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Domenica, 20 Set 2026

Snowden, di Oliver Stone, con Joseph Gordon-Levitt, Nicolas Cage, Shailene Woodley, Scott Eastwood, Timothy Olyphant, Zachary Quinto, Joely Richardson, Tom Wilkinson, Melissa Leo, Rhys Ifans, durata 134’, nelle sale dal 24 novembre 2016, distribuito da BIM.

Recensione di Luca Marchetti

Dal 2013, il caso Edward Snowden (già raccontato magistralmente dal documentario Citizenfour di Laura Poitras), insieme allo scandalo Assange-Wikileaks, è stato, allo stesso tempo, una delle spine nel fianco più dolorose e irritanti per l’amministrazione Obama e la scintilla che ha risvegliato in tutto il mondo il dibattito sulla libertà di espressione e sui limiti della nostra privacy.

Snowden, per i pochi che non lo sapessero, è un ex tecnico informatico della CIA che, dopo aver lavorato per anni nelle agenzie antiterroristiche, ha rivelato al mondo una preoccupante e oscena sorveglianza discriminata di massa. Considerato dagli Stati Uniti un vero e proprio traditore, il ragazzo risiede da anni a Mosca, dove ha ottenuto asilo politico.

Com’era logico aspettarsi da lui, Oliver Stone, l’alfiere di battaglie anti-sistema e antagoniste, ha lottato contro tutti e tutto. E' dovuto andare in Europa per ottenere il finanziamento necessario per realizzare l’adattamento cinematografico di questa american story.

Stone, per raccontare l’avventura di Edward, da volenteroso marine a idealista tecnico informatico, disposto a mettere in discussione tutto pur di seguire la propria coscienza, decide di intraprendere la strada più semplice, confezionando il più classico dei biopic.

Appoggiandosi alla misurata interpretazione di Joseph Gordon-Levitt, decisamente monocorde per il ruolo, il cineasta newyorkese, per tutta la durata del film, sviluppa la vicenda nel modo narrativo più scontato e prevedibile. La lenta presa di coscienza di Edward, alternata a una problematica vita sentimentale con la sua compagna (interpretata da Shailene Woodley, l’attrice più vitale del cast), procede stancamente davanti ai nostri occhi, senza scosse o impeti emotivi. I tentativi del regista di sensibilizzare su un argomento decisivo, vanno spesso a vuoto.

Il problema non è, solo, nella difficoltà di trasmettere nel modo più chiaro possibile un sistema complesso come quello dei sistemi di sorveglianza. Stone, infatti, come tutti i militanti accecati da una sana ma confusa rabbia di gridare al mondo le ingiustizie, crea un racconto troppo manicheo, con agenti CIA caricaturali (i poveri Rhys Ifans e Timothy Olyphant) e intrepidi paladini della libertà. Il risultato è una pellicola che, nonostante le ammirevoli pretese, si risolve presto in un banale lavoro a tesi.

Purtroppo la carriera di Stone, ormai, è abbonata a questa evidente incapacità di raccontare il presente. Come avvenuto con il terribile Le belve, thriller sui rapporti ambigui tra la DIA e i cartelli messicani, tratto dal bellissimo libro di Don Winslow, il cineasta dimostra di avere, ancora, una grandissima voglia di portare all’estremo il suo sincero e schematico cinema militante.

Il film, che da oggi sarà nelle sale italiane è, però, la prova che ormai Stone è incapace di trovare i mezzi giusti per continuare su questa strada. Alla fine, la vicenda del suo Snowden rimane solo la storia marginale, lo sfogo ammirevole ma residuale, di un idealista.

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critico cinematografico

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