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Giovedì, 19 Feb 2026

Costituiscono un vero e proprio esercito i 3.491 precari che gravitano nell’orbita del Cnr, il più grosso ente di ricerca pubblico italiano, da marzo scorso presieduto dal Luigi Nicolais, ex ministro ed ex deputato Pd.

I più “fortunati”, in quanto possono godere delle condizioni di lavoro dettate dal contratto nazionale al pari dei dipendenti di ruolo, sono i 1.130 lavoratori a tempo determinato, assunti con le modalità più disparate. Una quota minoritaria di essi (134) sono pagati attingendo ai fondi ordinari, altri 159 contratti trovano copertura su fondi esterni a gestione centralizzata, mentre la maggior parte (837) sono stipulati con la rete di ricerca sparsa sul territorio nazionale. Anche la durata residua dei contratti è tutt’altro che omogenea.  Per 36 di essi (il 3%) il contratto scade nel 2012, 128 nel 2013 (11%), 129 nel 2014 (11%), 195 nel 2015 (17%), 308 nel 2016 (28%) e 334 addirittura nel 2017 (30%).

Non è dato sapere l’anzianità media dei contrattisti, ma sicuramente la situazione non è delle migliori, anche per le scarse prospettive di stabilizzazione che si intravedono all’orizzonte.

Ma, a fronte di questo ‘purgatorio’, al Cnr esiste un vero e proprio ‘inferno’ del precariato, nel quale le tutele sono praticamente nulle.

Nel girone degli assegnisti si contano ben 1.563 anime, alcune delle quali in precedenza potevano vantare un contratto a tempo determinato, ma sono state costrette alla retrocessione per la mancanza di fondi necessari per il rinnovo.

Non stanno certamente meglio i 482 co.co.co.  e i 316 borsisti.

Una situazione esplosiva, quella del precariato al Cnr, che fu portata all’attenzione del ministro Profumo diversi mesi fa, ottenendo in cambio solo la promessa di un tavolo tecnico, che in pratica non è mai stato avviato.

Si tratta di un ulteriore elemento di giudizio negativo sulle politiche sociali e del lavoro del governo dei tecnici.

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