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Martedì, 25 Ago 2026

di Alex Malaspina

Non è andata a buon fine l’iniziativa del deputato questore, Paolo Fontanelli (Pd), di coinvolgere il Miur nella soluzione bonaria della incresciosa vicenda immobiliare, con in ballo circa 9 milioni di euro, che a Pisa e nelle aule dei tribunali vede fronteggiarsi l’Ingv e la società Sviluppo Pisa, interamente posseduta dalla Pisamo spa, a sua volta società in house del Comune di Pisa.

Della vicenda, meglio nota come affaire Sesta Porta, si è più volte occupato Il Foglietto, da ultimo con un articolo del 11 marzo scorso, con il quale è stata data notizia di una interpellanza urgente rivolta da tre deputati del Partito Democratico (primo firmatario, Fontanelli) al ministro dell’Istruzione, Università e Ricerca, cui è delegata la vigilanza sull’ente di via di Vigna Murata.

A rispondere all’atto ispettivo dei deputati è stato il sottosegretario Gabriele Toccafondi (Ncd), il quale, dopo aver precisato che “la forma di vigilanza che il Ministero dell'istruzione, dell'università e della ricerca esercita sull'Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv) non prevede meccanismi di intervento su scelte, come quelle oggetto dell'interpellanza, che sono espressione dell'autonomia organizzativa, finanziaria e contabile che la legge riconosce all'ente”, ha concluso affermando che “L'esito della vicenda giudiziaria potrebbe effettivamente incidere negativamente sui bilanci e sull'attività dell'ente vigilato dal Ministero. Sulla la vicenda si attendono, dunque, le decisioni dell'autorità giudiziaria al fine di ogni eventuale determinazione”.

In pratica, il Miur, al momento, non ritiene di svolgere alcuna azione di mediazione, preferendo attendere le sentenze.

La risposta non è piaciuta affatto all’on. Fontanelli, che l'ha definita “del tutto insoddisfacente” e, nella sua breve replica, dopo aver ricordato che l’opera (realizzata ad hoc per l’Ingv) è praticamente completata, ha insistito perché vi sia una mediazione tra le parti “perché è vero che l'Ingv ha una sua autonomia, però vive di risorse pubbliche che vengono inserite nel bilancio dello Stato”.

“Noi – ha aggiunto Fontanelli - abbiamo, ormai, migliaia di contenziosi della Corte dei conti verso un uso sbagliato della spesa pubblica che riguarda enti locali, regioni, ma io credo che questo possa riguardare anche enti di questo genere e anche i soggetti che hanno, come dire, un qualche ruolo di vigilanza su questi. Perché poi qualcuno dovrà giustificare; se si fa un danno così rilevante e in sede di contenzioso viene riconosciuto che debba essere ripagato, non è perché si rimanda a quelli che vengono dopo di noi ...  Il problema c’è, è un problema di buona amministrazione, di correttezza dell'amministrazione”.

“Quindi – ha concluso il deputato Pd – io credo che con questo spirito vada posta la questione e credo che ovviamente debba esserci la necessaria disponibilità a mediare per trovare la soluzione”.

L’impressione, però, è che la parola fine verrà posta soltanto in tribunale, dove è convinzione diffusa che a correre i rischi maggiori sembra essere proprio l’ente di via di Vigna Murata.

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