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Giovedì, 27 Ago 2026

altCom’è noto, Il Foglietto non è mai stato di troppi complimenti. Anzi.

Però, in occasione delle festività natalizie e di quelle pasquali, quando il nostro settimanale si concede un breve periodo di sosta, è solito rammentarlo ai propri lettori, ai quali, con l’occasione, con sobrietà e concisione, augura Buone Feste.

Anche nel recente messaggio augurale ai dipendenti e alle loro famiglie del Presidente dell’Istat, Giorgio Alleva, abbiamo apprezzato sobrietà e concisione (in tutto, 279 battute, firma compresa) che, però, sono stati oscurati da qualche “refuso” di troppo.

In esso, infatti, dopo aver opportunamente e signorilmente indicato in indirizzo prima le colleghe, precedute dall'aggettivo “care”, il sommo responsabile della statistica ufficiale ha purtroppo dato del “care” anche ai colleghi, che invece sono maschi, quindi “cari”.

Nella svista c’è chi ha voluto vedere l’ennesima riprova della “sindrome di Braghin”, ma noi crediamo che sia stata causata da una mera distrazione (alla quale, peraltro, è stato posto subito rimedio con una errata corrige) da imputare senz’altro a malaccorti correttori di bozze.

Tanto malaccorti da aver “passato” un altro svarione, stavolta nella chiusa del messaggio, là dove si invita il personale dell’ente a guardare con fiducia e spirito positivo “il futuro” dell’Istituto, mentre più corretto sarebbe stato scrivere “al futuro”, dovendosi escludere la presenza di veggenti tra i dipendenti, nonostante la loro proverbiale e riconosciuta perizia nel fare stime e previsioni.

In disparte tali rilievi, da tutti sono state notate e positivamente giudicate la brevità e la moderazione del presidente Alleva, che lo distinguono decisamente dai suoi predecessori.

Peccato che col suo contenuto messaggio di auguri Giorgio Alleva (rectius, i suoi correttori) sia (siano) riuscito (i) addirittura a smentire l’inossidabile adagio secondo il quale “chi poco parla (e scrive, naturalmente), poco sbaglia”.

 

 

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