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Martedì, 17 Feb 2026

di Alex Malaspina

La gestione degli immobili che ospitano le sedi romane dell’Istat sta dando qualche serio grattacapo ai vertici dell’ente statistico.

Se l’ispezione dello scorso 9 febbraio da parte dei Vigili del Fuoco di Roma nella sede centrale di via Balbo, che ha accertato carenze “di particolare gravità” per la sicurezza dei lavoratori, sta provocando polemiche e forti tensioni, non meno preoccupante per gli amministratori dell'Istat appare la situazione dello stabile di viale dell’Oceano Pacifico, dove a settembre 2011 sono stati trasferiti tutti gli uffici e circa 490 unità di personale, già allocati per oltre un ventennio nella sede di via Ravà (canone di locazione 2,2 milioni annui), dismessa per finita locazione.

L’edificio di viale dell'Oceano Pacifico, con una superficie di circa 14mila mq., di proprietà della Fondazione Enpam (Ente nazionale di previdenza e assistenza medici e odontoiatri), occupato in  precedenza dalla Telecom, a settembre 2009 venne individuato e ritenuto idoneo alle esigenze dell’ente presieduto da Enrico Giovannini da una commissione, che, al contempo, aveva indicato anche un’altra opzione per un immobile ubicato in viale dell’Industria, anch’esso in linea con le richieste dell’ente.

Per il primo, la commissione precisava che “La sede è adeguata anche se il livello delle finiture  è modesto. La data di consegna è stata verbalmente fissata ad aprile 2010 (6 mesi dalla stipula del contratto, ndr) con le personalizzazioni già ultimate a cura e spese della controparte”; per il secondo, puntualizzava che “L’immobile è adeguato alle richieste, tuttavia la consegna è prevista per ottobre 2010 (12 mesi dalla stipula del contratto, ndr).

Sulla base di tali indicazioni, i vertici dell’Istat sceglievano la prima opzione, verosimilmente per i tempi di consegna decisamente più brevi, chiedendo all’Agenzia del Demanio di valutare la congruità del canone annuo di locazione proposto dalla Fondazione Enpam, che risultava essere di 4 milioni e 200 mila euro.

L’Agenzia, in data 4 marzo 2010, si pronunciava sulla richiesta dell’Istat, ritenendo congruo un canone annuo di 3 milioni e 740 mila euro rispetto a quello offerto dalla proprietà, sul presupposto, comunque, che la medesima proprietà si facesse carico di tutte le spese necessarie per gli interventi di ristrutturazione, messa a norma e rifunzionalizzazione degli spazi in relazione alle esigenze dello stesso Istat.

Il 12 maggio successivo Istat e Fondazione Enpam formalizzavano, con apposito contratto, la locazione dello stabile, con l’impegno da parte di quest’ultima ad effettuare, a propria cura e spese, i lavori di adeguamento dell’immobile alle esigenze del conduttore, entro e non oltre 180 giorni naturali e consecutivi dalla data di stipula dell’atto, per un primo lotto (sufficiente per accogliere sia gli uffici che il personale) ed entro e non oltre 365 giorni, per il secondo lotto. Pertanto, la consegna dello stabile sarebbe dovuta avvenire in due fasi: entro il 12 novembre 2010, per rendere operativi gli uffici, ed entro il 12 maggio 2011, per tutto il resto.

Sta di fatto, però, che – come dianzi evidenziato – l’Istat ha potuto varcare la soglia d’ingresso dello stabile di viale dell’Oceano Pacifico  soltanto il 12 settembre del 2011, con un ritardo di ben 10 mesi sulla tabella di marcia.

Paradossalmente, l’immobile di viale dell’Industria, a due passi dal Centro Congressi dell’Eur, anch’esso ritenuto idoneo dalla commissione, e per il quale la proprietà aveva richiesto un canone annuo di locazione a mq. addirittura inferiore,  sarebbe stato messo a disposizione dell’Istat il 12 maggio 2011.

Ma, fatto ancor più sconcertante, a quasi tre anni dalla stipula del contratto di locazione, è che molti lavori sono ancora da eseguire e, nel frattempo, è scoppiato un contenzioso tra le parti, che ha buone possibilità di approdare in tribunale.

Motivo del contendere tra i vertici dell’Istat e quelli della Fondazione Enpam, che di recente hanno avuto una serie di incontri peraltro infruttuosi, sarebbe una richiesta di circa 1,5 milioni di euro da parte della stessa Fondazione per opere di adattamento che l’ente statistico avrebbe chiesto di effettuare nel corso dei lavori di ristrutturazione.

Ma l’Enpam non avrebbe dovuto farsi carico di tutti gli oneri anche “per i lavori di rifunzionalizzazione dell’immobile in relazione alle esigenze dell’amministrazione locataria”?

Per quale ragione i lavori in contestazione non erano stati inseriti negli elenchi allegati al contratto sottoscritto il 12 maggio 2010? E, soprattutto, tali elenchi erano supportati da un idoneo progetto redatto dalla proprietà? Sarebbe davvero impensabile che il contratto sia stato stipulato in carenza di un progetto.

Quella che, però, sembra ancor più paradossale è la vicenda della superficie di circa 1000 mq.al piano terra dello stabile, che avrebbe dovuto ospitare una Sala Convegni, più pomposamente battezzata “Centro Congressi”.

Ad oggi l’area è un cantiere abbandonato, per la quale la Fondazione ha richiesto all’Istat il pagamento, dal 1° gennaio 2013, della quota parte di canone di locazione, quantificata in oltre 450 mila euro annui.

I lavori di adeguamento della superficie alle esigenze dell’Istat, per la realizzazione della Sala Convegni, stando al citato parere vincolante dell’Agenzia del Demanio sarebbero dovuti essere a carico dell’Enpam, ma – sfogliando il contratto di locazione – all’articolo 12, si scopre che tra le opere considerate “migliorie e innovazioni” dello stabile, con onere a carico del conduttore (l’Istat, ndr), vi sono proprio quelle relative al “centro congressi e alle aule didattiche”.

Secondo gli esperti del settore, il ricorso all’articolo 12 dovrebbe servire solo per esigenze future dell’amministrazione locataria e non per quelle che l’Agenzia del Demanio ha considerato come lavori o opere già realizzati o da realizzarsi, con onere a carico dell’Enpam, al momento dell’ingresso del conduttore (l’Istat) o nei sei mesi immediatamente successivi. In ogni caso, entro il termine del 12 maggio 2011.

Un contenzioso certamente non di poco conto, visto che sono in ballo circa 3 milioni di euro, che l’Istat per ora non sembrerebbe disposta a sborsare ma che lo potrebbe vedere soccombere nella aule dei tribunali.

Un’altra grana immobiliare, infine, affligge da qualche tempo l’amministrazione Istat ed è quella dei due appalti (da 7 milioni cadauno) per i lavori di ristrutturazione della sede centrale di via Balbo affidati al Provveditorato alle Opere Pubbliche, con convenzioni datate settembre 2002 e aprile 2009, e da questo appaltati con lo stravagante ricorso al sistema della secretazione.

Ma questa è un’altra storia.

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