09. 07. 2020 Ultimo Aggiornamento 08. 07. 2020

Ingv. L'Osservatorio Etneo riapre e "affina" bottiglie di vino a 2813 metri

Categoria: Ingv

Sicuramente è un errore, questo abbiamo pensato nei giorni scorsi nel leggere le news nella home page dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, anche perché, ci siamo detti: che c'azzecca l’Ingv con i vini di alta quota prodotti dalla nota Azienda Vinicola Calcagno di Passopisciaro, frazione del comune di Castiglione di Sicilia?

Ma, ahimè, abbiamo dovuto ricrederci perché la notizia - che “Venerdì 11 novembre, alle 10.00, saranno presentati presso l’Osservatorio di Pizzi Deneri (Linguaglossa-Catania) dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) i risultati del progetto sperimentale Vini d’alta quota. I VINI CALCAGNO A QUOTA 2800’ - era vera e svettava sulle note di stampa che riferivano delle sequenze sismiche in Italia centrale e della prematura scomparsa del collega sismologo Marco Mucciarelli.

È amaro constatare che all’Ingv, l’Ufficio di Comunicazione in testa, non ci si accorga che, ancora una volta, in occasione di eventi sismici è il vino che la fa da padrone.

A nessuno, forse, sono venute in mente le parole pronunciate da Bernardo De Bernardinis, ex vice capo del Dipartimento della Protezione Civile e, al tempo, numero due di Guido Bertolaso, il 31 marzo 2009, durante l’intervista rilasciata al giornalista Gianfranco Colacito. L’intervistatore, a conclusione del colloquio disse: «… intanto ci facciamo un buon bicchiere di vino di Ofena» e De Bernardinis: « … assolutamente, assolutamente, o un Montepulciano di quelli assolutamente doc, diciamo. Mi sembra importante questo».

In un momento come questo, con una sequenza sismica in centro Italia che non accenna ad esaurirsi, con migliaia di persone rimaste senza casa, che dormono in rifugi di fortuna o in alberghi lontani dalla loro residenza abituale, per cui bisogna provvedere ad informare al meglio le popolazioni terremotate, sembra oltremodo fuori luogo che si dia corso ad “iniziative pubblicitarie” che, a nostro parere, e non solo nostro, nulla hanno a che fare con la mission dell’Ingv.

Viene da chiedersi se ci sia la minima comprensione del disorientamento e dell’incredulità che una “iniziativa pubblicitaria” come questa possa provocare nel sentire comune e, maggiormente, tra coloro che sono stati duramente colpiti dal sisma.

Non si può accostare un ente di ricerca come l’Ingv, finanziato con risorse pubbliche, a un marchio commerciale. Nè, tantomeno, con la motivazione del "progetto sperimentale", concedere uno spazio pubblico per fare "affinare" bottiglie di vini di un'azienda privata, neppure in nome di Pasteur, evocato nella locandina di presentazione dell'evento. Non si può, a nostro avviso, sponsorizzare un brand sol perché “Durante la giornata di presentazione, i vini, oggetto della sperimentazione, saranno venduti tramite un’asta di beneficenza e il ricavato sarà devoluto all’INGV, collaboratore del progetto, per la ricerca sul sisma e per l’acquisto di specifici macchinari dedicati al monitoraggio e sorveglianza vulcanica”.

La vendita di poche bottiglie di vino, seppur "maturate" all'interno di un ente pubblico di ricerca vulcanologica, a 2813 metri di quota, sicuramente non concorrerà a far fare un balzo in avanti alle conoscenze sul vulcano Etna ma, piuttosto, potrebbe aprire la strada alle richieste più stravaganti e, in caso di rifiuto da parte dell’ente, dopo questo precedente, occorrerà fornire risposte quanto meno scientificamente credibili.

Poco credibili sono, invece, sia il Direttore dello Osservatorio Etneo che i proprietari della casa vitivinicola Calcagno, allorché hanno affermato che “l’innovativo progetto sperimentale di portata internazionale è senza fini di lucro ...”.

Il Direttore dell’Osservatorio dell’Ingv, perché uomo di scienza, forse non si è reso conto delle ricadute commerciali che una siffatta operazione mediatica può avere sul futuro dell’azienda vitivinicola in questione ma, sicuramente, i fratelli Calcagno, esperti imprenditori, sanno che, con un partner tanto prestigioso quanto inconferente, come l’Ingv, il mondo intero verrà a conoscenza del loro brand e dei risultati del “progetto” Vini di alta quota.

Tutto ciò trova conferma nelle parole di Pietro Galvagno, responsabile digital marketing della Cantina Calcagno, il quale ha affermato che “Il nostro intento era quello di legare i nostri vini al nostro territorio, il più possibile, in questa parte di Sicilia che molti riconoscono giustamente come un terroir unico anche per la produzione vitivinicola”.

Appunto, un terroir che esprime, almeno stando alle guide vinicole più accreditate, almeno 12 aziende nella sola Castiglione di Sicilia, di cui ben 6 nella Frazione Passopisciaro, senza contare tutte quelle nei comuni limitrofi all'Osservatorio come Linguaglossa, che coltivano tutte i loro vigneti tra i 600 e i 1.000 metri di altezza, ma non hanno avuto la possibilità di affinare l'oro rosso etneo in luogo pubblico a 2.813 metri per verificare le teorie di Pasteur. Cosa avranno pensato le altre aziende, alcune davvero molto quotate? Saranno state contattate anch'esse attraverso un avviso pubblico? In caso contrario, perché questa disparità di trattamento? Su questo punto, vorremmo che il legale rappresentante dell'ente (rectius: il Presidente) fornisse una risposta ai nostri lettori.

A riprova che non si volesse ridurre l’iniziativa ad un semplice evento locale ma che si volesse dare allo stesso un risalto nazionale, se non addirittura internazionale, vi è il fatto che il comunicato stampa dell’evento non è stato pubblicato sul sito dell’Osservatorio Etneo bensì sulla home page nazionale dell’Ingv.

E’ appena il caso di ricordare che l’Osservatorio Etneo di Pizzi Deneri, sito nel Comune di Linguaglossa, costruito per ospitare strumentazione scientifica (e non casse di vino), “a seguito dei lavori per il restauro conservativo e l’adeguamento funzionale” (vedere Il Foglietto del 29 settembre 2016), avviati tardivamente all’inizio di settembre scorso, era stato chiuso il 23 di settembre scorso, con un ordine di servizio (Prot. n. 1931) dal Direttore, Eugenio Privitera, per “garantire la sicurezza dei lavoratori” [sic!].

Come conseguenza, erano state interrotte per circa due mesi d’emblée tutte le attività scientifiche, che faticosamente si stava cercando di portare a termine prima del sopraggiungere della stagione invernale. Con lo stesso ordine di servizio era stato incaricato lo “staff” che si occupa della sicurezza, l’ASPP e la RLS, “di verificare nel più breve tempo possibile, se erano state rispettate le norme sulla sicurezza all’interno del cantiere”.

Ad oggi, le attività scientifiche da portare a termine prima dell’inverno sono definitivamente compromesse, nulla è trapelato sulle condizioni minime di sicurezza dell’osservatorio e, ancor più grave, nulla si sa sulla ipotesi di contaminazione da fibre di amianto, sostanza largamente utilizzata per la coibentazione delle cupole dell’osservatorio all’epoca della sua originaria costruzione. Fibre di amianto, forse rimobilizzate a causa “dei lavori per il restauro conservativo e l’adeguamento funzionale”, che hanno portato alla demolizione di alcuni tramezzi interni, per destinare l’uso di parte dei locali dell’Osservatorio al Comune di Linguaglossa.

Sicuramente, tutti i controlli avranno avuto esito negativo, e l’Osservatorio è stato riaperto ad un giorno dall’annunciata conferenza stampa e dalla degustazione e messa all’asta, all’interno dello stesso Osservatorio, dei “particolari” vini "maturati" a quota 2800.

A causa delle avverse condizioni meteo, la conferenza stampa è stata allestita nella confortevole sede dell’Osservatorio Etneo di Piazza Roma a Catania e non presso il suggestivo Osservatorio di Pizzi Deneri. I vini non sono stati messi all’asta. Al riguardo, si è appreso che maggiori informazioni saranno disponibili a breve sul sito della Vini Calcagno.

Forse le condizioni meteo hanno provveduto a garantire la sicurezza degli invitati alla conferenza stampa.

Speriamo che le condizioni metereologiche migliorino prima dell’arrivo dell’inverno, in modo che il prezioso vino venga degustato e le ambite bottiglie, ben "affinate", possano essere recuperate e vendute all’asta di beneficenza per l’acquisto della necessaria strumentazione per il monitoraggio del vulcano.

Da parte nostra, possiamo dire che, anche questa volta, associare vino e terremoti non ci è parsa una scelta saggia.

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Coordinatore nazionale Usi-Ricerca/Ingv

 AGGIORNAMENTI

L'articolo del Foglietto è stato commentato dal settimanale Panorama, dal Fatto Quotidiano e dal sito web di ultimatv canale 87, nota emittente della Sicilia.


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