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Venerdì, 13 Feb 2026

L’ultima rassegna trimestrale della Bis di Basilea ci propone un interessante approfondimento su un tema ancora poco conosciuto al grande pubblico ma in rapida espansione negli Usa e ormai anche in Europa: il sistema Buy Now, Pay Later (BNPL), che circa un anno fa era finito anche fra le comunicazioni di Bankitalia, ovviamente molto interessata al fenomeno per ragioni di ufficio.

Si tratta, detto semplicemente, del modo più rapido per fare acquisti, di solito per piccoli importi, se non si hanno soldi. E, quindi, intrinsecamente tentatore per le fasce più fragili della popolazione, ossia coloro che soldi ne hanno meno degli altri. Paradossalmente corrono sempre più rischi – e quindi sostengono più costi – quelli che meno potrebbero farlo.

Questa prassi ha iniziato a svilupparsi da un decennio e ormai è fiorente, specie negli Stati Uniti, dove la domanda privata rimane sempre molto tirata, e soprattutto grazie alle piattaforme on line. Sarà capitato anche voi, mentre fate e-commerce che il venditore vi offra la possibilità di pagare in piccole rate senza interessi anziché subito. Non è molto diverso da un comune pagamento rateale solo che, a seconda dei soggetti coinvolti, il prestito può essere più o meno coperto dalle garanzie normative del credito al consumo, e si rischiano grossi oneri per mancati pagamenti, proprio perché tutto può essere concluso rapidamente e con poche formalità. E’ la logica del subprime: il premio è alto (compri anche se non te lo puoi permettere), la punizione per chi sgarra di più.

La ricognizione della Bis è un buon modo per farsi un’idea di quanto questa nuova pratica creditizia sia diffusa, e con quali esiti. Soprattutto, ci permette di farci un’idea dell’ecosistema che alimenta. Non si tratta di fare facile moralismo. Viviamo in un mondo che ti obbliga ad avere tante cose per quali non basterebbe una vita di normali retribuzioni a comprarle tutte, e soprattutto solo con grande fatica ti permette di avere una di queste normali retribuzioni. Perciò aumenta sempre più la base di persone desiderose di acquistare senza mezzi, e il sistema, molto gentilmente si adegua, salvo poi chiederne il conto.

Non bisogna perciò stupirsi quando leggiamo che “il BNPL è più diffuso nei paese con una grande penetrazione dell’e-commerce, inflazione più alta, sistema bancario meno efficiente e protezione regolatoria e finanziaria scadente peri consumatori”. Questo identikit ci racconta di paesi non certo benestanti. Se volete invece indovinare il tipo del fruitore di questi servizi finanziari, sappiate che in media si tratta di soggetti “giovani, meno istruiti, con basso merito di credito e alti tassi di inadempienze”.

Stando così le cose, è chiaro a tutti che sopra il grande tema economico, che cela quello dei rischi per la stabilità finanziaria, se ne celano altri, che vi si richiudono sopra come matrioske. Vi sorprenderà sapere, ad esempio, che molti fondi pensione coltivano interessi in questo settore, dove la parte del leone degli investitori la fanno i venture capitalist.

 Il vecchio mondo tiene a battesimo il nuovo. Non è andata sempre così? E in questa celebrazione emerge con una certa sgradevolezza il problema politico. Ossia l’idea di una società dove sempre più persone che hanno meno sono chiamate a spendere più di quello che hanno per far girare la giostra.

Questo esercito crescente di subprime salverà l’economia internazionale? Certo che no. Ma il punto è coinvolgere quanta più gente possibile nel gioco della domanda globale. In guerra a un certo punto si reclutano i ragazzi. Quando infuria la bufera, non si è mai troppo giovani per fare la propria parte. Nella nostra pacifica modernità, non si è mai abbastanza poveri per avere un debituccio.

Maurizio Sgroi
giornalista socioeconomico
autore del libro “La storia della ricchezza”
Twitter @maitre_a_panZer
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