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Lunedì, 17 Ago 2026

di Ivan Duca

Era il 18 febbraio del 2012, quando l’allora neo-ministro Francesco Profumo del governo tecnico Monti, in autosospensione da presidente del Cnr, decise di nominare quale suo successore alla presidenza del Consiglio nazionale delle ricerche Luigi Nicolais.

Così, finalmente, si imprimeva la tanto attesa accelerazione per il rilancio del Cnr e la risoluzione degli ormai non più procrastinabili problemi che da tempo affliggevano il più grosso ente di ricerca del Paese: valorizzazione del personale, coinvolgimento della comunità di ricerca nelle scelte strategiche, regolamenti, riduzione della burocrazia interna, valutazione e parametrizzazione dei compensi per le direzioni delle strutture e dipartimenti.

Invece, dopo un anno di presidenza Nicolais, si deve prendere atto che nessuno dei problemi elencati è stato risolto.

Ricercatori e tecnologi attendono ancora l'attivazione delle procedure per l’anticipo di fascia (art. 8 Ccnl) e, soprattutto, per le progressioni di livello (art. 15 Ccnl) bloccate al 1 gennaio 2007, chiedendo al contempo regole chiare, trasparenti e oggettive, dove tutto l’insieme dei titoli e dei prodotti della loro attività di ricerca (pubblicazioni, brevetti, ecc.) venga considerato complessivamente e non solo in parte, così come paradossalmente accaduto nelle precedenti valutazioni.

Chi, poi, si aspettava il tanto sollecitato coinvolgimento del personale di ricerca, auspicato addirittura nel Consiglio di Amministrazione e richiesto a gran voce dalla comunità durante la stesura dello statuto, è rimasto ancora una volta deluso. Ad oggi, il personale trova udienza solo ed esclusivamente nei consigli di istituto delle singole strutture di ricerca senza, di fatto, nessuna possibilità di incidere nelle scelte decisionali.

Eppure dai nuovi regolamenti potrebbe venire la risoluzione per molte problematiche, quali appunto il coinvolgimento del personale nelle scelte strategiche dell’ente e l’eliminazione dell’assurda burocrazia che oggi appesantisce oltremodo la già elefantiaca macchina Cnr.

Non a caso si registrano vicende di inefficienza a dir poco sbalorditive, da ultimo quella raccontata dal Foglietto la settimana scorsa.

Oggi un ricercatore del Cnr che si adopera per reperire fondi con i quali condurre ricerca per la collettività è considerato da molti un masochista.

Infatti, senza alcun aiuto, il ricercatore deve competere con una concorrenza internazionale certamente più efficiente, ed una volta vinta la competizione deve districarsi nei meandri della macchina burocratica del Cnr per utilizzare i fondi, oltre a dover pagare dazio all’ente.

Tale condizione, fortemente demotivante, inevitabilmente condurrà ad una riduzione sostanziale di partecipazione ai bandi per l’attribuzione di progetti da parte dei ricercatori, con il conseguente impoverimento dell'ente stesso.

Ultimo, ma certamente non ultimo, c'è, poi, il problema che, sin dall’introduzione della riforma Moratti del 2005, ha determinato una riduzione importante dei fondi ordinari per la ricerca, per far fronte al mantenimento degli organi di governo della rete: le direzioni di dipartimento e di istituto. Infatti, se prima dell’introduzione della riforma Moratti i direttori d’istituto complessivamente costavano all’ente 2,5 milioni di euro, ora per retribuire i direttori di dipartimento e gli stessi direttori d’istituto servono circa 15 milioni, senza che via sia alcuna valutazione annuale della loro attività che, peraltro, risulta priva di obiettivi prestabiliti.

Anzi, sembra che nel Cnr di oggi sia possibile finanche che un direttore di istituto possa utilizzare i fondi assegnati per un progetto specifico per attività del tutto estranee, senza doverne dar conto tanto ai vertici e ai responsabili delle attività di ricerca.

Dopo un anno di gestione Nicolais, forse non è azzardato dire che è buio a piazzale Aldo Moro.

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