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Mercoledì, 22 Apr 2026

Comunicato Usi/RdB

La confusione che sta caratterizzando il processo di riordino dell’Istat da parte dei vertici dell’ente preoccupa, e non poco, i dipendenti dell’Istituto di via Balbo.

La frenetica attività straordinaria, finalizzata anche a intempestive nomine dirigenziali, che distrae i manovratori da quella ordinaria, sta rischiando di danneggiare seriamente molti lavoratori di III e II livello del profilo di tecnologo in forza alla Direzione Generale, ma anche quanti hanno la legittima aspettativa di conseguire, entro il 31 dicembre prossimo, una progressione economica (art. 53) o di livello (artt. 15 e 54).

In ansia sono, in primis, i lavoratori tecnologi della Direzione generale, allarmati dall’assenza nel decreto di riordino (pubblicato in gazzetta ufficiale il 7 ottobre scorso) di ogni indicazione sulla loro sorte.

Come saranno inquadrati, quali percorsi di carriera e quali sviluppi professionali sono stati pensati per loro in uno scenario dominato dall’introduzione della dirigenza amministrativa, non è dato sapere.

Sembrerebbe che chi non avrà la possibilità di rientrare nella ristretta cerchia dei dirigenti amministrativi, manterrà “ad esaurimento” il proprio profilo tecnico (?), con buona pace di ogni legittima aspettativa di carriera.

Il diffuso disagio, oltre a echeggiare nelle assemblee organizzate in questi giorni, è stato espresso in un documento sottoscritto dalla quasi totalità del personale interessato e consegnato al presidente Giovannini nel corso di un incontro tenutosi il 7 ottobre scorso.

Se può consolare, i lavoratori hanno portato a casa la comprensione dello stesso presidente e l’auspicio che si possano trovare gli istituti giuridici idonei a fornire una via d’uscita ai tanti lavoratori cacciati in questo vicolo cieco.

Strano, però, che questo auspicio sia stato formulato proprio nel giorno della pubblicazione del decreto di riordino al quale Giovannini e i suoi illuminati consiglieri giuridici hanno lavorato alacremente in tutto il primo anno di presidenza. Piccola disattenzione! Ma si sa, la concentrazione massima è stata rivolta alla dirigenza amministrativa, la cui introduzione in Istat è stata ripetutamente e con un’enfasi a dir poco stucchevole indicata come la panacea di tutti i mali.

Sarebbe giusto, comunque, che qualcuno, che oggi è di stanza ai piani nobili dell’ente, desse atto che solo l’Usi nel lontano 1989 (quando l’Istat fece il suo ingresso nella Ricerca) denunciò con forza la grave anomalia, rappresentata dalla attribuzione del profilo tecnico a personale “amministrativo”, che determinò il paradosso della mancanza assoluta di personale amministrativo, anche dirigenziale, nell’ente.

A distanza di più di vent’anni questa anomalia, solo in parte sanata nel tempo con i cambi di profilo per il personale inquadrato nei livelli VIII-IV, è esplosa con clamore.

Ora i tre nuovi dirigenti amministrativi di 1^ fascia e i 9 (?) dirigenti di 2^ fascia (a fronte di diverse decine di tecnologi/amministrativi presenti nell’ente) avranno il compito di guidare il nuovo corso dell’Istituto per la piena realizzazione della mission dell’ente.

Non importa, poi, se questi valorosi capitani rischiano di salpare senza equipaggio. Il tutto in pieno stagione censuaria.

Forse c’è più di un motivo, dunque, per tenere alta l’attenzione e vigilare sui prossimi passi dell’amministrazione, che ha il dovere di dare prova di serietà e efficienza non solo quando si tratta di fare nomine dirigenziali (alcune di molto dubbia utilità), ma anche e soprattutto per le questioni dianzi elencate, con la immediata nomina delle commissioni (art. 54), con la rapida sottoscrizione di un apposito accordo (art. 53) e con l’avanzamento di proposte concrete per la soluzione dell’ultraventennale discrepanza dei tecnologi/amministrativi.

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