21. 10. 2020 Ultimo Aggiornamento 20. 10. 2020

"M. il figlio del secolo" di Antonio Scurati, un libro necessario

Categoria: Il Foglietto

M. il figlio del secolo di Antonio Scurati, editore Bompiani, 2018, pp.848, euro 24.

 Recensione di A. Spera

Qualcuno si chiederà: perché recensire M. il figlio del secolo, edito nel 2018, Premio Strega 2019, con tanti libri che vengono pubblicati ogni giorno in Italia?

La risposta è semplice, perché questo che potremmo definire un romanzo documentario - di cui si coglie l’ampia ricerca storica che è a monte e che emerge alla fine di ogni capitolo con citazioni dei protagonisti tratte da diverse fonti - sembra fotografare l’attuale realtà sociale italiana (e non solo, visto il diffondersi nel mondo dei sovranismi): grande diseguaglianza che produce una rabbia che si riversa sugli “ultimi” e sulla cosiddetta “casta” politica; grande plagiabilità sorretta da un’incultura dilagante; manovratori del consenso popolare tanto abili in quest’arte quanto incapaci e corrotti.

Una situazione che sembra ricalcare quella dell’Italia e dell’Europa del primo dopoguerra.

A tutto questo, dobbiamo aggiungere la tendenza di molti italiani a cercare l’uomo della provvidenza, come ci ricordava spesso il compianto Andrea Camilleri «agli italiani piace l’uomo forte, sono tendenzialmente fascisti e razzisti» e ci sarebbe da aggiungere che a tanti piacciono anche i salti nel buio, come quello che comporta l’esito del referendum sul taglio di deputati e senatori

M. il figlio del secolo ci parla soprattutto di come un popolo si fece irretire da una banda di violenti e disadattati guidati da un uomo cinico, ambiguo, sleale con chiunque anche con chi gli era più vicino.

Un precedente che fa riflettere e che ci ricorda, pur in assenza di violenza, più di un personaggio attuale.

Il racconto va dal 23 marzo 1919, giorno della nascita dei fasci da combattimento, fino al discorso del 3 gennaio 1925 alla Camera dei Deputati, con il quale Mussolini assume su di sé la colpa delle violenze fasciste e, in particolare, dell’omicidio di Giacomo Matteotti, salvo, immediatamente dopo, alla luce dell’inerzia delle opposizioni, dare il via ad una vera e propria dittatura con la messa fuori legge di tutti gli oppositori. Insomma, la morte della democrazia in Italia per un ventennio.

Il progetto di M. si compie, “La massa è gregge, il secolo della democrazia è finito…

Vediamo un popolo che passa dalla speranza di un possibile riscatto sociale, che si traduce nell’elezione di oltre 150 deputati socialisti, a consegnarsi a un manipolo di violenti, lautamente assoldati da industriali e proprietari terrieri, e guidati da un uomo che vuole il potere a tutti i costi, non per mettersi al servizio del paese ma per riscattarsi da una vita di povertà. Coglie l’attimo, «quel che fiuta è un Italia sfinita, stanca della casta politica, della democrazia in agonia, dei moderati inetti e complici», lui che nei rapporti di polizia è così descritto: «intelligente, di forte costituzione, benché sifilitico, sensuale, emotivo, audace, facile alle pronte simpatie e antipatie, ambiziosissimo nella vita sentimentale».

Un uomo sleale con chiunque: dai familiari alle tante amanti, dai suoi seguaci agli altri uomini politici.

Clamoroso l’episodio in cui, da un lato, incentiva D’Annunzio a resistere nell’occupazione di Fiume e, dall’altro, dà il via libera al governo affinché bombardi e liberi la città.

Così come la sua viltà emerge alla vigilia della marcia su Roma, quando riunisce i suoi fedelissimi Balbo, De Vecchi, De Bono e Bianchi e dice a loro di partire, precisando, però, che lui ne è fuori, insomma, pronto a ripudiarli se l’iniziativa dovesse fallire.

Lo stesso uso strumentale che avrà per Margherita Sarfatti, la vera inventrice del personaggio Mussolini, “scaricata” non appena si è affermato come primo ministro; e, prima ancora, per Ida Dalser che, oltre a dargli uno dei suoi tanti figli fuori dal matrimonio, lo finanziò all’inizio della sua avventura politica, venendone ripagata con l’internamento in manicomio.

L’avidità per il potere ma anche per il denaro appaiono come la causa scatenante che porta M. a commissionare, seppure in maniera non esplicita, l’omicidio Matteotti. Il deputato socialista ha le prove dell’avvenuta corruzione da parte delle compagnie petrolifere americane verso Mussolini.

Cinico e baro, lui il mandante morale dell’omicidio, riceve la vedova Matteotti disperata che gli chiede dove sia il marito, e impassibile le risponde: "Non so nulla, signora; se lo sapessi, vivo o morto, restituirei suo marito a lei."

La filosofia del potere mussoliniano viene riassunta dall’autore nella formula "Trattare, ingannare, minacciare. Trattare con tutti, tradire tutti".

Se un appunto va fatto ad Antonio Scurati è quello di averci mostrato un Mussolini insofferente alla violenza, che sembra subire senza poter far nulla per fermare le azioni delle squadracce fasciste e i tanti omicidi che le accompagnano. Che, conquistato il potere, assiste inerme alla spartizione di cariche, emolumenti, tangenti e quant’altro tra i suoi gerarchi.

Un teorema che appare inapplicabile ad un uomo che per un ventennio ha guidato con pugno di ferro il nostro paese.

Seppure l’autore dica di voler esclusivamente rinvenire analogie tra il sentimento degli italiani del tempo e quelli di oggi e non con personaggi politici odierni, a chi fa pensare il Mussolini che si presenta ad un evento vestito da aviatore o quello che descrive Roma come una «città parassitaria di affittacamere, di lustrascarpe, di prostitute, di preti e burocrati. Roma, città senza proletariato degno di questo nome, non è il centro della vita politica nazionale, ma sibbene il focolare d’infezione della vita politica nazionale»? Oppure quello che scrive «il fascismo è un movimento progressista, dinamico, giovane vivace, nato per svecchiare la politica italiana e aprirla alla partecipazione delle masse»?

D’altronde, tornando, come si dice oggi al sentiment, all’atteggiamento popolare in quegli anni verso i partiti, molte parole che oggi usiamo come “casta” (coniata da D’Annunzio), “antipartito” (Mussolini), nacquero in quegli anni e il linguaggio è spesso un humus formidabile.

In conclusione, come ha dichiarato lo stesso autore in un’intervista a Guido Caldiron, apparsa su Il manifesto del 23 aprile 2019, questo è “Un romanzo necessario proprio per rinnovare le ragioni dell’antifascismo…Che narri in maniera spregiudicata e «spietata» (senza fare sconti a nessuno), libera e franca, nella speranza e nella convinzione che questo tipo di «verità letteraria» conduca alla fine – non a priori – ad un rigetto ancora più radicale e definitivo dei fascismi. Ciò significa anche restituire il suo carattere spiccatamente politico alla violenza fascista e la sua natura politica alla militanza democratica. Il fascismo non è stato un generico «crimine contro l’umanità» ma un progetto politico disumanizzante.
Bisogna guardare nel fondo dell’abisso non sulla superficie della gestualità politica. ... Bisogna guardare al risentimento oscuro delle masse che si orientano, oggi come ieri, verso la seduzione populista, quel misto di senso di delusione, tradimento, declassamento, minaccia che fu il lievito del fascismo cento anni fa ed è oggi il lievito del populismo sovranista”.

P.S.
M. il figlio del secolo è il primo di una trilogia di Antonio Scurati. Il secondo, dal titolo L'uomo della provvidenza, è stato pubblicato nei giorni scorsi. A breve, sarà da noi recensito.

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