comma 3, lett. e) del decreto-legge 17 marzo 2020, n. 18, la Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti ha approvato e trasmesso al Parlamento, insieme con il conto consuntivo per l'esercizio 2018, la propria relazione con la quale si rende noto il risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria dell'Istituto superiore di sanità (ISS);

nelle conclusioni della relazione, i magistrati contabili, oltre a raccomandare «all'Ente l'adozione di politiche gestionali di rigore rivolte al miglioramento complessivo della situazione finanziaria», invitano «l'ISS a procedere al costante monitoraggio della partecipazione in CNCCS scarl (Collezione nazionale di Composti Chimici e Centro Screening) trattandosi di società partecipata in cui il numero dei dipendenti è inferiore rispetto agli amministratori. Questa Corte richiama l'attenzione degli organi dell'Istituto circa l'obbligo dell'adozione delle misure di razionalizzazione previste dall'art. 20, comma 2, del d.lgs. 175 del 2016, in occasione della prossima revisione delle partecipazioni societarie»;

CNCCS S.c.ar.l., con sede in Pomezia (Roma) è stata costituita il 17 novembre 2010 con un capitale sociale di 100.000 euro, così composto: un socio pubblico, ovvero il Consiglio nazionale delle ricerche (CNR), con il 20 per cento delle quote sociali, e un socio privato, Irbm Science Park srl (ora, Irbm SpA), con l'80 per cento delle quote sociali;

in data 14 febbraio 2011, con l'acquisto dalla Irbm Science Park Srl di quote pari a 10.000 euro (10 per cento del capitale), l'Istituto superiore di Sanità entrava a far parte della compagine societaria della CNCCS;

l'Autorità nazionale anticorruzione (ANAC), con delibera n. 58 del 30 gennaio 2019, ha rilevato che le modalità di costituzione della società consortile CNCCS «non appaiono coerenti con le previsioni del combinato disposto dell'art. 5, comma 9, del D.lgs. 50/2016 con l'art. 7, comma 5, del D.lgs. 175/2016 e già dell'art. 1, comma 2, del D.lgs. 162/2016, nonché dell'avviso espresso dalla stessa Anac nel parere AG5/2018/AP e dall'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 10 del 3 giugno 2011»;

in pratica, il CNR, con il placet del Ministero dell'istruzione, università e della ricerca, avrebbe individuato il socio privato entrato a far parte, con l'80 per cento del capitale sociale (dopo pochi mesi ridottosi al 70 per cento, a seguito dell'ingresso dell'ISS) della società consortile CNCCS in maniera illegittima, avendo omesso il ricorso alla procedura di evidenza pubblica, siccome richiesto dalla legge, qualora, come nel caso di specie, il soggetto privato detenga quote superiori al 50 per cento;

l'invito ad adottare misure di razionalizzazione ex art. 20, comma 2, del decreto legislativo n. 175 del 2016, rivolto dalla Corte dei conti a CCNCS scarl, si appalesa del tutto fondato in quanto, a fronte di un numero di amministratori pari a 7 (il presidente del Cda, professor Enrico Garaci; il vice presidente, professor Giovanni Rezza, subentrato il 30 gennaio 2020 al professor Gualtiero Ricciardi, dimessosi in data 31 dicembre 2018; l'amministratore delegato, dottor Pietro Di Lorenzo e i 4 consiglieri di amministrazione, avvocato Ilaria Di Lorenzo, avvocato Matteo Liguori, dottoressa Ezia Ferrucci e dottor Paolo De Natale), alla data del 31 dicembre 2019, secondo dati INPS, il numero dei dipendenti della medesima CCNS S.c.ar.l., risulta essere, in media, pari a 3 (6 nel primo trimestre, 3 nel secondo, ridottisi addirittura a 2, nel terzo e quarto trimestre);

tale dato sembra sollevare, tra l'altro, non pochi interrogativi in ordine alle modalità con le quali CNCCS, dal 2010 ad oggi, abbia potuto realizzare, con un numero di dipendenti a dir poco esiguo (2/3 unità di personale, di cui, peraltro, si ignora la qualifica) i tanti progetti di ricerca finanziati dal Ministero con oltre 60 milioni di euro con appositi decreti a valere sul FOE (Fondo ordinario enti di ricerca), nell'ambito della sezione Progetti di rilevanza internazionale;

a tali interrogativi sembra aver dato risposta il sindacato di ricercatori e tecnologi degli enti pubblici di ricerca Anpri che, con un comunicato del 27 gennaio 2020, afferma che almeno l'80 per cento dei fondi pubblici assegnati dal Ministero alla CNCCS sarebbe finito nella casse del socio maggioritario della stessa CCNS (Irmb SpA o sua controllata) che, di fatto, dovrebbe aver realizzato i progetti di ricerca, con una partecipazione del tutto marginale dei ricercatori dei soci pubblici;

in pratica, la scarl CCNCS, come già evidenziato, costituita illegittimamente, avrebbe "subappaltato", senza il ricorso ad alcuna gara pubblica, siccome richiesto dalla legge, i progetti di ricerca alla Irbm SpA (il cui amministratore delegato è anche amministratore delegato di CNCCS, la cui sede è ospitata all'interno della stessa Irbm di Pomezia) o ad altra società controllata dalla medesima Irbm;

dal bilancio 2018, ad esempio, si rileva che CCNS, a fronte di un valore alla produzione di euro 9.310.005, di cui 9.225.000 a titolo di contributi in conto esercizio, ha registrato costi alla produzione per euro 9.285.314, di cui 8.987.981 a titolo di costi per servizi, mentre i costi lordi per il personale sono stati pari ad euro 223.999,

si chiede di sapere, qualora i fatti descritti in premessa rispondano al vero, quali provvedimenti il Ministro in indirizzo intenda adottare, anche alla luce del rilievo mosso dalla Corte dei conti nella richiamata relazione al Parlamento del 8 maggio 2020, per evitare che l'ISS, ente di primaria importanza per il Paese, come confermatosi nel corso dell'emergenza COVID-19, continui a far parte di una società, CCNCS S.c.ar.l., dai contorni assai poco chiari, il cui Consiglio di amministrazione vede al vertice il professor Enrico Garaci, ex presidente dello stesso ISS.

(4-03698)”

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