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Martedì, 01 Set 2026

Il rischio di fidarsi di Salvatore Natoli, Editore Il Mulino, Bologna, 2016, pp.167, euro 12.

Recensione di Roberto Tomei

Quando ero ragazzo, in una televisione magra di canali qual era quella degli anni sessanta, imperversava la pubblicità di un formaggio, ancora oggi tra i preferiti dagli italiani, che fondava tutta la sua vis attrattiva e persuasiva sul termine “fiducia”.

Confesso che è stata proprio quella pubblicità, che ancora risuona nella testa di tanti italiani, a spingermi ad approfondire la nozione di fiducia, l’oggetto del libro che qui si presenta, che sin dal titolo ne evidenzia il carattere problematico, sottolineando che se fidarsi è, dal punto di vista soggettivo, un’esigenza, da quello oggettivo non esclude da sé il rischio. E, naturalmente, anche la delusione, quando la fiducia è mal riposta, mentre fenomeno oggi molto diffuso è quello della perdita di fiducia, soprattutto nei confronti della politica e delle istituzioni, ciò che avviene quando “le istituzioni e la politica lungi dal rassicurare divengono esse stesse inaffidabili”.

L’autore riconosce la fondatezza del detto comune secondo cui “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio”, ma sottolinea anche come il non fidarsi presupponga un’impossibile autosufficienza, rilevando altresì che, se gli uomini fossero privi di fiducia, inaridirebbe il mondo. Resta il fatto che “se il fidarsi ha pagato in passato, non si vede perché, nonostante le smentite, non ci si debba fidare in futuro. Ma a questo punto la fiducia prende la forma del rischio”. Un rischio che deriva, come ciascuno ha potuto verificare in prima persona, dal fatto che le nostre relazioni sociali sono di soddisfazione ma anche di delusione, di promesse non mantenute, di aspettative tradite. Da qui la necessità di garanzie volte a delimitare i danni della disillusione.

E’ naturale, perciò, che ciò che può motivare alla fiducia più e meglio è l’affidabilità, il cui luogo eminente è l’amicizia, in cui “il fidarsi è un affidarsi, perfino un consegnarsi”. Gli amici si scelgono e una vera amicizia è contrassegnata dalla fiducia, ma è la fides, più in generale, che tiene unita la compagine sociale e l’esempio eloquente di questo è il valore simbolico che essa assume nella religione e nella storia di Roma fin dall’età arcaica. Naturalmente, la fiducia deve essere in ogni caso garantita, e qui entrano in gioco il diritto e, se del caso, la sanzione, ossia le istituzioni preposte ad assicurare che gli uomini non si danneggino, che sono importanti soprattutto nei rapporti “distanti, indiretti, sociali”.

Da qui la necessità che le istituzioni pubbliche siano sane in sé stesse, dato che tocca a loro controllare e sanzionare i comportamenti illegali e devianti presenti nella società. Sono le istituzioni, infatti, che sole possono “rendere coerenti le aspettative tra persone che non si conoscono e che tramite esse possono contrarre patti di lealtà”.

C’è anche, infine, l’eventualità che taluni si abbandonino a Dio, avendo riguardo a una promessa di salvezza e confidando in un mondo futuro liberato dal male. E’ il salto della fede (sola fides).

Tutte queste, dunque, le diverse modulazioni della fiducia esplorate e illustrate nel libro.

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