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Martedì, 17 Feb 2026

Comunicato Usi-Ricerca

Tra qualche giorno, c’è da giurarlo, i dipendenti dell’Istat verranno raggiunti dal rituale messaggio di fine anno del presidente dell’Istituto che, ancora una volta, si può essere certi, magnificherà l’operato dell’ente e dei suoi vertici.

Sta di fatto che, nonostante l’enfasi data ai programmi di asserito benessere che avrebbero avuto come destinatari i lavoratori dell’Istat, il personale vive una situazione di reale malessere, tutt’altro che percepito.  Per di più prolungato e reiterato.

I dati di fatto sono oggettivi e parlano da soli.

Come abbiamo più volte sottolineato, giungere a dicembre 2012, senza essere stati in grado di assicurare al personale l’erogazione dei rimborsi per le attività assistenziali per l’anno in corso, nonché il saldo del 2° semestre 2011 e la prima tranche 2012 del fondo produttività collettiva e individuale, rappresenta la dimostrazione  delle inefficienze da parte di un’amministrazione che, paradossalmente quanto demagogicamente, fa del benessere del suo personale una bandiera, che invece sarebbe meglio ammainare.

Totalmente ignorate, poi, le situazioni di quanti aspirano a un passaggio di livello, a una progressione economica o a un  legittimo cambio di profilo.

I ripetuti e continui solleciti di Usi-Ricerca ai gestori dell’ente sembrano cadere sistematicamente nel vuoto.

Per far sì che non si parli di tali importanti problematiche, che hanno riflessi tangibili sulla busta paga dei dipendenti, sempre più falcidiata da gabelle di ogni sorta imposte da un governo lontano anni luce dai bisogni dei lavoratori, i soloni di via Balbo hanno pensato bene di  sviare l’attenzione del lavoratori stessi,  creando un falso problema: quello della chiusura delle sedi nei giorni 24 e 31 dicembre.

Se così non fosse stato, non si capisce perché una tale iniziativa non sia stata presa e propagandata per tempo, e non qualche giorno prima della chiusura, in modo da dare a tutto il personale di organizzarsi per compensare le ore non lavorate nei predetti due giorni.

L’Usi-Ricerca, nel corso della riunione con l’amministrazione del 14 dicembre scorso, ha seccamente contestato l’iniziativa delle “ferie forzate”, definendola inammissibile per manifesta intempestività.

Alla riunione sulla “importante” problematica era addirittura presente il direttore generale, Maria Carone, che da quando ha messo piedi in Istat non si era mai degnata di farsi vedere agli incontri di contrattazione integrativa con i sindacati.

Ella ha cercato di motivare la chiusura delle sedi  invocando la spending review, la cui “nascita”, come noto, risale ormai ad alcuni mesi fa.

Peccato che analoga giustificazione non sia valsa per i cellulari assegnati ai dirigenti amministrativi che, allo stato, non hanno un incarico.

Quanto alle modalità di “recupero” delle due giornate di chiusura delle sedi,  ai più sembra essere sfuggito che la prima bozza di provvedimento, inviata ai sindacati prima del citato incontro del 14 dicembre, ha subito modifiche nella sua versione finale resa pubblica al personale.

Se l’Usi-Ricerca ha rigettato in toto la proposta dell’amministrazione, non altrettanto sembra abbiano fatto altri, che invece hanno accettato il contraddittorio, ottenendo modifiche del testo, salvo poi non uscire allo scoperto di fronte alle legittime contestazioni dei lavoratori.

Ad avviso di Usi-Ricerca, l’amministrazione dell’ente è ancora in tempo per ritirare l’inopportuno, intempestivo e vessatorio provvedimento di chiusura delle sedi.

Se lo facesse, come ci auguriamo, potremmo dire che si tratterebbe, una volta tanto, peraltro la prima del 2012, di un atto volto a non aggravare il malessere del personale.

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