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Giovedì, 05 Mar 2026

La Corte dei conti ha depositato, di recente, la Relazione sul risultato del controllo eseguito sulla gestione finanziaria del Museo storico della fisica e Centro studi e ricerche “Enrico Fermi”, per l’esercizio 2015.

Il Centro ha sede in Roma in via Panisperna, è un ente di ricerca finanziato dallo Stato, istituito con legge 15 marzo 1999, n. 62. Ha personalità giuridica di diritto pubblico, è dotato di autonomia scientifica, finanziaria, patrimoniale, contabile e statutaria, ed è sottoposto ai sensi dell’art. 2 del decreto legislativo 31 dicembre 2009, n. 213, alla vigilanza del Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca scientifica e tecnologica (Miur).

L’ente svolge “attività di ricerca nei settori più avanzati della Fisica moderna, con una attenzione particolare alla realizzazione di ricerche interdisciplinari e alla scoperta di "nuovi ed eccezionali talenti", cui offrire Grants che li sostengano nella loro attività nel campo della Fisica in Italia”; promuove Cultura Scientifica e Memoria Storica. Questa attività ha due settori: uno di pura Cultura Scientifica, con mostre, conferenze, esperimenti dal vivo affinché i visitatori possano essere coinvolti in prima persona in qualche dettaglio importante, relativo alle scoperte della Fisica dagli anni di Fermi ad oggi; l'altro, di pura memoria storica con il ripristino del Complesso Monumentale da adibire a Museo.

Il Centro ha un presidente e due consiglieri di amministrazione; un consiglio scientifico, composto da cinque membri, compreso il presidente; un collegio dei revisori dei conti, composto da tre revisori effettivi e due supplenti; un Comitato di valutazione interna (Civ), costituito da tre esperti, italiani e stranieri che, per la partecipazione alle sedute non percepiscono alcun compenso, salvo il rimborso delle spese.

Inoltre, presso l’ente è attivo anche, in veste monocratica, l’Organismo indipendente di valutazione (Oiv).

Quanto alle unità di personale in servizio, alla fine del 2015, oltre al direttore amministrativo, se ne contavano 4 (quattro) e, segnatamente, un ricercatore, un tecnologo e due collaboratori, a fronte di una dotazione organica pari al doppio.

Per la realizzazione dei numerosi progetti scientifici, però, il Centro Fermi seleziona giovani talenti, sia italiani che stranieri, ai quali offre borse di studio o assegni di ricerca, affinché possano lavorare per le loro ricerche presso strutture universitarie e istituti di ricerca nazionali e internazionali, con i quali l’ente ha in essere convenzioni.

Le borse di studio e gli assegni di ricerca vengono attribuiti dal consiglio di amministrazione, previa selezione pubblica, sulla base della valutazione dei titoli e mediante colloqui con i candidati.

Alla fine del 2015, i titolari di borse di studio e assegni di ricerca erano 28, di cui 7 nuovi conferimenti (6 per assegni di ricerca e uno per borse di studio).

Per tradizione, il “Centro Fermi” continua a denominare Grants tutti gli incarichi scientifici assegnati a giovani ricercatori.

Nel 2015, le entrate correnti sono state pari ad euro 3.030.872, registrando, rispetto all’anno precedente, una sensibile riduzione (-35,2%) per effetto della mancata assegnazione nel corso dell’esercizio 2015 del contributo premiale.

Oltre al contributo ordinario erogato dal Miur, nella stessa annualità, il Centro ha ottenuto finanziamenti per complessivi euro 1.233.000, con lo scopo di realizzare specifiche attività di ricerca su fondi messi a disposizione dalla Regione Lazio, dall’Unione europea, dal Maeci e dal Miur.

Sempre nel corso del 2015, gli oneri per il personale sono stati pari a euro 698.314, mentre alle borse di studio e agli assegni di ricerca sono andati poco più di 1,5 milioni di euro.

In totale, le spese sostenute dall’ente sono state di poco superiori ai 3 milioni, con una riduzione del 35% rispetto all’anno precedente.

Il bilancio consuntivo evidenzia un avanzo di competenza di circa 185 mila euro (nel 2014, era stato di 152 mila euro).

Un risultato molto apprezzabile ove si consideri che altri enti di ricerca da anni presentano consuntivi con consistenti disavanzi di competenza, come ad esempio il Cnr e l'Ingv che, nella stessa annualità 2015, hanno fatto registrare un disavanzo di oltre 111 milioni di euro, il primo, e di più di 6 milioni, il secondo.

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