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Domenica, 08 Feb 2026

In democrazia il popolo è sempre sovrano (Falso!), di Emilio Gentile, Editore Laterza, Roma-Bari, 2016, pp.154, euro 10.

Recensione di Roberto Tomei

L’autore, storico autorevole e noto al grande pubblico soprattutto per i suoi approfonditi studi sul fascismo, che ha esaminato sotto molteplici delle sue manifestazioni, in quest’ultimo volume concentra la sua indagine sui concetti di democrazia e di sovranità, trasmettendoci tutto il suo scetticismo circa la loro attuale validità, ma soprattutto effettività.

L’analisi è condotta “in senso inverso al corso della storia”, cioè partendo dai giorni nostri, che segnano il trionfo della democrazia e la sconfitta dei suoi nemici, per risalire fino al periodo delle origini, ossia alle rivoluzioni democratiche del Settecento, che costituiscono l’inizio della lotta per la sovranità del popolo.

Che il popolo sia stato “desovranizzato” è ormai constatazione comune, dato che un po’ tutti avvertono che è in atto una mutazione della democrazia, proprio quando il numero delle sedicenti democrazie è cresciuto a dismisura, almeno stando al “democratometro” della Freedom House, una fondazione indipendente internazionale con sede a Washington, che nel 1999 ha fatto un confronto con la situazione della democrazia cento anni prima.

Ebbene, nel 1900 vi erano 55 stati indipendenti, ma solo il 12,4 % dell’umanità era governata in modo democratico. Nel 1950, gli stati indipendenti erano 80, e in 22 di essi il 31% della popolazione era governato democraticamente. Cinquant’anni dopo, gli stati indipendenti erano diventati 192, di cui 120 avevano il suffragio universale. Alla fine del Novecento, in definitiva, il 39% della popolazione viveva in società libere, sicché quello passato a ragione è stato definito “il secolo della democrazia”.

Ciononostante, come sottolinea l’autore, “ci sono interi scaffali di libri che indagano i motivi e le cause, prossime e remote, del brusco passaggio della democrazia dal trionfo alla ritirata”. Sì, perché il popolo sovrano è stato ormai ridotto a comparsa occasionale, “che entra sul palco solo per la scena delle elezioni, mentre per il resto del tempo assiste allo spettacolo come pubblico”.

Esso, cioè il popolo, continua a essere riverito e considerato fonte di ogni legittimo potere, ma poi gli attori protagonisti sono i governanti. Uno spettacolo, per restare alla metafora del palcoscenico e della rappresentazione scenografica, tutt’altro che consolante: “prevalgono le oligarchie di governo e di partito, la corruzione nella classe politica, la demagogia dei capi, l’apatia dei cittadini, la manipolazione dell’opinione pubblica, la degradazione della cultura politica ad annunci pubblicitari”.

Poche parole che descrivono una realtà in cui non possiamo non riconoscerci e che fotografano i mali che sono all’origine della perdita di fiducia nelle istituzioni democratiche da parte del popolo sovrano.

Al punto in cui siamo arrivati, perciò, alla democrazia, se vuole sopravvivere, non resta che autocorreggersi, pena lo scivolamento in qualcosa di diverso, poiché “se la democrazia è il potere del popolo sovrano, e il popolo sovrano non ha più potere, la democrazia cessa di esistere o diventa altra cosa da quella che è stata finora. E altra cosa diventa anche il popolo sovrano”.

Difficile dar torto a Gentile, che ci tiene anche a sottolineare che “quando una democrazia è difettiva perché il popolo si sente alienato dalla classe politica e dalla politica, non è sufficiente cambiare la Costituzione e le istituzioni parlamentari per renderla efficiente. Molto più dell’autocrazia, la salute della democrazia dipende dalla qualità delle persone che scelgono i governanti, e soprattutto dalle persone che governano”.

Più chiaro di così!?!

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