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Giovedì, 25 Giu 2026

Salva la legge Madia sui pensionamenti. E’ questo l’esito della sentenza n. 133 del 10 giugno 2016, con la quale la Corte Costituzionale, dichiarando non fondati o manifestamente infondati una serie di ricorsi, ha bloccato il tentativo dei docenti universitari e degli avvocati dello Stato di continuare a restare in servizio oltre l’età pensionabile.

Oggetto di giudizio era la legge n.90/2014 e le sue modifiche, approvate con legge di conversione n.114 dello stesso anno, cioè la disciplina che, nel suo complesso, è preordinata a realizzare il cosiddetto ricambio generazionale, al fine di attuare una più razionale utilizzazione dei dipendenti pubblici.

Il trattenimento in servizio oltre l’età pensionabile, da diritto già degradato a mero interesse dalla legge n.135 del 2008, è stato appunto giudicato incompatibile con questo obiettivo del legislatore, onde sono state respinte dalla Corte tutte le presunte violazioni della Carta costituzionale sollevate dai ricorrenti: dalla mancanza dei requisiti per la decretazione d’urgenza (art. 77) alle questioni attinenti alla copertura finanziaria e ai vincoli di bilancio (art.81); dalla irragionevole disparità di trattamento (art.3) alla violazione del principio del buon andamento dell’amministrazione (art.97), fino alla violazione dei vincoli comunitari (art.117).

In particolare, per i professori universitari, la Corte ha stabilito che il prolungamento in servizio oltre i limiti non è sempre indice dell’accrescimento dell’efficienza organizzativa, rilevando altresì che, in scelte come quella operata dal governo, i benefici finanziari connessi al collocamento a riposo possono percepirsi, nel suo complesso, solo nel tempo, come del resto stabilito dalla stessa legge, che li prevede a partire dal 2018.

Né può parlarsi, sempre secondo la Corte, di violazione dei vincoli comunitari, essendo da considerare pretestuoso qualsivoglia richiamo alla Direttiva 2000/78/CE, avallata dalla sentenza c-286/12 contro l’Ungheria, visto che in questo caso si trattava della “brutale” anticipazione della pensione di ben 8 anni per giudici, avvocati e procuratori, vicenda del tutto diversa da quella nostrana della soppressione del prolungamento del servizio.

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