28. 09. 2020 Ultimo Aggiornamento 27. 09. 2020

Parco dell'Aspromonte, entrate in forte crescita per progetti da realizzare

Categoria: Ambiente & Salute

Il Parco nazionale dell’Aspromonte, istituito con decreto del Presidente della Repubblica del 14 gennaio 1994, si estende in un territorio che comprende 37 Comuni, tutti della Provincia di Reggio Calabria (Africo, Antonimina, Bagaladi, Bova, Bruzzano Zeffirio, Canolo, Cardeto, Careri, Ciminà, Cinquefrondi, Cittanova, Condofuri, Cosoleto, Delianuova, Gerace, Mammola, Molochio, Oppido Mamertina, Palizzi, Platì, Reggio Calabria, Roccaforte del Greco, Roghudi, Samo, San Giorgio Morgeto, San Lorenzo, San Luca, San Roberto, Sant'Agata del Bianco, Sant'Eufemia d'Aspromonte, Santa Cristina d'Aspromonte, Santo Stefano in Aspromonte, Scido, Scilla, Sinopoli, Staiti, Varapodio).

La sede è ubicata a Gambarie di S. Stefano in Aspromonte, località montana del Comune di Santo Stefano in Aspromonte.

Dalla Relazione sul risultato del controllo sulla gestione finanziaria 2018 dei 22 Enti parco nazionali, redatta dalla Sezione controllo Enti della Corte dei conti, trasmessa alle Presidenze del Parlamento lo scorso 9 luglio, si apprende, tra l’altro, che Statuto, Piano del parco, Regolamento e Piano pluriennale economico e sociale risultano tutti approvati ed efficaci, anche se sono in corso le procedure di aggiornamento sia del Piano e che del Regolamento, per le quali l’Ente ha commissionato “specifici progetti guida propedeutici all’affidamento dei servizi di redazione dei nuovi strumenti di programmazione”, sia a soggetti privati che ad istituzioni universitarie (Università della Tuscia e della Calabria) sulla base di accordi ai sensi dell’art.15 della legge 241/90, sostenendo una spesa complessiva di euro 75.200, nel 2019 e di euro 38.000, nel corso del corrente anno.

Sul punto, la Corte dei conti “ribadisce l’esigenza di un costante monitoraggio sull’esecuzione degli incarichi esterni, comportanti una elevata spesa a carico del bilancio dell’Ente, al fine di pervenire in tempi rapidi alla definizione delle procedure di aggiornamento in questione”.

Con decreto del 12 febbraio 2020, il Ministro dell’ambiente ha nominato, per un quinquennio, il nuovo presidente. Il suo predecessore, giunto a scadenza di mandato il 13 agosto 2018, era stato sostituito dal vice Presidente.

Il Consiglio direttivo, nominato a febbraio 2015, dalla scadenza del mandato quinquennale è in attesa della ricomposizione ed agisce in regime di prorogatio. Anche la Giunta esecutiva è in attesa di ricomposizione.

La Comunità del parco è costituita dai Presidenti della Regione Calabria e della Provincia di Reggio Calabria nonché dai sindaci dei 37 comuni, sopra elencati, nei cui territori l’Ente svolge la propria attività istituzionale.

Curioso il contesto del Collegio dei revisori dei conti, a causa della mancata designazione di uno dei tre membri che compongono lo stesso Collegio da parte della Regione Calabria.

Tale situazione, definita una “grave anomalia” dalla Corte dei conti, è stata risolta per ben due volte dal Ministero dell’economia e delle finanze, facendo ricorso all’art. 19, comma 2, del Decreto legislativo n. 123/2011, con la nomina di un Collegio dei revisori straordinario di cui fanno parte solo funzionari dello stesso dicastero. L’ultimo Collegio ordinario è scaduto a dicembre 2014 e, da allora, si sono succeduti due Collegi straordinari, l’ultimo dei quali costituito con decreto del 5 giugno scorso.

Sempre con riguardo al Collegio dei revisori, nella succitata Relazione, la Corte dei conti evidenzia che “i compensi del Collegio dei revisori, per i quali nel precedente referto questa Corte ha rilevato che l’iter procedurale di una precedente rideterminazione, intervenuta nel 2009, non si è mai concluso in conformità a quanto previsto dalla direttiva Pcm del 9 gennaio 2001 e dalla circolare della Pcm del 29 maggio 2001, sono stati nuovamente rideterminati, in aumento con successiva deliberazione del Consiglio direttivo n.20 del 29 aprile 2019”.

Poiché il procedimento in questione versa in una situazione di stallo, la Corte richiama l’attenzione dell’Ente in merito all’obbligo di “provvedere tempestivamente al recupero delle maggiori somme erogate, non spettanti ai sensi della normativa in materia, in vigore ratione temporis (fino alla legge di bilancio 2020) …”.

Le unità di personale in forza all’Ente, alla fine dell’esercizio finanziario 2018, erano pari a 36, di cui 17 di ruolo e 19 con contratto a tempo determinato. Questi ultimi sono lavoratori socialmente utili (Lsu) e di pubblica utilità (Lpu), assunti a far data dal 2 gennaio 2015 e per i quali l'Ente ha ricevuto finanziamenti sia dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali che dalla Regione Calabria. Il Consiglio direttivo dell’Ente, con atto deliberativo del 1° febbraio 2020, ha approvato l’atto di indirizzo finalizzato alla eventuale stabilizzazione a tempo indeterminato del predetto personale ed ha avviato i necessari contatti con la Regione per l’ottenimento dei contributi.

Il Direttore, nominato con decreto ministeriale il 12 luglio 2016, è venuto a mancare il 20 novembre 2019.

In attesa della selezione del nuovo Direttore (il relativo bando è stato pubblicato il 4 febbraio scorso), l’incarico è stato affidato, ai sensi dello Statuto, a un dipendente delegato con decreto vice presidenziale, ratificato con delibera del Consiglio direttivo.

Per lo svolgimento dei compiti istituzionali (vigilanza e controllo del territorio) l’Ente si avvale di unità di personale appartenente al Coordinamento Territoriale Carabinieri per l'Ambiente che, al 31 dicembre 2018, erano pari a 53.

L’esercizio finanziario 2018 dell’Ente si è chiuso con un consistente avanzo (euro 9.295.758), a fronte di un disavanzo di euro 1.755.917 euro registrato nell’annualità precedente. “Tale risultato - osserva la Corte - che interrompe un trend pluriennale di risultati finanziari negativi, è tuttavia riconducibile essenzialmente al risultato della gestione in conto capitale, pari a 8.937.351 euro (era -1.888.808 euro, nel 2017), per l’effetto congiunto dei trasferimenti statali, pari a euro 9.645.244 (con un’incidenza sul totale delle entrate in c/capitale pari al 73,3%) e del sensibile aumento dei trasferimenti regionali, pari a 3.511.203 euro, con un’incidenza sul totale delle entrate in c/capitale pari al 26,7%)”.

Le entrate correnti 2018 dell’Ente derivano per l’81,9 per cento da trasferimenti statali (euro 2.829.213), cui si sono aggiunti quelli regionali, per il 17,5 per cento (euro 605.621). Quelle derivanti dalla “vendita di beni e dalla prestazione di servizi” sono state pari a euro 6.632 (nel 2017, euro 1.826).

Quanto alle spese, quelle per il personale sono state pari ad euro 1.276.453 (+4 per cento, rispetto al 2017). Per attività istituzionali, invece, sono state di euro 1.175.055 (+13,9 per cento, sul 2017), incidendo per il 37,9 per cento sul totale delle spese correnti; quella più consistente è stata relativa alle “spese per monitoraggio habitat e specie”, pari a euro 428.063 (36,4 per cento del totale).

Le uscite in conto capitale, sempre nel 2018, sono state pari a 4.219.096 euro, più del doppio rispetto al 2017.

“Detto incremento - scrive la Corte - è riconducibile principalmente al forte aumento delle spese per ‘acquisizione beni durevoli e opere immobiliari’, che da 1.946.005 euro si portano a 4.200.080 euro. Su tale voce incidono in misura rilevante (68%) le spese impegnate a valere sui finanziamenti POR Calabria FESR/FSE 2014/2020 per il progetto della sentieristica (829.977 euro) e per quello della pista ciclabile (2.030.210 euro)”.

L’avanzo di amministrazione contabilizzato a fine 2018 è aumentato notevolmente, passando da 1.958.226 euro (esercizio 2017) a 12.059.539 euro, per effetto principalmente del notevole incremento dei residui attivi, che sono passati da 152.342 euro a 12.331.156, alimentati per la quasi totalità dai finanziamenti in conto capitale accertati nel 2018.

Al riguardo, per la Corte dei conti ritiene che sia necessaria da parte dell’Ente “maggiore celerità nella realizzazione dei progetti di promozione economica e sociale gestiti dai comuni del territorio, onde evitare la perdita di risorse assegnate”.

Un "lusso" che l’Ente Parco dell’Aspromonte e i Comuni di riferimento non possono certamente permettersi.

(8 – continua)

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