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Lunedì, 26 Feb 2024

Enzo Boschi*

Seguo con simpatia gli sforzi del Presidente Letta e del suo Ministro Saccomanni nei loro tentativi di inventare nuove tasse e prelievi vari per trovare i soldi necessari alla soppressione dell'Imu pretesa da Berlusconi.

L' invenzione di nuove tasse con la caratteristica di non sembrare tasse e, quindi, di grande interesse per i nostri governanti, che si augurano, utilizzando nomi diversi, che noi contribuenti non ce ne accorgiamo. Quando poi Letta dichiara con tono deciso, in genere durante incontri con i suoi colleghi europei, che i conti sono in ordine e che tutto va bene, la simpatia si trasforma in comprensione fraterna. perché mi rendo conto quanto sia difficile a una persona perbene dover fare simili dichiarazioni nella situazione attuale.

Tutto questo per dire che mi ha fatto piacere, in un primo momento, scoprire che il massimo ente scientifico italiano, il Cnr, cercava di aiutare il nostro Presidente del Consiglio ad inventare nuove tasse senza farle sembrare tali. La cosa, apparentemente assurda, non mi ha neanche tanto meravigliato perché per tutte le attività umane che si possano immaginare c'è almeno un Istituto o un gruppo di ricercatori del Cnr che le stanno studiando. Quindi perché al Cnr non dovrebbe esserci un organo che studia i modi per tassarci meglio, eliminando a priori motivi di malcontento dei contribuenti? Un tema di indubbio interesse, anche internazionale, che non ha ancora trovato una soluzione e quindi giustifica l'impegno del Cnr.
Ma qual è la tassa che è stata "inventata" senza farla sembrare tale? L'assicurazione obbligatoria degli edifici contro terremoti, alluvioni e disastri vari.

In realtà non è un'idea tanto nuova: circola da tempo e viene portata avanti in genere da coloro che esprimono e hanno sempre espresso dubbi e contrarietà sulla possibilità di mettere in sicurezza il Paese con una grande operazione di opere pubbliche che rilancerebbe economia e occupazione. Forse strette frequentazioni di Assicuratori possono influenzare le opinioni di alcuni in quella direzione. Specialmente se questi Assicuratori si mostrano prodighi nel finanziare "disinteressatamente" per esempio certe ricerche sismologiche insieme ai ricercatori in esse impegnati.
L'iniziativa, pubblicizzata dall'Ufficio Stampa del Cnr, si è manifestata ieri, 25 novembre, con la presentazione di un libro dal titolo "Calamità naturali e coperture assicurative" di Antonio Coviello.

Coviello è un ricercatore dell'Irat-Cnr e docente alla seconda Università di Napoli di "Economia e Gestione delle Imprese di Assicurazione".
Confesso che non ho letto il libro e che non ho alcuna intenzione di leggerlo. Ho letto solo la scheda di presentazione. Pur scritta in un italiano per me di difficile comprensione, penso di poterla interpretare, e con essa il libro, come un deciso sostegno per l'assicurazione obbligatoria degli edifici.

Secondo osservatori qualificati, si tratterebbe di un affare dell'ordine di 20 miliardi di € annui per le Assicurazioni. Non so quanto di questa somma andrà allo Stato Italiano. Questo appare al momento del tutto secondario perché, secondo i promotori, lo Stato dovrebbe esser semplicemente contento del fatto che in caso di catastrofe non dovrebbe preoccuparsi di finanziare ricostruzioni e situazioni di emergenza.

Penserebbero a tutto le Assicurazioni.

Non mi risulta che le Assicurazioni siano enti di beneficenza e immagino che i "premi" da pagare in un territorio come il nostro siano consistenti, per arrivare ai 20 miliardi che dicevamo prima. Ogni anno in Italia spendiamo circa 6-7 miliardi per le varie catastrofi di varia natura ed è "ragionevole" darne circa il triplo alle Assicurazioni! Se poi le Assicurazioni pagano regolarmente le tasse, possiamo pensare che 6-7 miliardi annui vengano recuperati dallo Stato, che può fare tra l'altro il bel gesto di eliminare l'Imu.

Quindi, ricapitolando, le Assicurazioni pagano danni per 6-7 miliardi agli assicurati, 6-7 miliardi di tasse allo Stato e guadagnano 6-7 miliardi netti.

A me sembra un'operazione semplicemente geniale e molto lucrosa, il che spiega anche l'entusiastico impegno dei supporters dell'operazione stessa. Fare i supporters di un'operazione così lucrosa non è illegale, anzi chi si dà da fare  immagino che sarà giustamente e adeguatamente ricompensato. Se però il supporter ha una posizione ufficiale in seno allo Stato, come Ricercatore o Professore Universitario, appare del tutto evidente che ci troviamo di fronte ad una situazione che si appalesa non proprio corretta.

Se, addirittura, i supporters hanno posizioni di responsabilità in seno a organi di consulenza tecnico-scientifica della Protezione Civile, sono necessari interventi drastici, perché in tal caso non basta più essere onesti, bisogna anche sembrarlo.
Recentemente si è sviluppata una mentalità affaristica attorno alle questioni tecnico- scientifiche della difesa dai fenomeni naturali, approfittando anche della modesta preparazione nella materia delle amministrazioni locali, che sono poi quelle più chiamate in causa.
Scopriamo così docenti universitari che propagandano l'acquisto di strumenti di bassissimo valore tecnico, sui quali hanno un qualche interesse, invece di dedicarsi alla ricerca scientifica avanzata, come il loro ruolo imporrebbe.

Comportandosi così costoro provocano un doppio danno al Paese: da una parte fanno una concorrenza sleale agli Studi Professionali privati, perché mentre quest'ultimi si devono pagare tutto, dalle stanze di lavoro fino alle matite, i dipendenti universitari hanno tutto pagato e disponibile; dall'altra occupano ingiustamente posizioni di ruolo, che potrebbero essere utilizzate con maggior profitto per il Paese da giovani magari più preparati, che spesso sono invece costretti ad emigrare. Gli stessi Studi Professionali invece di assumere giovani rischiano di dover chiudere.

Si potrebbero addirittura verificare situazioni in cui concorsi universitari risultano inficiati da rapporti di collaborazione professionale retribuita o da altri interessi quando membri delle Commissioni sono "in affari" con qualcuno dei candidati.

E’ un fenomeno che si va diffondendo, tanto che dovrebbe richiamare l'attenzione del Ministero dell'Università e della Ricerca che, dopo indagini accurate ma non difficili, potrebbe addivenire a licenziamenti in tronco, eliminando così posizioni di privilegio, che appaiono insopportabili e inaccettabili. E’ opportuno, perciò, che gli organi preposti intervengano nella maniera più efficace possibile, per segnalare e reprimere eventuali abusi.

Intanto, Ministro e Rettori potrebbero con grande semplicità e una volta per tutte azzerare i doppi e i tripli incarichi retribuiti. Eliminando finalmente un'ingiustizia tipicamente italiana e passando alla Storia per un vero ammodernamento dei nostri Atenei, oltre a aumentare il numero dei posti di lavoro.

Al Presidente del Cnr, Nicolais, grande scienziato e tecnologo, che stimo e ammiro, mi permetto di suggerire di riportare, avendone egli le capacità, il Cnr al suo ruolo naturale e al suo alto prestigio!

Tornando alla assicurazione obbligatoria, è bene ricordare un'ovvietà: pagare una costosa assicurazione non significa che in caso di terremoto o di alluvione si avrà l'assicurazione di aver salva la vita. Solo edifici ben costruiti o ben ristrutturati e che non si trovano nei luoghi sbagliati, possono garantire la sicurezza a chi vi abita.

Lo Stato o, meglio, generazioni di politici neghittosi degli ultimi decenni hanno evitato sistematicamente di risolvere il problema, come invece hanno fatto altri Paesi sismici e civili. Non si capisce perché adesso noi cittadini dovremmo pagare una nuova tassa per non aver di fatto niente in cambio: nessun miglioramento reale delle nostre condizioni di sicurezza.

La terribile alluvione in Sardegna mostra, senza alcun dubbio, che non esistono calamità naturali, come recita il titolo del libro di Coviello, ma esistono ignoranza e abnorme sfruttamento del suolo, che hanno permesso a pochi di arricchirsi sulla pelle di molti.

Ma il vento sta cambiando...

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