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Lunedì, 26 Feb 2024

di Enzo Boschi*
Il 20 maggio 2012 si verificò un terremoto di magnitudo 5.9 in Emilia con danni diffusi e alcune vittime. La Commissione Grandi Rischi (CGR) non si riunì. Non venne fatto nessun comunicato operativo e non venne data alla popolazione interessata nessuna indicazione ufficiale su come comportarsi.

Un fatto singolare, perché era la prima volta che succedeva una cosa del genere. Dopo un terremoto di un certo livello la CGR si è sempre riunita per valutare il danneggiamento complessivo e la dimensione dell'intervento necessario: cioè per svolgere i compiti per cui la CGR è stata creata originalmente da Zamberletti più di trent'anni fa.

Riunirsi immediatamente dopo una scossa distruttiva era considerato assolutamente necessario per suggerire i comportamenti da seguire nell'immediato. Non bisogna dimenticare che molto spesso terremoti di quell'entità nel nostro territorio vengono a coppie, cioè si ripetono più o meno nello stesso luogo con caratteristiche quasi identiche nel giro di poco tempo. In ogni caso dobbiamo sempre aspettarci, dopo una scossa di magnitudo attorno a 6, alcune scosse di magnitudo 5, che possono risultare pericolose per la qualità evidentemente modesta degli edifici.

Nel caso del terremoto emiliano, nessuna precauzione venne presa e la gente poté pensare che, a parte le solite scosse cosiddette di assestamento, il fenomeno fosse concluso e, per quanto possibile, riprese le proprie normali attività. D'altronde, se la CGR non aveva ritenuto necessario nemmeno riunirsi non rilasciando alcun comunicato ufficiale, si poteva immaginare che si dovesse stare tranquilli.

Purtroppo, il 29 maggio si ebbe la seconda scossa, questa volta con numerose vittime e con un danneggiamento molto maggiore, come avviene per una seconda scossa nello stesso luogo se nessuna precauzione è stata presa. Neanche dopo la seconda scossa, inspiegabilmente, la CGR si riunì. Lo farà il 5 giugno, solo perché la riunione era "calendarizzata" da tempo, secondo quanto affermato da una fonte ufficiale.

Colpisce davvero il fatto che proprio in una riunione di routine, dopo che si erano verificate due scosse distruttive, venisse lanciato un vero e proprio allarme per un'ulteriore forte scossa che avrebbe dovuto colpire entro breve tempo il ferrarese, cioè si sarebbe dovuto attivare quello che verrà poi chiamato il "terzo segmento". Addirittura, come ho scritto in un precedente articolo per Il Foglietto, il Presidente del Consiglio dei ministri dell'epoca in persona, Mario Monti, si convinse a dare l'allarme in una diretta televisiva di Sky, replicata poi varie volte durante la giornata. Cosa mai successa in Italia e in nessun Paese sismico nel mondo occidentale!

La terza scossa non si verificò, ma l'allarme lanciato così platealmente sta ad indicare che non c'erano motivi procedurali o metodologici per non prendere la stessa iniziativa dopo la prima scossa.

Sarebbe stato molto più sensato e, forse, si sarebbero evitate numerose vittime.

La mancanza di attività della CGR, dopo la prima scossa, si potrebbe assimilare quindi a tutti gli effetti ad una vera e propria rassicurazione.

Incredibilmente, invece, il 5 giugno la CGR raccomanda al presidente  Monti di lanciare l'allarme “terza scossa”.

Per come si è svolta tutta la vicenda, il fatto che, dopo la prima scossa, non ci fu nessuna riunione e che nessuna raccomandazione venne suggerita al Presidente Monti, può apparire del tutto equivalente ad una rassicurazione e la popolazione verosimilmente così la intese, visto che tornò alle normali occupazioni. Non solo, non prendendo neanche in considerazione una seconda scossa, molto più probabile di una terza (se non altro per una semplice questione di logica), dà l'idea di una rassicurazione ancora più forte.

Evidentemente la conoscenza delle caratteristiche della sismicità italiana e della geologia locale non sono state adeguate rispetto agli eventi (ho già ricordato che coppie di scosse da noi sono quasi la norma).

Appare incomprensibile come, per ben più inconsistenti e indeterminate ragioni, sia stata condannata la precedente CGR, dopo il terremoto di L'Aquila.

Anzi, nel caso emiliano le eventuali responsabilità dei sismologi sembrano molto più evidenti. Le rassicurazioni aquilane nascono, infatti, da un comunicato stampa del 30 marzo 2009 fatto dall'Assessorato regionale alla Protezione Civile, e mai smentito, in cui si escludevano addirittura ulteriori scosse. Comunicato fatto senza interpellare i sismologi della CGR dell'epoca.

Per rimediare a una simile assurdità fu deciso di indire una riunione della CGR stabilendone a priori la conclusione, tanto che ne venne spiegato in televisione l'esito, prima che la riunione stessa cominciasse. Durante la riunione, i sismologi mostrarono, con documenti tuttora verificabili, l'alta pericolosità sismica abruzzese e si espressero sulla non prevedibilità dei terremoti.

Dopo la riunione ci fu una conferenza stampa in cui vennero date rassicurazioni ulteriori. I sismologi non furono resi edotti di tutte queste iniziative, non furono invitati, non parteciparono alla conferenza stampa e rimasero ignari di tutta l'operazione di rassicurazione fino al processo, celebratosi quasi tre anni dopo.

Viceversa, in Emilia i sismologi della nuova CGR sono sempre stati protagonisti di ogni momento della vicenda. Perciò appare davvero contraddittoria la necessità di lanciare un allarme “terza scossa”, all'indomani della seconda, risultata devastante, e non dopo la prima scossa.

E' inconfutabile che se si convince il Presidente del Consiglio, cioè il massimo potere esecutivo, a lanciare l'allarme, ci troviamo di fronte ad una previsione vera e propria e niente di meno. Andrebbe pertanto spiegato perché una simile previsione non sia stata fatta immediatamente dopo la prima scossa,  prendendo gli opportuni provvedimenti.

Va ricordato che, immediatamente dopo la scossa aquilana del 2009, la CGR dell'epoca si riunì in seduta praticamente ininterrotta per molti giorni per fornire tutte le informazioni necessarie a gestire la situazione estremamente delicata che si era creata: vi furono scosse successive, anche molto violente, che grazie a questo impegno costante non provocarono vittime. Si impedirono anche pericolose situazioni di panico incontrollabile.

Andrebbe anche spiegato, ripeto, sulla base di quali ragionamenti scientifici una terza scossa sia stata considerata dall'attuale CGR di fatto molto più probabile della seconda.
Tutta questa vicenda ci fa venire il dubbio che, cambiando latitudine, cambi anche la Giustizia e, quindi, che essa non sia uguale per tutti.

Se non è apparso censurabile, sotto alcun profilo, il comportamento  della CGR dopo la scossa del 20 maggio 2012 in Emilia, a maggior ragione non dovrebbe costituire reato quello tenuto dai sismologi che, prima del terremoto aquilano del 6 aprile 2009, fornirono correttamente tutte le informazioni disponibili sulla sismicità abruzzese storica e presente al momento della riunione e che non dettero nessuna rassicurazione.

Nella sua lunghissima sentenza il Giudice di L’Aquila, non trovando traccia di alcuna dichiarazione tranquillizzante mia o di Giulio Selvaggi, ci condanna perché non avremmo fatto alcunché per allarmare. Esattamente la stessa situazione della nuova CGR, dopo la scossa del 20 maggio. Con la differenza che a L'Aquila era in corso una sequenza sismica di piccole scosse, come ce ne sono tante continuamente in Italia. In Emilia c'era stata una scossa di magnitudo 5.9 e provvedimenti erano assolutamente doverosi.

Addirittura, in Emilia prima abbiamo avuto un mancato allarme e, poi, un procurato allarme!

*Geofisico

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