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Sabato, 27 Giu 2026

di Biancamaria Gentili

Una incredibile vicenda quasi ventennale di mala amministrazione potrebbe a breve avere un epilogo favorevole per un ristretto gruppo di dipendenti.

La storia inizia con la pubblicazione sulla G. U. del 7 giugno 1991 del Dpr 171, che recepiva il contratto di lavoro 1988-1990 del personale degli enti di ricerca.

A seguito di pronuncia giurisdizionale, il Ministero dell'Agricoltura provvide a reinquadrare nel profilo di Tecnologo di III livello una cinquantina di dipendenti in forza agli Enti di ricerca e di sperimentazione in agricoltura (I.R.S.A., oggi Cra) vigilati dallo stesso Ministero, il quale erroneamente li aveva inquadrati in un profilo di IV livello.

Conseguentemente si rese necessaria la rideterminazione della classe stipendiale di ciascuno di essi, per cui risultò una erogazione di salario incentivante (all'epoca spettante  solo ai livelli IV-IX) non dovuto ai Tecnologi.

Dai conteggi effettuati, l'importo globale di tale retribuzione non dovuta venne determinata in 2,6 miliardi di vecchie lire (euro 1.342.788), che andavano invece erogati al personale IV-IX.

Con un accordo integrativo dell’ottobre 2001 venne decisa tale erogazione e approvato un piano di riparto per singolo istituto e per singolo dipendente, in base al livello rivestito. Dopo un lungo periodo di inerzia, il Ministero nel 2004 decideva di pagare, ma con due singolari sorprese, accettate da tutti i sindacati, escluso Usi/RdB: la riduzione di 325 mila euro dell’importo totale e la richiesta a ciascun dipendente di una dichiarazione scritta, come condizione per il pagamento della detta indennità, con la quale si impegnava a restituire le somme percepite in caso di esito sfavorevole per il Ministero relativamente ai giudizi instaurati dal personale Tecnologo, nonché la esplicita rinuncia a proporre qualsiasi azione autonoma al verificarsi dell'evento negativo.

Ritenendo illegittima sia la riduzione dell’importo che l’atto di rinuncia, 23 dipendenti - ai quali il Ministero non ha erogato neppure un euro - ricorsero in Tribunale, dove il Cra - nel frattempo  resosi cessionario ex lege dei rapporti attivi e passivi in capo ai disciolti Istituti Irsa - si è sempre difeso sostenendo, tra l’altro, che erano ancora in piedi alcuni ricorsi a suo tempo proposti dai Tecnologi.

Ora che anche l’ultimo ricorso, al pari di tutti gli altri, è stato respinto dalla Cassazione, il Cra non ha più alibi, ma ha il dovere di pagare il dovuto anche ai 23 lavoratori, che non hanno voluto piegare il capo dinanzi ad un vero e proprio arbitrio.

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