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Martedì, 17 Feb 2026

di Roberto Tomei

Quando si evoca il Carnevale, la mente corre a Rio de Janeiro, Venezia e Viareggio.

Da qualche tempo, però, anche la capitale d'Italia sta cercando di rilanciare il suo, una manifestazione già esistente nel Medioevo e che ha avuto il periodo di massimo fulgore nella Roma papalina.

Trasferito dal XV secolo nell'attuale via del Corso (già via Lata), è qui che nell'Urbe il Carnevale celebra ancora i suoi fasti.

Poiché tra maschere e balli, frizzi e lazzi, vi si tengono anche esibizioni di arti equestri, il Cra – come si apprende dal suo sito web - ha pensato bene di essere presente, schierando propri cavalli, con "l'obiettivo di far conoscere le attività di allevamento del Lipizzano", da esso condotte.

Non vedremo "a cavallo di un caval" il presidente Alonzo, dato che egli interverrà alla manifestazione rilasciando soltanto una "intervista tecnica", volta ad illustrare la caratteristiche che contraddistinguono i lipizzani allevati dal Cra presso il Centro di ricerca di Tormancina, dove ha sede l’Ascal (Allevamento statale del cavallo lipizzano), costituito da cavalli interamente discendenti dai riproduttori allevati a Lipizza prima del 1915 e dove si conservano Libri Genealogici originali risalenti al 1816.

Un vecchio adagio - che però, stando a Omero, fa a pugni con l'esperienza dei Troiani - dice che "a caval donato non si guarda in bocca".

Il Comune di Roma, quale promotore della manifestazione, avrà perciò senz'altro dichiarato di apprezzare la generosa offerta dell'ente di via Nazionale.

La domanda che sorge spontanea, però, è che c'azzecca il Cra - che è un ente pubblico di ricerca - col Carnevale?

Nell'incessante avvicendarsi di leggi e leggine, non sappiamo se all'ente vigilato dal Mipaf sia stato affidato anche il compito di intervenire con propri cavalli, e magari cavalieri, forse addirittura mascherati, a una baldoria "scaccia pensieri" come il Carnevale.

Se così non fosse, a legislazione invariata forse si è ragionato per analogia: se il Cra va alla Fiera agricola di Verona, ben può partecipare anche al Carnevale di Roma.

Certo, qualche affinità ci sarà pure, ma il Carnevale non è proprio come una Fiera.

In ogni caso, se tale orientamento dovesse prevalere, il Cra dovrà cominciare ad organizzarsi per non far mancare la sua presenza quanto meno a Venezia e a Viareggio, se non addirittura a Rio de Janeiro, città che, per la celebrazione del Carnevale, non sono seconde a nessuno.

E' vero che "A Carnevale ogni scherzo vale", ma un ente pubblico, per di più di ricerca, non può permettersi disparità di trattamento nei confronti di città che hanno fatto la storia del Carnevale e tra le quali non può essere certo ignorata Ivrea, dove la manifestazione, come noto, è caratterizzata dalla Battaglia delle Arance, che potrebbe consentire al Cra di far conoscere le ultime tecniche di “propagazione, conservazione, selezione e costituzione di nuove varietà di colture tipiche dell’ambiente mediterraneo, in particolare agrumi …”, messe a punto nel proprio Centro di ricerca per l’agrumicoltura.

Ma forse a Ivrea il Cra non ci andrà mai. Per la mancanza di personale disposto a salire sul carro.

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