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Martedì, 25 Ago 2026

di Roberto Tomei

La fiducia è una cosa seria. Ce lo ricordava qualche decennio fa anche la pubblicità di una famosa  azienda alimentare.

Sta di fatto, però, che all’Istat  aumentano perplessità e mugugni da parte di coloro che hanno confidato le loro pene sul posto di lavoro alla Consigliera di fiducia, che forse continua a godere della fiducia di chi l’ha nominata (l’amministrazione) ma vede progressivamente scemare quella del personale dell’ente statistico.

Non solo da parte della Consigliera non si dà riscontro dell’esito delle istruttorie condotte e (forse) concluse in merito ai vari casi sottoposti alla sua attenzione, ma nemmeno si dà seguito alle richieste di accesso, sempre da parte degli interessati, agli atti che la stessa Consigliera avrebbe dovuto produrre.

Ne sanno qualcosa alcuni dipendenti in forza all’ufficio territoriale Istat della Campania che, ad oggi, nonostante sia decorso da tempo il termine di 30 giorni, non hanno ricevuto alcuna risposta dalla Consigliera in merito alla loro istanza.

Neppure il direttore generale dell’Istat, Maria Carone, che si era impegnata a “adottare tutte le iniziative e le misure idonee ad assicurare il buon esito della fattispecie in esame”, è riuscita nell’impresa di far battere un colpo alla Consigliera dell’ente, la cui attività continua a essere avvolta da un alone, sempre più fitto, di mistero.

Né a diradare le nebbie basta la Relazione annuale 2012 sull’attività svolta dalla Consigliera. Pur trattandosi di due esigue paginette, la prima delle quali peraltro dedicata a una descrizione (l’ennesima) dei compiti che la stessa dovrebbe assolvere, non mancano alcune stravaganze numeriche e di grammatica.

Sebbene si dichiari che sono state esaminate solo 42 situazioni, subito dopo emerge che il personale che si è rivolto alla Consigliera è pari al 28% del totale dei dipendenti (se analizzati per sede), che diventa addirittura il 51,3% se suddivisi per livello. In pratica, oltre un migliaio di lavoratori. Un dato che, se confermato, assegnerebbe all’Istat un primato tutt’altro che invidiabile.

Come nella precedente Relazione, non mancano ancora una volta clamorose “sviste” grammaticali: “Sono stati esaminate 42 situazioni”; “La maggior parte delle persone che si sono rivolte alla Consigliera hanno segnalato …”; “i lavoratori e le lavoratrici si sono rivolte”; “… la figura della Consigliera di Fiducia al quale …”.

La Consigliera, comunque, conclude la sua Relazione scrivendo che il personale ha manifestato la consapevolezza di rivolgersi a una persona esperta della materia (sic!) e che “Alcuni segnali (quali? ndr) indicano, tuttavia, la necessità di diffondere ancor più capillarmente la conoscenza di questa figura”.

Che “questa figura” esista, all’Istat lo sanno anche i sassi. Il vero problema è che nessuno è messo in condizione di conoscere l’esito concreto della sua sconfinata attività di ascolto di quanto “narrato” da chi, con fiducia, decide di rivolgersi a lei.

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