25. 11. 2017 Ultimo Aggiornamento 24. 11. 2017

Occorre spegnere l'arroganza ancor più che un incendio

Categoria: L'angolo di Boschi

Un gruppo di dipendenti INGV-OV continua a scambiarsi accuse poco eleganti in relazione al terremoto di Casamicciola del 21 agosto scorso. Cercano di dissociarsi da gravi responsabilità. Chissà quanto durerà l'andazzo. Che si rassegnino: sarà difficile recuperare credibilità: l'errore è destinato a restare a lungo nella memoria collettiva.

Varie volte, a proposito di Casamicciola, io stesso ho dovuto dichiarare, ai numerosi giornalisti che mi hanno interpellato, di essere completamente estraneo alla vicenda non avendo alcun tipo di rapporto con l'INGV da oltre sei anni.

Non è certo un caso che l'INGV abbia visto ridotto il fondo premiale attribuito dal MIUR, mentre altri enti hanno conseguito notevoli incrementi. Non è stato neppure accreditato per svolgere il Dottorato di Ricerca in Geofisica. In altri tempi, non sarebbe potuto succedere: anzi, a nessuno sarebbero nemmeno venute in mente simili eventualità. Conseguenze dei sempre più rari risultati scientifici INGV degni di nota. D'altra parte, non è che limitandosi a organizzare gite per fotografare gli effetti geologici dei terremoti, visibili sulla superficie terrestre, si possa contribuire allo sviluppo della Sismologia.

L'INGV ha ormai rinunciato a svolgere il ruolo di ente di cultura scientifica di alto livello, che si muove in modo del tutto indipendente da qualunque potere che non sia la Carta Costituzionale e le leggi della Fisica: sempre esclusivamente a garanzia degli interessi dei cittadini. Ormai si dedica con Regioni, Ministeri e Compagnie Petrolifere ad accordi quadro di impatto scientifico nullo, peraltro concepiti in modo tale che l'INGV risulti sistematicamente l'unico responsabile di eventuali disastri, in cambio di poco o niente.

Leggendo la convenzione decennale INGV – Protezione Civile, firmata nel 2012, si capisce chi di fatto condiziona le scelte scientifiche e programmatiche dell'Istituto, ormai destinato a scomparire come produttore di ricerca avanzata. Già sottoscrivere una convenzione decennale la dice lunga sulla reale volontà di competere a livello internazionale.

Le discussioni delle settimane scorse sul terremoto di Casamicciola mostrano arroganza, abissali vuoti culturali e una totale assenza del senso dello Stato: critiche personali malevole, accuse reciproche seguite, poi, da incongrue manifestazioni di solidarietà ... Comportamenti che nulla hanno a che vedere con un centro di ricerca scientifica, più simili a quelli di un partito politico in crisi di identità. Non è certo un caso che le recenti valutazioni dell'ANVUR abbiano collocato l'INGV fra gli enti di ricerca peggiori, anzi il peggiore dei grandi enti.

Alla fine del secolo scorso, l'INGV fu fondato come somma dell'ING, dell'Osservatorio Vesuviano e di tre Istituti del CNR. L'OV e i tre Istituti CNR avevano precari e piante organiche ridottissime, già tutte occupate. L'INGV ereditò molti precari anche dal Gruppo Nazionale Difesa dai Terremoti e dal Gruppo Nazionale Vulcanologia del CNR. Un problema apparentemente insolubile per il neonato INGV: il pagamento degli stipendi del gran numero di precari era molto difficile, addirittura era a rischio la tenuta stessa dell'ente.

Tra il 1999 e il 2008, sottoposi la questione ai vari titolari del Ministero Istruzione Università Ricerca (MIUR): Luigi Berlinguer, Ortensio Zecchino, Letizia Moratti, Fabio Mussi e, infine, Mariastella Gelmini.

Il problema poteva essere risolto solo ampliando la pianta organica. Non fu possibile: il precariato era ed è diffusissimo in tutta la Pubblica Amministrazione. "Politicamente" si considerò inopportuno ampliare solo la pianta dell'INGV; si temevano richieste analoghe da tanti altri enti, che non avrebbero potuto essere soddisfatte. Si sarebbe creato un numero di scontenti di gran lunga superiore a quello dei contenti e questo ai politici non piace.

Quando si manifestò addirittura l'eventualità di non poter pagare gli stipendi ai precari tenemmo riservata la gravità della situazione, per non turbarli ulteriormente. Stavano producendo contributi scientifici di grande rilievo, accettati nelle migliori riviste internazionali. Grazie ai quei contributi, l'INGV risulterà poi il migliore degli enti di ricerca italiani per il periodo 2004-2010 e uno dei migliori al mondo in geofisica.

Inoltre, alla Commissione Bilancio della Camera, mi fu spiegato che condizione inderogabile per trovare una soluzione per i precari era mantenere l'Istituto costantemente virtuoso: funzionare al meglio pur avendo sempre disponibili i fondi necessari per le stabilizzazioni. In altre parole, nel caso in cui si fosse trovata una soluzione per la stabilizzazione dei precari, questa doveva rientrare costantemente nelle possibilità economiche dell'ente. Senza poter dimostrare la necessaria copertura finanziaria era inutile darsi da fare per ampliare la pianta organica: i soldi erano la prima condizione!

La ricerca dei finanziamenti diventò una vera e propria gara atletica di resistenza, che si concretizzò in anticamere ministeriali snervanti, in una pazienza infinita e in "fantasiose" iniziative.

La distribuzione dei fondi agli enti di ricerca veniva effettuata sulla base del finanziamento attribuito nell'anno precedente, aumentato o diminuito proporzionalmente ad esso, a seconda delle disponibilità. Un metodo disastroso per un ente che partiva da molto poco: qualunque percentuale di molto poco è sempre molto poco.

Era necessario trovare strade nuove per mantenere sempre "ricco" l'Istituto. E, in effetti, riuscimmo a portare il fondo ordinario a una cifra considerevole. Non sembra che negli ultimi sette anni sia cresciuto, anzi ...

I soldi si devono chiedere, anzi pretendere dal potere esecutivo: chiedere soldi pubblici per la ricerca sismologica e vulcanologica nel Paese più sismico e vulcanico d'Europa mi è sempre sembrata cosa buona, giusta, doverosa ed estremamente onorevole. Non basta chiederli, però, bisogna anche ottenerli e, poi, spenderli bene. È per questo che è assolutamente necessario essere credibili.

In quegli anni, i governi cambiavano frequentemente e al MIUR cambiavano i Ministri. Ognuno di loro seguiva una propria logica e non era sempre facile essere ricevuti tempestivamente per evidenziare pressanti questioni di pura sopravvivenza: gli stipendi vanno pagati tutti i mesi.

Nella tarda estate 2008, sfruttai una possibilità che generosamente la sorte mi offrì.

Nella mia lunga carriera, credo di aver rilasciato qualche migliaio di interviste accumulando anche una notevole esperienza. Me ne servivo per mostrare quanto l'INGV fosse indispensabile per il Paese. L'8 settembre del 2008, in un’intervista rilasciata alla Stampa, trovai il modo di attirare l'attenzione con un "particolare" linguaggio, parlando del precariato. Funzionò, anche grazie all'intervistatrice che non "censurò" le mie parole e allo spirito di iniziativa dell'addetta stampa dell'epoca, che costruì l'occasione. Tutto andò per il meglio e ne fui molto soddisfatto. Forse con le mie dichiarazioni "volgari" persi un po' del mio prestigio, ma di prestigio ne ho avuto sempre tanto, anche troppo. Erano i soldi che mancavano. Tre personaggi, non particolarmente brillanti e forse in cerca di visibilità, non capirono il senso di quell'intervista e la usarono per tentare di denigrarmi, ottenendo il risultato opposto. Sono rimasti in due perché uno di essi purtroppo è deceduto.

Chi è veramente capace nel suo lavoro, intelligente ed equilibrato anche di fronte ad imprevisti, mantiene in tutte le ore del giorno e tutti i giorni quelle caratteristiche. Se si commettono errori, anche gravi, come nel caso del sisma che ha colpito Casamicciola, per salvaguardare l’immagine e la storia dell’INGV, bisogna ammetterli e chiedere scusa, evitando di sconfinare nel grottesco, arrampicandosi sugli specchi e gridando, con arroganza, al complotto. Dimostrando così di essere inaffidabili e non equilibrati, non solo in una particolare situazione ma sempre.

In sintesi, come scriveva Eraclito, “Tracotanza occorre spegnere più che vampa d'incendio”.

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Geofisico dell’Accademia dei Lincei


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