23. 08. 2017 Ultimo Aggiornamento 22. 08. 2017

"... scorie nucleari fanno andare gli autobus ..."

Categoria: L'angolo di Boschi

Dalla Relazione annuale della Corte dei conti emerge che nella gestione 2015 della Sogin sono stati riscontrati aspetti negativi non trascurabili (vedere articolo del Foglietto a parte).

La Sogin, come molti sanno, è la società pubblica incaricata di risolvere il problema pluridecennale della sistemazione dei nostri rifiuti nucleari in un Deposito Unico Nazionale. Di questo Deposito si parla dalla fine degli anni '80 del secolo scorso ma, fino a oggi, giugno 2017, nessuna soluzione è stata trovata.

Sulla base di criteri, a mio avviso discutibilissimi, e seguendo metodi di analisi mai spiegati, sono stati individuati i luoghi del territorio nazionale idonei per il Deposito.

La carta di questi luoghi (CNAPI), che doveva essere resa nota nel 2015, è invece tuttora conservata in una misteriosa cassaforte, e nel corso del tempo è diventata una specie di barzelletta.  

Nel 2015, fu addirittura messa in atto sui principali mezzi di informazione una costosa campagna pubblicitaria, che avrebbe dovuto rendere la predetta carta accettabile alle popolazioni coinvolte. Chi la ricorda avrà notato che gli argomenti utilizzati erano del tutto incongrui se non addirittura risibili.

I Comuni indicati nella CNAPI avrebbero poi potuto mostrare interesse all'operazione ed eventualmente candidarsi a ricevere il Deposito e iniziare una trattativa, per giungere alla scelta definitiva.

Un'operazione di tipo "bottom-up", che dovrebbe dare l'impressione che a decidere siano i cittadini, sperando così di evitare la sindrome NIMBY che, in parole povere, significa "fate quel che vi pare, basta che sia lontano da casa mia".

La NIMBY potrebbe portare al rifiuto invalicabile da parte della popolazione dei luoghi prescelti. Rifiuto, a mio avviso, del tutto giustificato proprio dai criteri stabiliti per la scelta dei siti.

Infatti, sempre secondo me, applicando alla lettera i criteri utilizzati, nell'Italia continentale, in Sicilia e nelle isole minori nessun sito risulterebbe adatto. La Sardegna sarebbe, comunque, da escludere per le difficoltà insormontabili del trasporto di materiale molto pericoloso.

A bloccare tutto l'iter ci ha pensato, comunque, la politica: elezioni di varia natura degli ultimi anni hanno sconsigliato di introdurre un argomento che avrebbe potuto generare contrarietà verso i governi in carica. Siccome abbiamo continuamente elezioni e referendum, è probabile che una soluzione non verrà mai trovata.

Nel luglio del 2016, i vertici della Sogin sono stati completamente rinnovati.

Sembrava anche essersi rinnovato l’orientamento governativo sulla procedura da seguire per arrivare alla pubblicazione della CNAPI, che è diventata il punto di arrivo della procedura di Valutazione Ambientale Strategica (VAS) dell’intero programma nazionale di gestione del combustibile e dei rifiuti radioattivi.

Un modus operandi apparentemente logico, ma viene spontaneo sospettare che sia l’ennesimo escamotage dell'esecutivo per temporeggiare e rimandare ulteriormente la difficile gestione del consenso sul deposito.

Inoltre, la VAS richiede lunghi tempi di attuazione a cui si aggiungeranno ulteriori ritardi fisiologici dovuti a emendamenti, revisioni, riscontri ... che coinvolgeranno, oltre al Ministero per l’Ambiente, quello dello Sviluppo Economico e dei Beni Culturali. La condizione perfetta per rimpalli, rinvii e sospensioni. Senza che vi sia qualcuno che abbia la regia del processo: l’onere di coordinare, l’impegno di incalzare, l’obbligo di sanzionare eventuali inadempienze.

Secondo incomprensibili previsioni espresse ad agosto 2016 dal ministro Calenda, la CNAPI non sarebbe potuta essere tirata fuori prima dell’autunno 2017, nella migliore delle ipotesi. Infatti, anche se gli atti richiesti all’inizio di questa delicata procedura sono stati compiuti, è sopraggiunto un ulteriore freno. Il solito male italico capace di rimandare tutto sine die, esponendoci anche ad una pessima figura in campo internazionale: la burocrazia.

La nuova Sogin molto correttamente a metà settembre 2016 ha consegnato al Ministero dello Sviluppo Economico il Rapporto Ambientale. A questo punto, per poter procedere alla VAS, manca il Programma Nazionale per gestione del combustibile esaurito e dei rifiuti nucleari. Ovvero, l'inventario di tutti i rifiuti radioattivi presenti sul territorio nazionale, assieme alla descrizione tecnica delle fasi della loro gestione.

Inventario che poi va integrato con la descrizione e la valutazione degli effetti che l’attuazione degli interventi necessari potrà avere sull'ambiente. Questo fondamentale documento che, nel rispetto della normativa europea recepita dalla nostra legislazione, compete al Ministero dell’Ambiente, non sembra aver fatto progressi.

Anzi, sembra proprio non esistere.

Pertanto, l’avvio vero e proprio della prima tappa procedurale della VAS fluttua nel limbo dell’incertezza, dell'incompiuto se non del dimenticato.

Fino a quando? Fino al prossimo richiamo della Commissione Europea? Alla prossima interrogazione parlamentare? Alla prossima contestazione popolare? Alla prossima puntata del programma delle Iene o di Report?

Ma i ritardi sono ancor più gravi di quanto sopra descritto. Ritardi che si possono indicare con l'acronimo Isin.

Isin, infatti, è l’Ispettorato nazionale per la sicurezza nucleare, ovvero l’autorità di regolamentazione e controllo in materia nucleare. In parte, andrebbe a ricoprire le competenze oggi svolte dall’ISPRA, in particolare nel delicato ambito delle autorizzazioni. La cronica penuria di risorse dell’Ispra porta a dei colli di bottiglia nell’attività di decommissioning di Sogin. Non è difficile capire che questa situazione di transizione dilatata in tempi indefiniti è un'ulteriore ragione di confusione, incertezze e ritardi.

L’Isin è stata costituita nel 2014. La proposta di nomina di Maurizio Pernice come direttore, nonché quella dei componenti della Consulta del medesimo Ispettorato, Stefano Laporta, con funzioni di coordinamento organizzativo interno, Laura Porzio e Vittorio d’Oriano, risale al settembre del 2016. I nominativi sono stati approvati dal Consiglio dei Ministri dell'11 novembre. Se sono stati nominati dai nostri Ministri saranno indubbiamente personaggi d'alto livello.

Misteriosamente, da allora non si è ancora visto il decreto attuativo per la costituzione e il funzionamento dell’ISIN, i cui compiti di ispettorato, continuano ad essere demandati all’ISPRA come dicevamo e come si legge in una direttiva del Ministero dell'Ambiente datata 7 dicembre 2016.

Da allora son passati circa otto mesi e non è stato fatto nessun passo avanti.

Concludendo, solo la Sogin ha svolto il suo compito in questo ultimo anno. Tutti gli altri attori sembrano o non aver capito bene la loro parte o non ne sono stati informati. In ogni caso, continuano a restar muti benché siano al centro della scena e sotto potenti riflettori.

Le competenze tecnico-scientifiche dei nostri governanti sono in tutta evidenza estremamente scarse in tutti i campi, anche in quelli non particolarmente complessi. Figurarsi che cosa capiscono delle caratteristiche delle scorie nucleari!

Ciononostante, possiamo sperare che almeno capiscano che non si tratta di decidere se il Deposito delle scorie nucleari vada o non vada fatto?  

Va indubbiamente fatto e questo continuo rimandare mostra solo una loro sostanziale incapacità di decidere, se non qualcosa di peggio.

Non è un caso se siamo il Paese dei problemi insoluti e del caos.

Il caos è un ordine non ancora decifrato?

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P.S.

Il titolo di questo articolo è tratto dal testo della canzone Uomo di Adriano Celentano


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