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Mercoledì, 18 Feb 2026

di Alex Malaspina

Grazie a un parere dell’Avvocatura dello Stato, i vertici dell’Istituto nazionale di statistica hanno deciso la ripresa dei lavori di ristrutturazione della sede centrale di via Balbo, di proprietà del Demanio, ma da oltre ottant’anni in uso gratuito all’ente, sul quale ricade l’onere della manutenzione dello stabile.

A dare notizia dell’imminente riapertura del cantiere è stato lo scorso 8 aprile il cda dell’Istituto. Lo stop era giunto proprio all’indomani dell’insediamento di Giovannini in via Balbo, ad agosto del 2009, quando era diventata di pubblico dominio la notizia, data dal Foglietto, secondo la quale l’Istat, dopo aver sottoscritto (a dicembre 2004 e aprile 2009) due convenzioni con il Provveditorato alle opere pubbliche del Lazio, che si era impegnato a far eseguire i lavori in nome e per conto dello stesso Istat, aveva posto sui lavori medesimi - a seguito di specifica richiesta da parte dell’ente - il vincolo della secretazione, con la conseguenza che i due appalti, da circa sette milioni di euro cadauno, erano stati affidati dallo stesso Provveditorato con una gara informale alla società Igit spa, all'epoca amministrata da Bruno Ciolfi (successivamente coinvolto, assieme ad Angelo Balducci, Diego Anemone, Guido Bertolaso e altri, in una maxi inchiesta penale per gli appalti dei Grandi Eventi, a dicembre scorso trasferita, con sentenza del 21 dicembre 2012, dal Tribunale di Perugia a quello di Roma).

Il blocco del cantiere in via Balbo era divenuto operativo per il secondo dei due appalti e ciò in quanto il primo, nel secondo semestre del 2009, era stato praticamente concluso e aveva riguardato anche il rifacimento del pavimento della stanza del presidente, anch’esso ristrutturato sotto secretazione, come se dovesse custodire chissà quale segreto di Stato.

Ora i lavori dovrebbero ripartire, anche se resta intatto il dubbio – almeno fino a quando non verrà reso noto il parere dell’Avvocatura - circa la legittimità della procedura di secretazione che, nella storia dell’Istat, non ha precedenti e non sembra avere credibile giustificazione, a meno che non si vogliano considerare segreto di Stato le statistiche!

Il tutto mentre da più di sei anni versa in uno stato di totale abbandono il terreno, costato all’Istat oltre 13 milioni di euro, sul quale sarebbe dovuta nascere, nel quartiere romano di Pietralata, la sede unica dell’ente.

Si tratta di spese che a molti sembrano incomprensibili, non solo per la grave crisi che attanaglia il paese, ma anche perché a farle è un ente, interamente sovvenzionato dal contribuente, che certamente non naviga nell’oro ma che anzi ha chiuso in profondo rosso  (per circa 55 milioni di euro) gli esercizi finanziari 2009, 2010 e 2011. Circostanza che avrebbe dovuto comportare ex lege il commissariamento dell’ente, così come evidenziato non solo dal nostro giornale ma anche dalla Corte dei conti nella sua recente Relazione sulla gestione dell’Istituto presieduto da Giovannini.

Infine, da segnalare che la vicenda dell'intervento dei Vigili del Fuoco all'Istat, già oggetto di alcuni articoli del Foglietto, è stata ripresa dal settimanale L'espresso di questa settimana.

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