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Mercoledì, 22 Apr 2026

di Biancamaria Gentili

Nei giorni scorsi, la Sezione del controllo sugli enti della Corte dei conti ha depositato la Relazione sulla gestione del Cnr, per l’anno 2008, che è stato quello dell’insediamento di Luciano Maiani ai vertici del più grosso ente pubblico di ricerca italiano.

Dalle lettura del corposo documento (71 pagine) sembrano emergere più ombre che luci, anche se un editoriale apparso   nei giorni scorsi sull’Almanacco della Scienza definisce, con esorbitante ottimismo, il documento della magistratura contabile “un riconoscimento importante e una promozione per l’attività del Cnr”.

Sfogliando con attenzione la Relazione sono invece numerose le critiche mosse dai magistrati.

A risaltare maggiormente sono quelle riservate ai comandi di personale Cnr presso altre istituzioni nonché alla costituzione di società spin-off, consorzi e fondazioni. Nel 2007 - precisa la Corte - “le unità di personale del Cnr in posizione di comando presso altri enti ammontavano complessivamente a 105 unità, con onere complessivo a carico dell’ente di 4,7 milioni di euro”.

Nel 2008, con l’avvento di Maiani, i comandi sono aumentati di più del 50%, passando a 162.

Dopo le critiche mosse dalla Corte dei conti nella Relazione 2007, pubblicata nel 2009, il cda dell’ente a maggio dello stesso anno si è deciso finalmente a regolamentare la materia, fissando indicatori e criteri generali per l’attivazione dei comandi, che, comunque, alla fine dello stesso anno sono risultati pari a 117. Sempre troppi.

Severe le critiche dei giudici anche verso le società spin-off, in quanto nelle delibere autorizzative non risultavano previsti e disciplinati i rapporti economici e patrimoniali di interrelazione tra le attività svolte dai ricercatori nell’ambito dell’ente e le attività svolte dalle costituende società spin-off”.

Un nuovo disciplinare in materia, approvato dal cda del Cnr il 30 luglio 2008, non ha prodotto alcun effetto in quanto il regolamento attuativo non è mai stato approvato. Oggi le partecipazioni del Cnr, con un impegno finanziario di 19,9 milioni di euro, sono 99.

“Sette di queste - scrive la Corte - riguardano azioni o quote del Cnr in società in liquidazione, i cui pessimi risultati di gestione, che in alcuni casi hanno azzerato la consistenza del patrimonio netto, unitamente ai risultati negativi di alcune società partecipate del Cnr, hanno determinato pesanti perdite...”.

Parole forti, che fanno apparire tutt’altro che condivisibile il giudizio positivo espresso dai vertici del Cnr sulla Relazione della Corte dei conti.

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