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Martedì, 17 Feb 2026

di Biancamaria Gentili

Se c’è una struttura pubblica che sembra da tempo segnare il passo, questa è certamente l’amministrazione centrale del Cnr. Ad un anno dall’avvento dell’era Nicolais, tutto sembra essersi fermato a piazzale Aldo Moro. Anche le nomine del top management.

Molti ricorderanno un articolo del Foglietto del 16 ottobre scorso, dal titolo Al Cnr una pioggia di proroghe annunziate. Spunta anche un superman con cinque incarichi, nel quale si dava notizia della emanazione da parte del direttore generale Paolo Annunziato di un provvedimento, datato 8 ottobre 2012, di proroga, fino alla definizione del nuovo assetto organizzativo dell’ente e comunque non oltre il 31 marzo 2013, di ben undici incarichi dirigenziali in scadenza.

Ebbene, a distanza di sei mesi, la riorganizzazione dell’ente appare sempre più un miraggio, mentre di concreto c’è l’ennesima proroga semestrale dei predetti incarichi dirigenziali, anche se con qualche ritocco, ma soltanto di lieve entità.

Infatti, dal documento redatto dal direttore generale Annunziato il 22 marzo scorso emerge che, per esempio, Giuliano Salberini, pur essendo al vertice di una sola struttura (Ufficio affari istituzionali e giuridici),si troverà ad esercitare le funzioni e a disporre delle risorse relative di tre ex uffici dirigenziali (Contenzioso civile e patrimoniale, contenzioso del lavoro e ufficio del cda e del consiglio scientifico generale), oltre che di una struttura non dirigenziale indicata come Nato-Ue.

Per un dirigente di cui si ampliano le competenze, ve ne è un altro che vede ridotte  le sue seppur di poco. E’ il caso di Massimiliano Di Bitetto, facente funzioni di direttore centrale che nel precedente organigramma di incarichi ne aveva ben cinque, ora ridotti a quattro.

Tale modus operandi sembra costituire efficace conferma all’antico motto secondo cui in Italia non c’è nulla di più definitivo del temporaneo,

Ma dello stato di paralisi in cui versa l’amministrazione centrale del più grosso ente di ricerca del paese ne sanno qualcosa i numerosi ricercatori e tecnologi che, da qualche anno, attendono l’avvio delle procedure per la progressioni di livello ex art. 15.

Date per imminenti dallo scorso anno, ora di tali procedure sembrano essersi perse le tracce.

Forse è il caso che Luigi Nicolais, poco incline a relazionarsi con i sindacati, dato che nell’anno di presidenza si è visto assai di rado al tavolo della trattativa, dedichi una parte del suo tempo per la soluzione dei problemi del personale. Quello non dirigenziale, naturalmente.

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