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Sabato, 22 Giu 2024

Voglio ricordare, con grande ammirazione e tanto affetto, lo straordinario atto di stile e di dignità del Presidente della Repubblica che, con il decreto n. 29/C/2016, di cui ha dato informazione soltanto Il Fatto quotidiano, ha disposto la stabilizzazione dei precari del Quirinale che hanno superato i 36 mesi di servizio, in applicazione della normativa interna e dei principi europei, nonostante l’Organo costituzionale non sia obbligato ad attuarli.

Provoca, invece, incredulità che i vertici dell'INGV - nonostante nel 2013, grazie a un lungo e costante impegno di molti, fu fatta una legge ad hoc per far fronte all'annoso problema del precariato - ad oggi non hanno risolto la questione.

La legge poteva essere resa operativa rapidamente stabilendo secondo regole oggettive - dando la priorità al personale già in possesso nel 2006 dei requisiti per la stabilizzazione, che all'epoca restò al palo per la carenza di posti in una pianta organica assurdamente immodificabile - i tempi della messa in ruolo dei duecento precari in cinque anni. Fatto questo si dovevano dedicare tutte le energie alla ricerca di nuovi prestigiosi traguardi e al loro raggiungimento. Come avviene nei migliori centri di ricerca competitivi. E non a lacerarsi in interpretazioni forzate di una legge fatta esclusivamente per i precari dell'Istituto.

Nessun grande progetto europeo o italiano è stato messo in atto (cioè concepito, approvato e finanziato) in questi ultimi anni. Già nel 2010 era stato affermato che, sulla base del terremoto aquilano, "abbiamo imparato moltissimo e possiamo cercare di applicarlo per il futuro e cioè che ci sono molte evidenze che ci possono aiutare a dire sta per arrivare un terremoto, in un ambiente estensionale tipo il nostro".

Come mai sei anni dopo non è stato poi fatto niente per Amatrice? Si doveva anche finalmente "scoprire" come funziona la Terra. Un "progetto" battezzato WE (Working Earth) che, quando fu esposto, provocò l'entusiasmo di un dirigente di ricerca che ebbe a dire (testuale): "Quando c'era Boschi si navigava a vista mentre ora vedo un quadro d'insieme". A che punto siamo? Come lavora dunque la Terra? Come va la navigazione? La barca è infine in un porto sicuro?

È evidente - a mio avviso - che manca una vera progettualità complessiva. E tutto sembra fatto in modo da tenere sotto scacco il precariato storico dell’ente, una situazione che genera e genererà conflitti legali a non finire e reiterate rotture di rapporti personali, con danni gravissimi sulla qualità dei risultati scientifici.

Non è certo un caso che l'INGV, che per l'ANVUR fino al 2010 era in assoluto il miglior ente di ricerca italiano (per la Corte dei Conti, un istituto fortemente coeso), in una recente valutazione sia risultato uno dei peggiori, se non il peggiore.

C’è poi chi tenta addirittura di far passare come verità scientifiche idee assurde, documentate da testi, sul meccanismo dei terremoti, sull'origine del campo magnetico terrestre e su tanto altro ancora ignorando anzi disprezzando le verifiche sperimentali, cioè tornando a prima di Galileo!

E questo, di fatto, con la complicità di ricercatori, anche di alto livello, che tacciono per quieto vivere ma che, in privato, raccontano le tante divertenti amenità, senza rendersi conto della tragica perdita di credibilità che ne consegue.

Conquistarsi la credibilità richiede tempo e grande impegno: basta pochissimo per perderla.

Un indubbio passo importante per poter recuperare credibilità sarebbe, nel caso dell’INGV, quello di chiudere immediatamente la vertenza dei precari e trovare il modo di azzerare un contenzioso in continua crescita che, indubbiamente, inficia il prestigio di un istituto che un decennio fa era stato definito "rising star" da organi di valutazione internazionali.

Comunque la si pensi, quanto fatto per il precariato dal Presidente della Repubblica non può essere ignorato o messo in discussione, dato il ferreo e indubbio sostegno giuridico.

Precari che, in gran numero, oltre che all'INGV, operano in modo insostituibile anche presso tutti gli altri enti di ricerca.

A mio avviso, pur con il massimo rispetto, non è un caso che i vertici di alcuni di questi enti hanno poco a che fare con la moderna ricerca scientifica e tecnologica competitive.  E senza la tensione e la spinta della ricerca d'avanguardia, il quieto vivere predomina e la burocrazia e gli amministratori prendono il sopravvento.

In Italia si fanno tantissime pubblicazioni ma i veri progressi autentici si fanno altrove.

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