Giornale on-line fondato nel 2004

Lunedì, 24 Ago 2026

“La quinta stagione” di Peter Brosens e Jessica Woodworth, con Aurélia Poirier, Django Schrevens, Sam Louwyck, Gill Vancompernolle, Peter Van den Begin; durata 93’, nelle sale dal 27 giugno 2013, distribuito da Nomad Film

Recensione di Luca Marchetti

Dopo quasi dieci mesi dalla sua prima mondiale al Lido di Venezia, arriva finalmente anche nelle sale italiane La quinta stagione (La Cinquieme Saison), una delle pellicole più interessanti (e disturbanti) dell’ultima Mostra del Cinema.

Il film, diretto dalla coppia di registi Peter Brosens e Jessica Woodworth, è il capitolo conclusivo di una trilogia che, inizialmente attraverso il documentario, affronta il rapporto tragico e conflittuale che si è instaurato tra l’Uomo e la Natura.

Dopo aver parlato dell’avvelenamento del terreno (Altipiano) e delle malattie infettive degli animali (Khadak), la coppia belga per il gran finale sceglie di mettere in scena un racconto di finzione, una sorta di disaster movie metafisico.

La quinta stagione, sembrerà strano sentirlo dire, almeno tecnicamente non è troppo lontana da quelle rumorose pellicole piene di effetti speciali nelle quali registi come Roland Emmerich (2012, The Day After Tomorrow) si divertono a inscenare catastrofi naturali e apocalissi. Infatti, come in quelle mega-produzioni, il film segue la vita di diversi personaggi, tutti costretti ad affrontare un disastro climatico, e mostra l’evoluzione dei loro rapporti in questa situazione di pericolo. Se però in quei prodotti, spesso la disgrazia naturale dava la possibilità all’umanità di riscoprire solidarietà e speranza, ne La quinta stagione, invece, la vicenda si dirige, in modo inesorabile, verso un finale spietato e crudele.

Nel piccolo paesino del film, infatti, quando l’inverno decide di non finire e la terra smette di dare i propri frutti, la maggioranza della popolazione non pensa nemmeno per un momento ad aiutarsi a vicenda ma, anzi, non perde l’occasione per tirare fuori il peggio della propria natura, dando sfogo a grettezze, bestialità e paranoie.

I pochi personaggi positivi, tra cui un povero straniero cui è cucito addosso il ruolo del capro espiatorio da sacrificare, non possono fare altro che venire schiacciati dalla lucida follia della comunità, sfociata ormai in un’irreversibile brutalità ancestrale.

L’involuzione civile di una società messa alla prova è un tema trattato, anche con grande intelligenza, in molte altre opere (ad esempio Cecità di Jose Saramago). Questa volta però i due autori evitano il tono didascalico del trattato sociologico o della pedante operetta morale sulla miopia dell’Uomo.

Brosens e Woodworth dunque partono, come nella miglior fantascienza, da una storia assurda e con spirito da documentario si limitano a osservare la deriva dei propri personaggi.

Il risultato è un lavoro dove lo spettatore è preso e condotto in un’atmosfera angosciante e disperata, la quale lascia dentro un terribile ma sano senso di disgusto, che accompagnerà il pubblico per diverso tempo.

Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Ti piace l'informazione del Foglietto?

Se ti piace quello che leggi, puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro sostenendoci con quanto pensi valga l'informazione che hai ricevuto. Anche il costo di un caffè!

SOSTIENICI

empty alt

Sindrome di Kabuki, ricerca internazionale fa emergere il ruolo chiave della cromatina

Ritardo della crescita, ipotonia muscolare, anomalie cranio-facciali, deficit cognitivo e...
empty alt

"Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, una vita tante vite", più attuale che mai

Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, una vita tante vite, di Giulia Manzi – ADD editore,...
empty alt

Shanghai Ranking 2026, Sapienza Università di Roma prima in Italia

Per la classificaAcademic Ranking of World Universities (ARWU), stilata dall'organizzazione...
empty alt

I dazi di Trump? Altro che Liberation Day. Tutti i numeri di un flop

L’ufficio statistico Usa ha pubblicato di recente i dati sulla bilancia commerciale statunitense...
empty alt

“Borgo”, film drammatico-thriller, con una grande Hafsia Herzi

Borgo, regia di Stéphane Demoustier, con Hafsia Herzi (Mélissa Dahleb), Moussa Mansaly (Djibril),...
empty alt

John Fante Festival 2026, dal 20 al 23 agosto a Torricella Peligna

Torna a Torricella Peligna, in Abruzzo, dal 20 al 23 agosto il John Fante Festival “Il dio di mio...
Back To Top