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Mercoledì, 04 Feb 2026

ufficio lavoro impiegati 20oX200Amministrazioni pubbliche in agitazione per rispettare il termine del 30 giugno prossimo, entro il quale dovranno trasmettere all’Agenzia del Demanio il nuovo piano di razionalizzazione degli spazi, siccome previsto dall’art. 222-bis della legge 191/2009, modificato dall’art. 24, comma 2, del decreto-legge n. 66/2014.

Tale ultima disposizione legislativa stabilisce, infatti, che: “Le amministrazioni di cui al primo periodo del comma 222-bis, entro il 30 giugno 2015, predispongono un nuovo piano di razionalizzazione nazionale per assicurare, oltre al rispetto del parametro metri quadrati per addetto di cui al comma 222-bis, un complessivo efficientamento della presenza territoriale, attraverso l'utilizzo degli immobili pubblici disponibili o di parte di essi, anche in condivisione con altre amministrazioni pubbliche, compresi quelli di proprietà degli enti pubblici, e il rilascio di immobili condotti in locazione passiva in modo da garantire per ciascuna amministrazione, dal 2016, una riduzione, con riferimento ai valori registrati nel 2014, non inferiore al 50 per cento in termini di spesa per locazioni passive e non inferiore al 30 per cento in termini di spazi utilizzati negli immobili dello Stato.

Sono esclusi dall'applicazione della disposizione di cui al primo periodo i presidi territoriali di pubblica sicurezza e quelli destinati al soccorso pubblico e gli edifici penitenziari. I piani di razionalizzazione nazionali sono trasmessi all'Agenzia del demanio per la verifica della compatibilità degli stessi con gli obiettivi fissati dal presente comma. Entro e non oltre 60 giorni dalla presentazione del piano, l'Agenzia del demanio comunica al Ministero dell'economia e delle finanze e all'amministrazione interessata i risultati della verifica. In caso tale verifica risulti positiva, l'Agenzia comunica gli stanziamenti di bilancio delle amministrazioni, relativi alle locazioni passive, da ridurre per effetto dei risparmi individuati nel piano.

Nel caso in cui, invece, il piano di razionalizzazione nazionale non venga presentato, ovvero sia presentato, ma non sia in linea con gli obiettivi fissati dal presente comma, il Ministero dell'economia e delle finanze, sulla base dei dati comunicati dall'Agenzia del demanio, effettua una corrispondente riduzione sui capitoli relativi alle spese correnti per l'acquisto di beni e servizi dell'amministrazione inadempiente, al fine di garantire i risparmi attesi dall'applicazione del presente comma …”.

Oltre alla drastica contrazione dei costi delle locazioni, la normativa in questione prevede anche che l'ottimizzazione degli spazi ad uso ufficio venga perseguita dalle Amministrazioni pubbliche, rapportando gli stessi alle effettive esigenze funzionali degli uffici e alle risorse umane impiegate, avuto riguardo ad un parametro di riferimento compreso tra 20 e 25 metri quadrati per addetto.

Tutta l’operazione, stando alle previsioni del governo, dovrebbe assicurare, a regime, risparmi per circa 150 milioni annui, a fronte di una spesa per locazioni passive che annualmente sfiora il miliardo di euro.

Di questi risparmi, poco più di 3 milioni dovrebbe realizzarli l’Istat, a seguito della dismissione delle sedi di viale dell’Oceano Pacifico (2,5 mln), prevista per marzo 2016, e di piazza Indipendenza (560 mila euro), già abbandonata, che diventerebbero quasi 5, se si aggiungono i costi di gestione.

Ma la maxi operazione immobiliare, annunciata nei giorni scorsi dai vertici dell’ente con un Piano di razionalizzazione delle sedi romane e regionali (nel quale, tra l'altro, spiccano clamorosi errori di calcolo), rischia di creare qualche turbolenza nell’ente statistico, perché andrebbe a coinvolgere circa 500 dipendenti, nella gran parte con abitazione nei pressi della sede di lavoro o ben collegata alla stessa, che dovrebbero essere trasferiti in parte nella sede di via Tuscolana, ai margini del Grande raccordo anulare, e in parte nel quadrante di via Balbo, al centro della capitale, dove è prevista l’acquisizione di un altro immobile.

Il manufatto di via Tuscolana era sorto all’inizio negli anni 80 del secolo scorso per ospitare una grande esposizione di mobili ma, nel corso degli anni, a seguito di cambi di destinazione d’uso e condoni edilizi, è stato trasformato in un mastodontico “ufficio pubblico”, oggi quasi interamente occupato dall’Istat, con circa 450 dipendenti.

Per dare un “tetto” al personale prossimo a lasciare la sede di viale dell’Oceano Pacifico, l’ente presieduto da Giorgio Alleva conta di “allargare” la sede di via Tuscolana, prendendo in locazione nuovi locali (circa 1200 mq.), sempre dalla proprietà dell’ex show room.

Leggesi, infatti, nel predetto Piano di razionalizzazione che “L’acquisizione di tali locali, ancora non ristrutturati, potrà consentire di aumentare la capienza complessiva della sede (di via Tuscolana, ndr) per ulteriori n. 110 dipendenti a condizioni economiche vantaggiose”.

 

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