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Venerdì, 30 Ott 2026

orlo precipizioSull’orlo del precipizio, di Antonio Manzini, editore Sellerio, Palermo, 2015, pp.115, euro 8.

Recensione di Roberto Tomei

Gli “amanti” dei libri (tra cui il sottoscritto) sono tutti convinti che l’”attacco” ai libri stessi venga sempre dall’esterno: la televisione, internet, ecc. Pure dal cinema, quando sono proprio arrabbiati.

Nel racconto che qui si presenta e si raccomanda caldamente ai lettori che vogliano trascorrere un simpatico pomeriggio, si verifica un evento eccezionale: è il mondo dei libri, non un potere esterno, a distruggere se stesso. In questa satira avvincente, l’autore (noto al grande pubblico come creatore del personaggio di Rocco Schiavone) narra, infatti, la vicenda occorsa a un famoso scrittore, tale Giorgio Volpe – uno di quelli che tutte le case editrici vorrebbero avere nel proprio catalogo, vista la sua proverbiale capacità di far vendere, a ogni nuova “uscita” di un suo libro, centinaia di migliaia di copie – che viene letteralmente “inghiottito” da quel mondo, l’editoria appunto, in cui si era sempre mosso come un pesce nell’acqua.

Giorgio Volpe ha appena finito di scrivere il suo ultimo romanzo, forse il più difficile, che gli è costato due anni e mezzo di lavoro, ben 800 pagine, in cui racconta la storia della sua famiglia dal fascismo ai giorni nostri. Della traccia narrativa ha deciso di portare tutta intera la responsabilità, non avendola condivisa né con la sua editor né col suo migliore amico e scrittore di successo anche lui, che lo ha pregato invano di fargli leggere il romanzo in anteprima. Quando annuncia alla sua casa editrice di aver terminato di scriverlo, sono tutti entusiasti e non aspettano altro che di “divorarlo”, per poi dichiararsene stupefatti.

Nel frattempo, si verifica una singolare coincidenza: le tre maggiori case editrici, tra cui la sua, si sono unite per diventare il più importante polo editoriale di tutti i tempi. Non avendo mai avuto problemi con la sua casa editrice, alla circostanza, appresa fortuitamente dalla televisione, lì per lì egli non dà alcun peso. Ma si sbaglia di grosso, perché è da quel momento che cominciano tutti i suoi guai. La nuova casa editrice, infatti, mostra subito di avere una concezione dei “suoi” scrittori molto diversa da quella precedente, poiché ora al comando non ci sono più le persone di prima, con le quali Volpe aveva consuetudine di rapporti, ma caricature in completo grigio, che odiano le metafore e “amano le saponette se il pubblico vuole le saponette”. Basti dire che una di queste sta traducendo Manzoni per renderlo più attraente e un’altra sta tagliando Tolstoj perché troppo lungo.

Proprio quando inizia la ricerca di una via di fuga, che per lo scrittore significa una nuova casa editrice dove poter pubblicare finalmente il suo libro in versione integrale, senza gli “aggiustamenti” proposti, anzi imposti, dai nuovi arrivati, il racconto tocca il suo acme, inanellando una serie di situazioni tanto grottesche quanto paradossali.

Ma non ve le dico e nemmeno vi dico come va a finire.

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