25. 11. 2017 Ultimo Aggiornamento 24. 11. 2017

“Una questione privata” di Paolo Taviani: il film visto per Il Foglietto

Una questione privata, di Paolo Taviani, con Luca Marinelli, Lorenzo Richelmy, Valentina Bellè, Francesca Agostini, Jacopo Olmi Antinori, Antonella Attili, Giulio Beranek, durata 85’, nelle sale dal 1° novembre 2017, distribuito da 01 Distribution.

Recensione di Luca Marchetti

Beppe Fenoglio, probabilmente, è uno degli autori più importanti e sottovalutati della letteratura italiana. Sicuramente la voce più autorevole nel “Racconto sulla Resistenza”, soprattutto per il decisivo impegno personale nelle lotte partigiane. Le sue opere hanno, però, avuto poche e dimenticate trasposizioni (l'interessante Il partigiano Johnny), forse per la poca “appetibilità commerciale” dei temi affrontati (ancora oggi, i partigiani sono un argomento scomodo, da evitare a tutti i costi, per i produttori meno coraggiosi).

Tocca ai fratelli Taviani impegnarsi in un progetto ambizioso e portare sul grande schermo (dopo una dimenticata versione televisiva di Alberto Negrin) Una questione privata, il libro postumo dell’autore piemontese, la sua opera più sentita.

Il libro, punto chiave del percorso scolastico di molti ragazzi italiani, racconta il viaggio di Milton, partigiano delle Langhe, disposto a tutto per ritrovare il suo amico Giorgio, prigioniero dei fascisti, e chiedergli finalmente del suo rapporto con Fulvia.

Più che l’Italia, la Politica, la Libertà, la stella che guida tutte le azioni del giovane combattente è il ricordo di una ragazza, amore folle di tempi migliori. Fantasma evocato tra le nebbie della memoria, in un clima gotico che si manifesta anche tra le montagne di Milton, più simili alla brughiera inglese dell’amato Cime tempestose che alle Alpi torinesi. Fulvia diventa, così, un’ossessione compulsiva per il giovane, diviso tra ripensarla continuamente, idealizzando ogni momento passato insieme, e scacciarne definitivamente il pensiero, per dedicarsi a una guerra che lo potrebbe vedere ucciso da un momento all’altro.

Il film, come il libro, si concentra sulla parola questione del titolo, enfatizzandone sia la concretezza esclusivamente personale del significato italiano, “la salvezza di Giorgio è cosa mia” sembra gridare in ogni scena il Milton, che le vicinanze lessicali con l’anglosassone quest, ricerca. Soprattutto dal secondo punto di vista (Fenoglio, come il suo protagonista, era un appassionato dell’inglese), si sottolinea il carattere investigativo di un “detective” partigiano che vuole risolvere il suo mistero. La missione del ragazzo - ambientata in un clima asfissiante e sospeso, in cui ogni attimo è pervaso da Morte e Dolore - diventa allora la traiettoria su cui si sviluppa la sua furia di “uomo giusto”, aprendoci a una questione determinabile ma mai risolta: gli sforzi di Milton sono per salvare il suo amico più caro da una fine atroce o sono per confrontarsi definitivamente con il peggiore dei traditori?

Nella Storia dei nostri padri, la questione privata di Milton diventa la chiave più emotiva e folle, quindi umana, per leggere il senso della Resistenza, della lotta al fascismo.

La gelosia, la rabbia e gli amori di Milton, interpretato dal sempre ottimo Luca Marinelli, diventano i modi più chiari e semplici per permettere al pubblico di ricordare il carattere concreto di ogni ragazzo partito in montagna, di ogni figlio caduto tra i prati, salvandoli dalla staticità della retorica nazionale e dei libri di Storia.

Ovviamente, la mano dei fratelli Taviani (causa l’età avanzata di Vittorio, per la prima volta la regia è firmata dal solo Paolo) sente tutto il peso della loro carriera. La loro pellicola, infatti, soffre le molte ingenuità registiche (la nebbia rifatta in computer grafica) e i troppi compromessi degni del cinema italiano più ottusamente autoriale.

Eppure, pur nella sua “vecchiaia”, Una questione privata è un film che vibra di un fascino unico, talmente orgoglioso di essere a-temporale, da coinvolgere totalmente.

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