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Mercoledì, 18 Feb 2026

di Roberto Tomei

Mentre si faceva fatica a nominare il nuovo Presidente della Repubblica e l’Italia era senza governo, il 20 aprile scorso si è appreso che il cda dell’Ingv in data 6 marzo 2013 aveva deciso di risolvere il contratto con la società Sviluppo Pisa, che prevedeva l’acquisto, al prezzo di 9 mln di euro, di una porzione di un realizzando edificio nella città della Torre pendente.

Motivo della marcia indietro, i ritardi nei lavori che avrebbero fatto saltare il rispetto del termine di consegna del manufatto fissato al 14 maggio 2013.

Da qui la necessità di intraprendere una possibile azione legale nei confronti della predetta società.

Si sa che l’Ingv può avvalersi del patrocinio notoriamente gratuito dell’Avvocatura dello Stato ma il cda ha ritenuto di optare per un legale del Foro di Pisa, adducendo motivazioni che suscitano quantomeno perplessità.

Innanzitutto, il cda fa riferimento alla volontà di non proseguire il rapporto con la suddetta società che sarebbe stata manifestata nelle precedenti riunioni del 24 maggio 2012, 1° ottobre 2012, 16 novembre 2012 e 18 dicembre 2012.

Forse potremo sbagliare, ma dalla lettura dei verbali (presenti sul web dell’ente) delle predette riunioni non sembra emergere tale volontà.

Poi, il medesimo cda invoca a ulteriore supporto le “condizioni economiche-finanziarie (meglio economico-finanziarie, ndr) di Ingv” e le “normative nel frattempo emanate dal governo (vedi anche spending review)”, queste come quelle del tutto imprecisate.

In ogni caso, motivi di bilancio, determinati proprio dalle carenze di risorse e dalla spending review, forse avrebbero dovuto consigliare un atteggiamento del tutto opposto, vale a dire il ricorso all’Avvocatura dello Stato, senza aggravio per le casse dell’ente.

Ma a escludere tale opzione, a detta del cda, sarebbe stata determinante la circostanza che l’Avvocatura erariale “ha sede a Firenze e nessun ufficio a Pisa”, circostanza che però appare priva di pregio, atteso che, come noto, il capoluogo toscano dista da Pisa circa 50 minuti, sia che lo si voglia raggiungere in treno (partenza da S.M. Novella) che in auto. In pratica, si tratta dello stesso tempo di percorrenza che impiega mediamente un avvocato di Roma, con studio, ad esempio, all’Eur, per raggiungere il Tribunale Civile a viale Giulio Cesare.

Ma, per rafforzare ancor più la scelta fatta, il cda dell’Ingv ha evidenziato che l’Avvocatura dello Stato era sprovvista della “conoscenza delle problematiche legate al fatto”, mentre l’avvocato incaricato non solo ne era edotto ma conosceva “nei minimi dettagli i fatti e la storia del Progetto”.

Ad abundantiam, il cda ha invocato “l’estrema urgenza che i fatti richiedono”.

E’ c’è da crederlo se è vero, come è, che un primo incarico all’avvocato pisano era stato conferito il 19 dicembre 2012, mentre l’altro gli è stato affidato con delibera del cda in data 6 marzo 2013.

Quest’ultimo sarà stato forse dato a sanatoria del precedente? Certamente ci troviamo di fronte a una procedura stravagante, per non dire anomala.

Last but not least, non ci possiamo esimere da qualche notazione lessicale sulla “estrema urgenza", siccome riportato nella succitata delibera del 6 marzo.

Innanzitutto, l’urgenza o c’è o non c’è, senza alcuna necessità di “estremizzarla”, tanto più che la questione bolle in pentola da tempo. Del resto, anche negli ospedali c'è il reparto di chirurgia di urgenza, che non è mai estrema. Anche perché sarebbe l'anticamera dell'unzione.

In ogni caso, grande è lo sconcerto nel leggere che al legale pisano è stato dato l’incarico “di assistere ed eventualmente patrocinare in giudizio Ingv nel contenzioso che si profila (sic!) con la società Sviluppo Pisa”.

E’ il primo caso noto di “estrema urgenza” di fronte a un danno temuto. Dunque, non attuale. E’ come se una nave da crociera, temendo l’eventualità di un naufragio a causa del cielo nuvoloso, si facesse scortare da un rimorchiatore.

Di tale procedura non v’è traccia né nei manuali di diritto amministrativo né in quelli di diritto della navigazione. Un modus operandi, quello dell’Ingv, che però potrebbe fare breccia tra le compagnie marittime.

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