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Venerdì, 13 Mar 2026

riforma costituzionaleChiusa la “trivella” primaverile, ci avviamo verso la “livella” autunnale, il referendum costituzionale voluto dal governo per adeguarci ai desiderata dei mercati. Ormai per cambiare la Costituzione, infatti, non serve più un vasto consenso, ma basta la volontà del governo, senza che questo desti meraviglia, come invece dovrebbe.

Essendo diverso da quello abrogativo che si è appena celebrato, il referendum costituzionale sarà comunque valido senza bisogno di raggiungere alcun quorum. E’ da escludere, perciò, che si troverà qualcuno disposto a sostenere, come è accaduto il 17 aprile, che è “legittimo” anche non andare alle urne.

Al contrario, sembra che già ci invitino a votare persino dall’estero. Lastampa.it del 22 aprile scorso riferisce che Fitch (prestigiosa agenzia di rating), pur riconoscendo che l’attuale governo sta garantendo la stabilità, avverte sul pericolo di un deterioramento della situazione politica italiana. E continua: ”i rischi politici potrebbero aumentare significativamente se gli elettori respingessero le riforme costituzionali nel referendum di ottobre”. Anche se - concludono gli analisti di Fitch - “non crediamo questo sia uno scenario probabile”.

Come se non bastassero, insomma, i vincoli che ci vengono imposti dalla Troika, dobbiamo sottostare pure a quel che dice Fitch, come finora abbiamo dovuto subire i diktat di Standard & Poors e di Moodys.

Il fatto è che le costituzioni democratiche del dopoguerra, come appunto la nostra, non attirano le simpatie della grande finanza globalizzata. Un Report curato da J.P. Morgan del 28 maggio 2013 (citato da Zagrebelskj) spiega, senza tanti preamboli, che, per soddisfare i “desideri” degli analisti delle banche d’affari, le democrazie deboli d’Europa (Italia, Grecia, Spagna e Portogallo), con costituzioni troppo influenzate da idee socialiste, debbono organizzarsi per avere almeno: governo centralizzato e forte, lavoratori senza tutele costituzionali e limitazioni al diritto al dissenso.

Questo insomma il quadro entro il quale ci dovremmo muovere per garantire la “sovranità dei creditori”, che sembrano sapere già prima persino l’esito del referendum, col quale potremo intanto darci un governo forte. A quando la realizzazione degli altri loro “desideri”!?!

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