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Sabato, 04 Apr 2026

altDomani i sindacati del Crea (ex Cra-Inea) sono convocati per discutere del Piano triennale di rilancio e razionalizzazione dell’attività dell’ente elaborato, a norma di legge, dal commissario, Salvatore Parlato.

Si tratta della seconda stesura, che richiama i punti di forza e le criticità già indicati nella prima, sulla quale i lettori del Foglietto sono stati informati il 28 aprile scorso.

Innanzitutto, come nella prima stesura, rimane confermato, né poteva essere diversamente, il quadro di riferimento del piano, vale a dire a) i vincoli dettati dalla legge di stabilità, ossia la riduzione della spesa corrente non obbligatoria del 19% nel 2015 e di un ulteriore 10% entro la fine del 2017 e b) i vincoli fissati dal Psir (Piano strategico per l’innovazione e la ricerca) approvato lo scorso 20 aprile, che ha individuato 6 aree tematiche.

La prospettata “coerente” riorganizzazione dell’ente si muove lungo due direttrici, ossia quelle della concentrazione e della razionalizzazione della ricerca.

La prima consentirebbe di avere un sistema di Centri in grado di rispondere ai fabbisogni di ricerca, assicurando economicità della gestione, maggiore coordinamento delle attività e un innalzamento qualitativo della ricerca.

La seconda, invece, prevedrebbe un’organizzazione a matrice con Centri di tipo disciplinare, che si intersecano con Centri interdisciplinari di filiera, al fine di concentrare le risorse per rispondere agli interessi precipui del Paese.

Poiché tali direttrici indeboliscono il legame territoriale connaturale agli originali centri di ricerca, si è ritenuto di preservare detto legame con una organizzazione di presidi territoriali fondati, da un lato, sulla necessità di assicurare una ricerca collegata alle esigenze del territorio e, dall’altro, sull’esigenza di avere su base regionale l’erogazione di servizi a tutti i soggetti interessati.

In concreto, la nuova organizzazione si incentra su 6 centri disciplinari e 6 centri di filiera, cui si aggiunge un’amministrazione centrale con 16 sedi regionali, di cui 4 ancora da definire. In tutto, 16 sedi principali e 14 distaccate.

Sennonché, a una prima lettura, tra le sedi ex Cra da tagliare figura anche quella di Rovigo, onusta di una storia secolare, col risultato di far saltare la sperimentazione della cannabis terapeutica, che significa, di fatto, continuare ad importare dall’Olanda i farmaci necessari per  tutti i pazienti che ne hanno bisogno. Con quale esito di razionalizzazione del settore non è dato capire.

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