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Domenica, 26 Lug 2026

Funzionarismo di Teodoro Klitsche de la Grange, editore Liberlibri, Macerata, 2013, pp. 151, euro 15

Recensione di Roberto Tomei

Giurista e politologo, direttore del trimestrale Behemoth, l’autore ha scritto questo libro nella convinzione che il termine “funzionarismo” esistesse nei dizionari, scoprendo poi che era assente persino nelle più famose enciclopedie.

Egli ci mostra così che vi fu un tempo nel quale, con diversi significati, tale termine era presente in diverse discipline e nelle opere di studiosi di prestigio e politici di rango, come Salandra, Fortunato, Gramsci e Sturzo .

Poi, improvvisamente, la parola viene ”bandita”:perché, tradizionalmente, il potere tende a occultarsi o perché, cadute, dopo il “secolo breve”, le ideologie che pretendevano di cambiare il mondo una volta per tutte (nazismo e comunismo), si rischiava  di conservare soltanto quel che esse celavano, ossia la realtà del potere burocratico, certamente più prosaica delle rappresentazioni esaltanti dell’”uomo nuovo” o della “razza eletta”.

Sconfitte queste ideologie, l’autore avverte che la marcia trionfale della burocrazia è comunque continuata, visto che “non solo dottrine e ideologie ma anche guerre e crisi economiche le hanno giovato”.

Connotato principale del funzionarismo è quello di essere una deviazione della burocrazia. Questa che si spinge fino a  pensare, come sottolineava Max Weber, di poter sostituire la politica, laddove la differenza tra capo e funzionario, fondata sulla diversa responsabilità dell’uno e dell’altro, non potrebbe essere più evidente: il funzionario non può volere per il popolo,che è la principale funzione del politico, ma deve limitarsi ad applicare i precetti deliberati dai politici, onde il suo potere è, per sua natura, limitato.

L’autore è convinto, stante la burocratizzazione inarrestabile delle nostre società, che l’alternativa non possa essere tra potere burocratico “sì o no”, ma che occorra seriamente pensare quali siano limiti e controlli per contenerlo e “tenerlo al guinzaglio”.

Ci lascia, infine, con l’inquietante interrogativo se in una società che ha “perso l’anima” la burocrazia  non sia una componente essenziale del processo di decadenza.

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