21. 10. 2020 Ultimo Aggiornamento 20. 10. 2020

Ente Parco Dolomiti Bellunesi, persiste annoso contenzioso milionario

Categoria: Ambiente & Salute

Parco dolomiti Bellunesi logo artL’Ente parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi, con sede a Feltre (Belluno), è stato istituito con Dpr 12 luglio 1993 e gestisce l’omomina area protetta, istituita il 20 aprile 1990 e riperimetrata a gennaio 2008.

Il territorio del Parco, costituito da ambienti di media e alta montagna in cui sono ricomprese 8 riserve naturali statali, ricade nella Regione Veneto, interessando 15 comuni (Belluno, Cesiomaggiore, Feltre, Gosaldo, La Valle Agordina, Longarone, Pedavena, Ponte nelle Alpi, Rivamonte, San Gregorio nelle Alpi, Santa Giustina, Sedico, Sospirolo, Sovramonte, Val di Zoldo), tutti ricompresi nella Provincia di Belluno, e 5 comunità montane.

Lo statuto, attuato con decreto ministeriale del 5 luglio 2007, è stato aggiornato dal Consiglio direttivo dell’Ente - al fine di recepire le nuove disposizioni contenute nel Dpr 73/2013 - ed approvato dal Ministero dell’ambiente con decreto del 16 ottobre 2013.

Dalla Relazione sul risultato del controllo sulla gestione finanziaria 2018 dei 22 Enti parco nazionali, redatta dalla Sezione controllo Enti della Corte dei conti, trasmessa alle Presidenze del Parlamento lo scorso 9 luglio, si apprende, tra l’altro, che sono in corso le procedure per l’aggiornamento definitivo del Piano del parco e per l’adozione del Regolamento e del nuovo Piano Pluriennale Economico Sociale (PPES).

Il Presidente, nominato con decreto del Ministero dell’ambiente in data 31 maggio 2010, alla scadenza del quinquennio, a seguito della mancata intesa tra lo stesso Ministero e la Regione Veneto, non è stato rinnovato, e le relative funzioni, nel corso del 2018, sono state svolte dal vice Presidente, nominato dal Consiglio direttivo.

Quest’ultimo organo, nominato a gennaio 2015, a seguito delle dimissioni del vice Presidente e della maggioranza dei consiglieri, è stato sciolto con decreto ministeriale del 7 giugno 2019, con conseguente incarico a un Commissario straordinario che, il 7 agosto dello stesso anno, è stato nominato Presidente a far data dalla ricomposizione del disciolto Consiglio direttivo, avvenuta con decreto ministeriale del 2 dicembre 2019.

La Comunità del Parco è composta dal presidente della Regione Veneto, dal presidente della Provincia di Belluno, dai sindaci dei succitati 15 Comuni e dai Presidenti delle 5 comunità montane nei cui territori sono ricomprese le aree dello stesso Parco.

Il Direttore, nominato con decreto ministeriale del 3 febbraio 2014 per un periodo di tre anni, ha assunto le funzioni in data 5 marzo 2014. A seguito del rinnovo per un ulteriore biennio, il mandato è scaduto il 4 marzo 2019, data dalla quale l’incarico di facente funzioni è stato conferito dal vice Presidente ad un funzionario dell’Ente di Area C, per un periodo di 6 mesi, prorogato allo scadenza per un’analoga durata dal Commissario straordinario, ed ancora per un altro semestre, decorrente dal 1° marzo 2020, con provvedimento del nuovo Consiglio direttivo.

Sempre dalla citata Relazione, si evince che, con atto di citazione emesso in data 21 maggio 2018, la Procura regionale veneta della Corte dei conti ha convenuto in giudizio l’ex Direttore in carica fino al 2013, chiedendone la condanna al risarcimento del danno subito dall’Ente quantificato in complessivi 51.808 euro, per avere svolto incarichi professionali, dal 2005 al 2012, con titolarità di partita Iva, per conto di enti e società in assenza di autorizzazione. Il giudizio si è concluso con la sentenza n. 234/2018, di condanna al pagamento della somma azionata dalla Procura regionale, oltre agli interessi legali e alle spese di giudizio. Avverso tale sentenza, l’ex Direttore ha proposto appello.

Lo stesso ex Direttore, con ricorso notificato in data 29 luglio 2019, ha citato l'Ente a comparire avanti il Tribunale di Belluno - Sezione lavoro - all'udienza del 20 settembre 2019, con la richiesta di pagamento di retribuzioni di risultato relative agli anni 2011/2012/2013, di buoni pasto e per la refusione delle spese legali sostenute in un procedimento penale. L'Ente si è costituito in giudizio. Al riguardo, secondo quanto comunicato dallo stesso Ente alla Corte dei conti, l’ultima udienza, fissata per il giorno 29 novembre 2019, è stata rinviata per la valutazione di una eventuale conciliazione tra le parti.

Sempre in materia di contenzioso, l’Ente parco è tuttora convenuto, assieme alla Regione Veneto, all’Autorità di Bacino, alla Commissione regionale VIA e ai Comuni di Gosaldo e Sospirolo, in una azione risarcitoria milionaria (quantificata in complessivi euro 38.895.371), intentata nei di loro confronti dalla società alla quale era stata rilasciata nel 2009 l’autorizzazione per la realizzazione di una centrale idroelettrica nella Valle del Mis, ricadente all’interno del Parco medesimo.

Poiché la centrale avrebbe comportato un notevole impatto ambientale, il provvedimento autorizzatorio (deliberazione Giunta regionale del Veneto n.4143/2009) venne impugnato dal WWF Italia e da altre associazioni ambientaliste, con ricorso innanzi al Tribunale superiore delle acque, che lo rigettò con sentenza del 16 gennaio 2012. Di diverso avviso fu, invece, la Cassazione che, con sentenza n. 19382 del 2012, dette ragione al WWF e agli altri ricorrenti.

Da lì, l’azione risarcitoria della società appaltatrice, respinta con sentenza n. 79 del 2020, dal Tribunale di Venezia, con condanna al pagamento di 100mila euro di spese legali, ma impugnata innanzi alla Corte di Appello di Venezia, dove è tuttora pendente.

Quanto alle unità di personale alle dipendenze dell’Ente, alla data del 31 dicembre 2018, esse erano pari a 14, di cui 13 di ruolo, con contratto a tempo indeterminato, e una con contratto a termine.

Le funzioni di sorveglianza e custodia del patrimonio naturale protetto del Parco nazionale delle Dolomiti Bellunesi vengono svolte ex lege dal Coordinamento Territoriale Carabinieri per l’Ambiente (CTCA), con un organico di 29 unità.

La spesa per il personale, con esclusione dell’accantonamento per il Tfr, nell’esercizio 2018, esaminato dalla Corte dei conti, è stata di euro 649.107, con un incremento del 2,1 per cento rispetto al 2017 (euro 633.098).

Con riguardo all’attività istituzionale, l’Ente, sempre nel corso dell’esercizio 2018, ha attivato collaborazioni con enti locali e con soggetti pubblici, privati ed associativi, interessati a condividere le proprie finalità negli ambiti della conservazione, tutela e valorizzazione dei beni comuni, nonché nella promozione dello sviluppo sostenibile del territorio. Ha, inoltre, effettuato iniziative con le sezioni del Club Alpino Italiano (CAI) attive nell'area protetta. In occasione degli eventi atmosferici di fine ottobre 2018, che hanno interessato il territorio del Parco, l’Ente ha dovuto far fronte ad una serie di interventi di emergenza, per sistemare le situazioni maggiormente critiche.

Sempre nel corso del 2018, l’Ente ha dato attuazione alle schede progettuali del piano di azione della Carta europea per il turismo sostenibile (CETS), tra le quali la certificazione delle aziende turistiche, che si è conclusa con la consegna dell'attestato CETS a 20 aziende turistiche; ha, inoltre, concluso il monitoraggio delle popolazioni di marmotta (a dieci anni dalla conclusione del progetto di ripopolamento) e, a seguito di accordo con le principali società scientifiche italiane e istituti universitari, ha avviato il monitoraggio delle specie di flora, di fauna e degli habitat inseriti nella Direttiva 92/43/CEE.

L’Ente, infine, oltre ad aver curato, per il 25° anniversario del Parco, eventi istituzionali, culturali, ricreativi, che hanno riscosso un notevole afflusso di pubblico, ha effettuato attività di monitoraggio del patrimonio faunistico e attività di gestione dell'ittiofauna, attraverso l'esercizio del prelievo selettivo, in collaborazione con i locali bacini di pesca, ed ha proseguito le attività di ripopolamento di trota marmorata, in alcune valli del Parco, in collaborazione con l'Università di Torino.

Quanto alla gestione finanziaria, l’esercizio 2018 si è chiuso con un disavanzo di euro 396.908 euro, ridottosi rispetto al 2017, quando il saldo negativo, era stato di euro 519.793.

Il Collegio dei revisori dei conti ha accertato, comunque, la sussistenza dell'equilibrio di bilancio in quanto la copertura del disavanzo è stata assicurata dall'avanzo di amministrazione, risultato pari ad euro 1.692.537.

I trasferimenti statali a favore dell’Ente, nell'esercizio in esame, sono stati di euro 1.510.367, pari al 94,4 per cento del totale delle entrate correnti. Le entrate derivanti dalla “vendita di beni e prestazione di servizi” sono state pari ad euro 11.170 (+4,1 per cento, rispetto al 2017).

Il conto economico si è chiuso con un avanzo di euro 206.208, mentre nel 2017 il dato positivo era stato di euro 1.087.186 euro.

In crescita del 3,5 per cento, infine, il patrimonio netto, passato da euro 5.928.911, nel 2017, a euro 6.135.119, alla fine del 2018.

(12 - continua)

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